GPS 2026: proroga possibile ma il Ministero non sembra voler cedere
Mentre le domande si avvicinano alla scadenza del 16 marzo, cresce il malcontento tra i docenti. Il nodo è sempre lo stesso: le certificazioni informatiche e i chiarimenti arrivati troppo tardi. Ma c'è anche dell'altro.
Siamo all'ultimo giorno utile. La finestra per aggiornare le Graduatorie Provinciali per le Supplenze si chiude questa sera alle 23:59, e il mondo della scuola italiana non ha ancora smesso di sperare in uno slittamento. Una speranza che, va detto subito, non trova al momento alcun riscontro in provvedimenti ufficiali.
La questione non è nata dal nulla. L'Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026, firmata dal Ministro Valditara, ha introdotto regole sostanzialmente nuove per il biennio 2026-2028, lasciando poco più di tre settimane di tempo per adeguarsi. Tra le novità più impattanti, l'obbligo di presentare certificazioni informatiche rilasciate esclusivamente da enti accreditati da Accredia, conformi ai framework europei DigComp 2.2 o DigCompEdu, con un punteggio massimo rivisto al rialzo fino a 4 punti. Un cambiamento significativo, che ha colto di sorpresa chi possedeva già certificazioni conseguite con criteri diversi.
Il problema: chiarimenti tardivi su regole nuove
Il vero problema non è stata la novità in sé, ma la gestione temporale. I chiarimenti ufficiali del MIM su quali certificazioni fossero effettivamente valide — distinguendo tra titoli già inseriti nei bienni precedenti e quelli presentati ex novo — sono arrivati qualche giorno dopo l'apertura della piattaforma, avvenuta il 23 febbraio. Chi in quel momento stava ancora cercando di capire se il proprio titolo fosse riconoscibile o meno si è trovato in una posizione scomoda: o inviare la domanda rischiando di perdere punti, o attendere i chiarimenti e ridursi all'osso del tempo disponibile per ottenere una nuova certificazione.
Questa compressione dei tempi ha alimentato le richieste di proroga, che non sono rimaste solo nei forum di settore ma hanno iniziato a circolare anche tra le organizzazioni sindacali, pur senza sfociare — almeno fino ad oggi — in vere e proprie mobilitazioni formali.
L'argomento più solido a favore della proroga: la graduatoria verrà comunque ridefinita
C'è però una considerazione che non viene abbastanza valorizzata nel dibattito pubblico e che merita attenzione.
L'Ordinanza prevede la possibilità di inserirsi nelle GPS con riserva per chi sta ancora conseguendo titoli abilitativi — come i percorsi da 60 CFU — con scioglimento della riserva entro il 30 giugno 2026. Il problema non è se questi docenti riusciranno a concludere il percorso in tempo: la riserva esiste proprio per tutelarli. Il nodo è un altro: molte università hanno attivato i corsi in ritardo rispetto alla pubblicazione dell'ordinanza, il che significa che una quota rilevante di candidati presenterà domanda oggi senza un punteggio definitivo. Al 30 giugno, una volta sciolte le riserve, la graduatoria dovrà comunque essere rielaborata e ridefinita.
Se dunque il processo di costruzione delle graduatorie è strutturalmente destinato a passare per due fasi — marzo e poi giugno — l'argomento secondo cui una proroga metterebbe a rischio le nomine di settembre perde parte della sua forza. I tempi si dilaterebbero comunque, indipendentemente dalla scadenza di oggi.
A questo si aggiunge il tema delle certificazioni informatiche. Molti docenti che avrebbero tutto l'interesse a conseguire una certificazione riconosciuta da Accredia non sono riusciti a farlo nei tempi ristretti tra la pubblicazione dell'ordinanza e la chiusura delle domande. Non per disorganizzazione personale, ma perché gli enti certificatori stessi — travolti dalle richieste — non hanno avuto la capacità di garantire sessioni d'esame sufficienti in così poco tempo.
Uno slittamento non è del tutto impossibile
Guardando ai precedenti, il Ministero non è sempre stato irremovibile sulle scadenze GPS. Nel 2024, la chiusura delle domande fu posticipata di due settimane per venire incontro a chi stava completando i percorsi abilitanti da 30 CFU: una motivazione straordinaria, certo, ma che dimostra come il rinvio non sia uno scenario del tutto teorico.
Anche oggi esistono condizioni che potrebbero tecnicamente giustificarlo. Se la piattaforma Istanze Online dovesse andare in difficoltà nelle ore conclusive — scenario non raro nelle scadenze ad alto traffico — un rinvio diventerebbe quasi obbligatorio per non ledere il diritto di partecipazione.
Ma il Ministero non sembra intenzionato a farlo
La posizione che filtra dall'amministrazione è chiara: la scadenza regge. Le ragioni ufficiali sono concrete: ogni giorno di ritardo si traduce in meno tempo per gli Uffici Scolastici Provinciali, che devono verificare migliaia di istanze prima di pubblicare le graduatorie provvisorie e quelle definitive. Una proroga sposterebbe il problema in avanti, comprimendo una fase già delicata del calendario scolastico.
Eppure, come si è visto, questa argomentazione appare meno solida di quanto sembri: se la graduatoria dovrà comunque essere aggiornata a giugno per lo scioglimento delle riserve sui titoli abilitativi, il rischio di slittare le nomine di settembre esiste indipendentemente da ciò che accade oggi. Sarebbe stato forse più coerente, sin dall'inizio, strutturare una finestra temporale più ampia per le domande, tenendo conto della complessità normativa introdotta dallo stesso Ministero.
Cosa fare adesso
In assenza di comunicazioni ufficiali, l'unico riferimento certo resta la scadenza di oggi. Chi non ha ancora inviato la domanda dovrebbe farlo senza ulteriori attese, ricordando che fino alla chiusura definitiva del sistema è comunque possibile annullare l'invio, correggere i dati e reinviare l'istanza. Una flessibilità utile soprattutto nell'eventualità — non garantita — di un rinvio comunicato in extremis.
La sensazione generale è che il Ministero voglia mandare un segnale di discontinuità rispetto a una certa abitudine ai rinvii dell'ultimo minuto. Un obiettivo comprensibile in linea di principio, ma difficile da sostenere quando le stesse regole introdotte dall'amministrazione non hanno dato ai docenti il tempo materiale per adeguarsi.