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Stipendi docenti 2026: potere d'acquisto giù del 10%, i prezzi corrono più veloci degli aumenti contrattuali

Stipendi docenti 2026: potere d'acquisto giù del 10%, i prezzi corrono più veloci degli aumenti contrattuali

Il Rapporto Istat 2026: lo stipendio vale meno

Tra il 2019 e la fine del 2025 i prezzi al consumo in Italia sono aumentati del 23%, mentre le retribuzioni contrattuali del comparto scuola e della Pubblica Amministrazione si sono fermate al 13,2%: una perdita di potere d'acquisto che, secondo il Rapporto Annuale 2026 dell'Istat, raggiunge il 10,4% per i dipendenti pubblici. I docenti restano tra le categorie più penalizzate dall'inflazione accumulata.

La Pubblica Amministrazione ha recuperato meno dell'industria

Nel suo rapporto, l'Istat evidenzia che, dopo la fiammata inflazionistica del 2022-2023, le retribuzioni hanno ripreso a crescere a ritmi superiori all'inflazione: nel 2025 gli stipendi contrattuali sono aumentati del 3,1%, a fronte di un'inflazione media dell'1,6%. Il recupero, tuttavia, non è stato uniforme tra i settori.

L'industria ha contenuto maggiormente le perdite grazie a rinnovi più rapidi e a meccanismi di adeguamento legati all'inflazione. Diversa la situazione nella Pubblica Amministrazione, dove il recupero è arrivato in ritardo e in misura più limitata: i rinnovi del pubblico impiego relativi al triennio 2022-2024 hanno consentito di recuperare soltanto circa la metà dell'aumento dei prezzi registrato nello stesso periodo.

Scuola: gli aumenti coprono il 60-70% dell'inflazione

Il comparto "Istruzione e Ricerca" è tra quelli richiamati nel rapporto tra i contratti recepiti nel 2025. Sommando gli effetti dei rinnovi 2022-2024 e 2025-2027, gli stipendi dei docenti crescerebbero complessivamente del 10-12%, mentre l'inflazione cumulata nello stesso periodo si collocherebbe tra il 16 e il 18%.

In base a questi calcoli, gli aumenti contrattuali coprirebbero circa il 60-70% dell'inflazione accumulata, lasciando una perdita residua di potere d'acquisto compresa tra il 5 e l'8%. Un dato che preoccupa i sindacati e alimenta la richiesta di rinnovi contrattuali più rapidi e consistenti.

Il nodo dei ritardi: 100% dei dipendenti pubblici "in attesa di rinnovo"

Il tema cruciale non riguarda soltanto l'entità degli aumenti, ma anche il ritardo con cui arrivano rispetto alla crescita dei prezzi. Lo stesso Istat osserva che nel 2025 il 100% dei dipendenti pubblici risultava formalmente ancora "in attesa di rinnovo", perché i contratti firmati si riferivano a un triennio già scaduto.

Questo meccanismo strutturale penalizza i lavoratori del pubblico impiego rispetto al settore privato: quando gli aumenti arrivano, l'inflazione li ha già in parte erosi. Per i docenti, già tra le categorie con retribuzioni più basse in Europa, la situazione è particolarmente critica.

Cosa chiedono i sindacati

Di fronte a questi dati, le organizzazioni sindacali del comparto scuola chiedono:

  • Una accelerazione dei tempi di rinnovo contrattuale per il triennio 2025-2027
  • Meccanismi di indicizzazione automatica all'inflazione per non perdere potere d'acquisto durante le lunghe trattative
  • Un adeguamento strutturale degli stipendi dei docenti italiani alla media europea

Il Rapporto Istat 2026 offre dunque una fotografia impietosa della situazione salariale nel comparto pubblico italiano, con la scuola che continua a scontare il peso di anni di inflazione elevata e rinnovi contrattuali tardivi.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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