Il calo demografico sta ridisegnando la mappa della scuola italiana, minacciando la sopravvivenza dei plessi scolastici soprattutto nelle aree interne, montane e meno popolate. Per rispondere a questa emergenza, l'INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e l'OECD Centre for Skills dell'OCSE hanno avviato una collaborazione internazionale strategica. L'obiettivo è riorganizzare i sistemi di istruzione e di apprendimento permanente da qui al 2040, garantendo servizi educativi di qualità e sostenibili anche dove la popolazione scolastica è in forte calo.

L'iniziativa è entrata nel vivo con un workshop bilaterale tenutosi a Parigi il 17 e 18 settembre scorsi, a cui ha partecipato una delegazione di ricercatori dell'istituto italiano guidata dal Presidente di INDIRE, Francesco Manfredi. L'incontro ha segnato l'avvio formale di un percorso di ricerca e sperimentazione che punta a superare la logica dei tagli lineari, proponendo modelli organizzativi innovativi capaci di tutelare il diritto allo studio nei territori più isolati.

Oltre i numeri: una nuova idea di rete scolastica

La sfida della denatalità non può essere affrontata semplicemente chiudendo le scuole che non raggiungono il numero minimo di iscritti. Durante i lavori a Parigi, gli esperti si sono confrontati su come strutturare un sistema educativo che metta al centro il territorio in chiave sistemica. L'idea chiave emersa dal confronto è che la scuola non debba essere considerata un elemento isolato, ma debba integrarsi strettamente con le altre politiche locali: welfare, trasporti, sanità e servizi per l'impiego.

In questo scenario, un contributo significativo è arrivato da Anna Cristina D’Addio, Chief of Education Policy del Global Education Monitoring Report di UNESCO. D'Addio ha sottolineato come la bassa densità demografica non sia solo una questione di numeri.

  • L'andamento e la dispersione geografica della popolazione;
  • Le distanze fisiche e la carenza di collegamenti e trasporti;
  • Le condizioni socio-economiche delle famiglie e la connettività digitale;
  • La disponibilità di docenti qualificati e la necessità di nuove competenze professionali;
  • I modelli di finanziamento delle istituzioni scolastiche.

Per queste ragioni, l'attenzione si sta spostando dalla singola scuola fisica alla creazione di una rete territoriale di servizi educativi. L'obiettivo è capire come garantire equità e qualità dell'insegnamento anche quando gli studenti e le opportunità di apprendimento sono distribuiti su aree geografiche molto vaste.

I "tiers-lieux": il modello francese dei luoghi multifunzionali

Tra le soluzioni concrete analizzate durante il workshop, particolare interesse ha suscitato l'esperienza dei tiers-lieux (letteralmente "luoghi terzi"), presentata da Nicolas Potdefer del Ministero del Lavoro francese nell'ambito del programma nazionale DEFFINOV.

Si trata di spazi multifunzionali e condivisi, aperti alla comunità, dove convivono attività diverse: dal lavoro agile alla formazione professionale, dall'innovazione tecnologica alle attività sociali e culturali. Questi luoghi fungono da veri e propri presìdi territoriali per l'apprendimento e l'inclusione.

  • Avvicinare l'offerta formativa ai cittadini, riducendo la necessità di lunghi spostamenti;
  • Favorire la collaborazione tra scuole, ente di formazione, imprese locali, associazioni e istituzioni;
  • Ottimizzare l'uso delle infrastrutture esistenti, rendendole sostenibili dal punto di vista economico.

Questo modello rappresenta una potenziale fonte di ispirazione anche per le aree interne italiane, dove la scuola può trasformarsi in un centro civico attivo oltre l'orario delle lezioni, offrendo servizi formativi anche alla popolazione adulta in un'ottica di apprendimento permanente (lifelong learning).

Cosa cambia per la scuola italiana

Un aspect centrale emerso dal confronto riguarda la governance multilivello. La riorganizzazione delle scuole nei territori a rischio spopolamento non può essere delegata esclusivamente ai singoli dirigenti scolastici o alle amministrazioni comunali. È necessaria un'azione coordinata che veda la partecipazione attiva del Ministero dell'Istruzione e del Merito, degli Uffici Scolastici Regionali (USR), delle Regioni e delle comunità locali. Solo attraverso un'integrazione reale dei servizi — che colleghi il tempo scuola con i trasporti locali e le attività di welfare — si potrà evitare l'abbandono dei territori da parte delle famiglie giovani, garantendo al contempo la stabilità e la qualità del servizio scolastico.

La scommessa per i prossimi anni sarà quella di passare dalle singole sperimentazioni locali a un modello strutturato e replicabile su scala nazionale. Per i docenti, i dirigenti scolastici e gli enti locali, questo significa prepararsi a una gestione più flessibile della didattica e degli spazi, dove la tecnologia, la cooperazione tra comuni limitrofi e l'integrazione dei servizi diventeranno gli strumenti principali per contrastare l'isolamento culturale e geografico.

Per approfondire i dettagli e seguire gli aggiornamenti sul progetto di ricerca, è possibile consultare la nota ufficiale sul sito dell'INDIRE.