L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nelle aule scolastiche non è più una prospettiva futura, ma una realtà consolidata che, in questa estate 2026, anima profondamente il dibattito educativo in vista della riapertura di settembre. Vincenzo Schettini, il docente di fisica diventato un punto di riferimento per milioni di studenti grazie al progetto "La fisica che ci piace", ha espresso parole durissime sui rischi legati a un uso precoce e non mediato delle nuove tecnologie da parte dei bambini, definendo l'abuso dell'IA un potenziale "suicidio mentale".
In un lungo bilancio tracciato dopo oltre vent'anni di carriera dietro la cattedra, Schettini riflette su come sia cambiato il modo di apprendere e, soprattutto, di insegnare. Se da un lato la tecnologia ha abbattuto le barriere della divulgazione, dall'altro l'automazione del pensiero rischia di compromettere le basi dello sviluppo cognitivo nelle fasce d'età più giovani.
Il rischio dell'atrofia cognitiva secondo Schettini
Il nucleo della critica di Schettini, emerso in una recente intervista rilasciata a Vanity Fair e tornata al centro dell'attenzione mediatica, riguarda la delega totale del pensiero alle macchine. Secondo il professore, se un bambino smette di fare lo sforzo di comprendere, sintetizzare e creare perché "c'è un'app che lo fa al posto suo", il danno potrebbe essere irreversibile.
"L’intelligenza artificiale per i bambini è un rischio di suicidio mentale", ha dichiarato con fermezza. Il concetto di "suicidio" non è usato con leggerezza, ma per indicare la morte della curiosità e della capacità analitica. Quando il processo di apprendimento viene privato della fatica, viene meno anche la strutturazione delle connessioni neurali fondamentali per il pensiero critico. Nel 2026, con l'IA generativa integrata in quasi ogni dispositivo, il rischio di una "generazione passiva" è diventato una preoccupazione centrale per il corpo docente italiano.
Vent'anni di scuola: dalla lavagna ai social
Ripercorrendo il suo viaggio iniziato quasi due decenni fa, Schettini osserva come la figura del docente sia stata investita da una trasformazione radicale. Se un tempo il professore era l'unica fonte del sapere, oggi deve competere con un sovraccarico informativo senza precedenti. Tuttavia, la sua ricetta non è il rifiuto del progresso, ma una sua umanizzazione.
Per Schettini, la scuola deve rimanere il luogo dell'esperienza fisica ed emotiva. La sua stessa carriera dimostra che la tecnologia, se usata come strumento di potenziamento e non di sostituzione, può fare miracoli. Ma la distinzione tra "strumento" e "sostituto" è sottile:
- Lo strumento: aiuta a visualizzare concetti complessi (come le leggi della fisica attraverso i video).
- Il sostituto: risolve il problema al posto dello studente, eliminando il ragionamento.
Il ruolo del docente nell'era dell'IA
In questo scenario, quale deve essere il compito dell'insegnante nel 2026? Secondo il "prof della fisica", la sfida non è più spiegare cosa sia una formula, ma insegnare a interrogare i dati. Il docente deve trasformarsi in un mentore critico che guida gli alunni a distinguere tra una risposta generata da un algoritmo e una verità scientifica validata.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha recentemente aggiornato le linee guida sull'uso delle tecnologie digitali, cercando di bilanciare innovazione e tutela. Per approfondire le normative vigenti sulla digitalizzazione scolastica, è possibile consultare la sezione dedicata sul sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Cosa fare adesso: consigli per genitori e insegnanti
Mentre le famiglie si godono le ultime settimane di vacanza prima del rientro in aula fissato per metà settembre, il monito di Schettini invita a una riflessione pratica sulla gestione del tempo digitale dei minori. Ecco alcuni punti chiave emersi dal dibattito attuale:
| Ambito | Azione Consigliata |
|---|---|
| In famiglia | Limitare l'accesso a strumenti di IA generativa per i compiti a casa fino alla scuola secondaria di primo grado. |
| In classe | Promuovere il "debriefing": chiedere agli studenti di spiegare il processo logico seguito, non solo il risultato. |
| Metodologia | Alternare momenti di alta tecnologia a laboratori manuali e fisici per mantenere il contatto con la realtà. |
In conclusione, la posizione di Vincenzo Schettini non è una crociata contro la modernità, ma un richiamo alla responsabilità educativa. La scuola del 2026 è chiamata a proteggere la risorsa più preziosa degli studenti: la loro capacità di pensare in modo autonomo, libero e, se necessario, faticoso.
Foto di copertina: Mg5150 — CC0, via Wikimedia Commons




