Continuità sul sostegno: una misura che rischia di restare solo sulla carta
La recente nota del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativa alla continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l’anno scolastico 2026/2027 nasce con un obiettivo condivisibile: garantire stabilità educativa agli alunni con disabilità e rafforzare la relazione didattica costruita nel tempo.
Tuttavia, analizzando le procedure previste, emergono criticità sostanziali che rischiano di ridimensionare l’efficacia reale del provvedimento. La continuità didattica resta subordinata a passaggi amministrativi complessi, verifiche multiple e responsabilità frammentate tra scuole, famiglie e uffici territoriali, in un sistema già segnato da carenze strutturali.
L’anno scolastico 2025/2026 ha evidenziato con forza tali fragilità attraverso casi finiti all’attenzione nazionale:
- Voltri: bambino autistico precipitato
- Genova: assistenza igienica negata
- Italia: sostegno insufficiente diffuso
Episodi diversi ma accomunati dalla stessa criticità: diritti riconosciuti formalmente ma non sempre garantiti nella pratica quotidiana.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: l’introduzione di percorsi di formazione online di breve durata, pari a pochi mesi e privi di tirocinio diretto nelle classi, promossi attraverso INDIRE. Percorsi che rischiano di determinare un progressivo abbassamento della qualità professionale del personale chiamato ad affiancare gli studenti con disabilità, sostituendo la formazione pratica e supervisionata con modelli accelerati che non consentono un’adeguata preparazione educativa e relazionale.
Tra i principali elementi critici della nuova misura:
- accesso limitato alla conferma per molti docenti già in servizio;
- forte dipendenza dalla richiesta delle famiglie;
- vincoli professionali rigidi per i docenti confermati;
- assenza di interventi strutturali sulla stabilizzazione del personale specializzato;
- percorsi formativi abbreviati senza adeguata esperienza sul campo.
Il provvedimento appare quindi più come una risposta amministrativa alla carenza di organico che una riforma capace di rafforzare stabilmente l’inclusione scolastica.
Se l’obiettivo è tutelare realmente gli studenti con disabilità, la continuità educativa non può dipendere da procedure annuali straordinarie né da percorsi formativi ridotti, ma richiede investimenti strutturali, formazione qualificata, responsabilità chiare e organizzazione stabile dei servizi.
Senza tali interventi, il rischio è che la continuità resti un principio condiviso nelle intenzioni ma fragile nella realtà delle scuole.
La continuità didattica non può essere affidata alla burocrazia: deve diventare una scelta sistemica e duratura.
Lo dichiara Marco Macri portavoce di Genova inclusiva e referente nazionale della rete caregiver disabilità italia
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