Riforma tecnici, la FLC CGIL deposita emendamento per rinviare tutto al 2027/28: "Cresce il malessere nelle scuole"

Riforma tecnici, la FLC CGIL deposita emendamento per rinviare tutto al 2027/28: "Cresce il malessere nelle scuole"

La riforma degli istituti tecnici deve partire a settembre 2026, dalle classi prime. I nuovi quadri orario sono stati pubblicati il 9 marzo con il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026. Ma le scuole stanno inserendo i dati degli organici nel sistema informatico SIDI senza sapere ancora quali classi di concorso corrispondono alle nuove discipline. L'incontro del 17 marzo tra il Ministero e i sindacati — convocato proprio per chiarirlo — è stato rinviato senza una nuova data. E la FLC CGIL ha depositato un emendamento formale per chiedere che l'intera riforma slitti di un anno, al 2027/28. Non è un comunicato di routine: è un segnale che qualcosa, nei tecnici, si è inceppato.

La riforma dell'istruzione tecnica è una delle riforme previste dal PNRR — e quindi vincolata a scadenze europee — e rientra nel disegno del ministro Valditara di avvicinare la scuola al mondo del lavoro, rafforzare la filiera tecnica e far dialogare gli istituti con gli ITS Academy e le imprese del territorio. Obiettivi dichiarati condivisibili. Il problema è il metodo e i tempi: una riforma strutturale che cambia indirizzi, quadri orario, discipline e organici, pubblicata a pochi mesi dall'avvio e senza ancora il decreto che dice ai presidi chi può insegnare cosa.

Il nodo che paralizza le scuole: le classi di concorso mancanti

Questo è il cuore del problema operativo. La riforma introduce nuovi "ambiti disciplinari" che accorpano materie diverse. Ad esempio, il nuovo ambito "Scienze sperimentali" raggruppa Scienze della Terra, Biologia, Chimica e Fisica. Ma il decreto non dice quale classe di concorso — cioè quale tipologia di professore — deve insegnare in questo ambito. La scelta, per ora, è affidata ai singoli istituti, che devono inserire gli organici nel SIDI senza avere un riferimento normativo chiaro.

Il risultato pratico è che molti dirigenti scolastici si trovano a dover decidere — con effetti concreti su chi perde il posto e chi lo mantiene — in assenza delle indicazioni che il Ministero avrebbe dovuto fornire prima. L'ANP, l'associazione dei presidi, ha scritto una nota formale al MIM chiedendo tre cose urgenti: la pubblicazione delle nuove classi di concorso, le linee guida per l'attuazione e tempi congrui per la formulazione degli organici. La risposta è stata il rinvio dell'incontro del 17 marzo, che la FLC CGIL ha definito "un segnale di evidente difficoltà" da parte del Ministero.

Cosa cambia davvero con i nuovi quadri orario: i tagli materia per materia

Al di là del caos organizzativo, la lettura dei nuovi quadri orario rivela tagli significativi su alcune discipline specifiche. I numeri sono precisi e documentati.

La geografia è la materia più colpita. Nel settore tecnologico-ambientale compare con una sola ora settimanale nel primo anno — praticamente eliminata. Nel settore economico le ore passano da sei a tre nel biennio. Negli istituti tecnici turistici scompare del tutto nel triennio. L'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia ha denunciato il paradosso: la riforma si propone di formare studenti capaci di comprendere mercati globali, reti logistiche e dinamiche geopolitiche, ma taglia proprio la disciplina che dovrebbe sostenerli in questo.

Le Scienze integrate nel settore tecnologico-ambientale passano complessivamente da 528 ore a 297 ore lungo il quinquennio: una perdita di 231 ore. L'italiano e la seconda lingua comunitaria subiscono riduzioni più contenute ma ugualmente segnalate da Gilda e FLC CGIL come lesive della formazione di base. Nel triennio finale la cosiddetta "area di indirizzo flessibile" — che ogni scuola gestisce autonomamente fino al 30% del percorso — potrebbe assorbire ulteriori ore delle materie generali a favore di quelle professionalizzanti, ma la decisione spetta ai singoli collegi docenti.

Complessivamente, secondo le elaborazioni della FLC CGIL, la riforma comporta una contrazione di circa 561 ore complessive lungo il quinquennio: 132 nel primo biennio, 198 nel secondo biennio, 231 nel quinto anno.

Le cattedre a rischio: perdenti posto e soprannumerari

Dietro i numeri delle ore c'è un effetto diretto sulle cattedre. Meno ore di geografia significa meno docenti di geografia. Meno ore di scienze integrate significa che alcune classi di concorso scientifiche avranno organici ridotti. La Gilda degli Insegnanti parla di "rischio concreto di soprannumerari e perdita di titolarità" per i docenti delle classi di concorso più colpite dai tagli.

Il problema è aggravato dalla tempistica: le iscrizioni alle classi prime per l'anno 2026-2027 si sono già concluse prima che i nuovi quadri orario venissero pubblicati. Gli studenti e le famiglie hanno scelto l'indirizzo senza poter conoscere il piano di studi aggiornato. La FGU ha denunciato questo aspetto come una violazione della trasparenza verso le famiglie: "Si è emanato il provvedimento con i quadri orario e le discipline dopo la conclusione delle iscrizioni, non permettendo agli studenti di scegliere con consapevolezza i nuovi percorsi."

La mossa della FLC CGIL: l'emendamento al decreto PNRR

In questo contesto la FLC CGIL ha fatto una mossa tecnica precisa. Non si è limitata a protestare: ha identificato lo strumento normativo disponibile e ha chiesto di usarlo. L'emendamento richiesto riguarda il Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, che contiene misure per l'attuazione del PNRR e che è attualmente in fase di conversione parlamentare. Inserire in quel decreto una norma che posticipa l'avvio della riforma dei tecnici all'anno scolastico 2027-2028 è tecnicamente possibile e, secondo il sindacato, sarebbe sufficiente per risolvere il problema senza bloccare l'impianto complessivo della riforma.

La stessa richiesta è arrivata anche dalla Federazione Gilda-Unams, che ha scritto ai presidenti della Commissione Cultura della Camera e del Senato. L'obiettivo dichiarato da entrambe le organizzazioni è lo stesso: ottenere il tempo necessario per completare i lavori sulle classi di concorso, consentire ai collegi docenti di deliberare con un quadro normativo completo, e permettere agli studenti e alle famiglie che si iscriveranno alle prime classi nell'autunno 2026 di scegliere l'indirizzo sapendo cosa troveranno.

Il Ministero: parziale marcia indietro, ma non il rinvio

Il MIM ha risposto con una circolare operativa — la n. 1397 del 19 marzo 2026 — che fornisce alcune indicazioni alle scuole per gestire la fase transitoria. La FLC CGIL l'ha definita "parziale ma insufficiente marcia indietro": una semplice circolare che cerca di rattoppare i buchi lasciati aperti da un decreto ministeriale, senza però spostare la data di avvio della riforma. Per i sindacati questa soluzione "lede l'autonomia scolastica" perché affida ai singoli istituti decisioni che spetterebbero al Ministero.

La posizione di Valditara, per ora, è quella di andare avanti. La riforma è vincolata agli obiettivi PNRR e un rinvio formale richiederebbe un confronto con Bruxelles sulle scadenze. Ma il fatto che l'incontro con i sindacati sia stato rinviato senza nuova data, che l'ANP dei presidi chieda tempi congrui, che i collegi docenti di molti istituti abbiano già approvato mozioni contrarie, e che perfino l'associazione dei dirigenti scolastici si sia schierata chiedendo al Ministero di "adattare il sistema alla riforma e non il contrario" — tutto questo dipinge un quadro in cui il settembre 2026 rischia di essere un avvio caotico invece che un rilancio ordinato dell'istruzione tecnica italiana.

Vincenzo Schirripa

Autore di NewsIstruzione