Nella giornata di oggi, giovedì 30 aprile 2026, il caso della scuola primaria in Riviera del Brenta continua a scuotere il mondo dell'istruzione, portando alla luce criticità profonde nella gestione dei processi di inclusione. Due insegnanti sono attualmente sotto indagine con l'accusa di aver alterato la documentazione scolastica di un alunno di 8 anni, trasformando valutazioni positive in giudizi gravemente negativi al fine di ottenere, secondo le ipotesi degli inquirenti, l'assegnazione di un docente di sostegno.
Il ruolo del GLO e l'elusione dei controlli collegiali
Uno degli elementi centrali dell'inchiesta riguarda il funzionamento del Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO). Questo organismo, disciplinato dal D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 66 e successivamente integrato dal D.Lgs. 7 agosto 2019, n. 96, ha il compito fondamentale di redigere il Piano Educativo Individualizzato (PEI) e di proporre il fabbisogno di ore di sostegno. Nella giornata di ieri, mercoledì 29 aprile 2026, è emerso come la presunta manipolazione dei documenti abbia permesso di aggirare la natura collegiale del GLO.
Il GLO è composto dal team dei docenti contitolari, dai genitori del minore e da figure specialistiche delle ASL. Tuttavia, la base informativa su cui il gruppo delibera è costituita proprio dalle osservazioni sistematiche fornite dagli insegnanti di classe. Presentando una descrizione artefatta del bambino — descritto come iperattivo e con deficit di memoria, nonostante i test clinici abbiano poi confermato un Quoziente Intellettivo (QI) di 102 — le docenti avrebbero indotto in errore l'intero organo collegiale. Questo ha reso inefficace il sistema di filtri previsto dalla normativa, che mira proprio a garantire che le risorse per il sostegno siano assegnate sulla base di reali necessità documentate.
Profili penali: il docente come Pubblico Ufficiale
La gravità della vicenda assume rilievo penale in virtù della qualifica giuridica rivestita dal corpo docente. Ai sensi dell'Articolo 357 del Codice Penale, i docenti delle scuole statali sono considerati pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni. Di conseguenza, ogni atto da loro redatto, comprese le relazioni per il GLO e i registri di classe, assume il valore legale di atto pubblico.
L'ipotesi di reato al vaglio riguarda il falso materiale (Art. 476 c.p.), qualora siano stati fisicamente alterati documenti preesistenti come i quaderni dell'alunno, e il falso ideologico (Art. 479 c.p.), nel caso in cui siano state attestate come vere, in atti pubblici, condizioni cliniche o didattiche non corrispondenti al vero. La condotta contestata avrebbe violato non solo i principi di trasparenza della Legge 104/1992, ma anche il rapporto di fiducia tra istituzione scolastica e famiglia, alterando il percorso educativo di un minore per finalità amministrative improprie.
Monitoraggio del MIM e tutela del benessere dello studente
In data odierna, giovedì 30 aprile 2026, il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), attraverso l'Ufficio Scolastico Regionale, prosegue le attività di monitoraggio sull'istituto coinvolto. La dirigenza scolastica ha già riconosciuto l'avvenuta manomissione dei documenti, parlando di un errore ammesso dalle stesse insegnanti. Resta ora da chiarire l'eventuale responsabilità disciplinare, che corre parallelamente all'azione della magistratura.
La priorità assoluta per l'amministrazione resta la salvaguardia del minore, che ha mostrato segni di forte disagio psicologico a causa di un ambiente scolastico che ne negava le reali potenzialità. La corretta applicazione delle procedure previste dal D.Lgs. 96/2019 e il rigore nella redazione degli atti pubblici sono i pilastri fondamentali per garantire che il sistema di inclusione scolastica resti un presidio di verità e di effettivo supporto per chi ne ha diritto.
Segui NewsIstruzione su Google News
Resta aggiornato sulle ultime notizie dal mondo della scuola