Sciopero 27 marzo: il sindacato SISA chiede aumento del 20% netto, ruolo unico docente e assunzioni ope legis. Cosa vuol dire davvero
Venerdì 27 marzo 2026 le scuole italiane saranno formalmente aperte. Ma quante classi avranno il loro insegnante in cattedra dipenderà dall'adesione allo sciopero proclamato dal sindacato SISA — Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente — per l'intera giornata. Le richieste sono sette, vanno dall'aumento del 20% netto degli stipendi all'abolizione del concorso per dirigenti scolastici. Alcune sembrano ragionevoli. Altre sembrano impossibili. Tutte meritano di essere capite, perché raccontano un pezzo di scuola italiana che nei comunicati ufficiali non si legge mai.
Prima di tutto: cos'è il SISA e quanto pesa? Il Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente è una sigla di dimensioni contenute, ben lontana dalla rappresentatività di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola o Gilda. Nelle ultime elezioni delle RSU — le rappresentanze sindacali unitarie nelle scuole — il SISA ha ottenuto una percentuale attorno allo 0,55%. Questo significa che lo sciopero del 27 marzo non è una mobilitazione dei grandi sindacati di categoria: è l'iniziativa di una sigla piccola, con richieste radicali, che però tocca temi reali che i sindacati maggiori trattano in modo più cauto. Le scuole sono obbligate a comunicarlo alle famiglie esattamente come qualsiasi altro sciopero. L'impatto concreto sulle lezioni dipenderà dall'adesione spontanea del personale, che potrebbe essere bassa o significativa a seconda delle scuole.
Richiesta 1: aumento del 20% netto. Utopia o necessità?
La prima richiesta è quella che ha fatto più rumore: il SISA chiede un aumento immediato degli stipendi di almeno il 20% netto per recuperare il potere d'acquisto eroso dall'inflazione degli ultimi anni. Per capire di cosa si parla concretamente: un docente di scuola primaria con 10 anni di anzianità porta a casa circa 1.500 euro netti al mese. Un aumento del 20% significherebbe circa 300 euro in più al mese. Il rinnovo del CCNL 2022-2024, firmato a dicembre 2025 ed entrato in vigore a gennaio 2026, ha portato aumenti lordi tra i 120 e i 201 euro al mese a seconda dell'anzianità — che in termini netti si traducono in 70-120 euro mensili. Lontano dal 20%.
La richiesta del SISA è irrealistica nel breve termine per una ragione semplice: costerebbe allo Stato circa 6-7 miliardi di euro l'anno in più sul solo comparto scuola. Ma il dato di partenza — gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi dell'Europa occidentale e hanno perso il 4,4% del potere d'acquisto in termini reali dal 2015 a oggi, secondo l'OCSE — non è contestabile.
Richiesta 2: assunzioni ope legis su tutti i posti vacanti. Cosa significa
"Ope legis" è un'espressione latina che in ambito lavorativo significa "per effetto della legge": un'assunzione ope legis è un'assunzione diretta disposta per legge, senza concorso, a favore di chi già lavora precariamente con determinati requisiti. Il SISA chiede che tutti i docenti e tutto il personale ATA attualmente precari che ricoprono posti vacanti e disponibili vengano assunti immediatamente a tempo indeterminato, senza passare attraverso concorsi o graduatorie.
Il tema del precariato scolastico è strutturale: ogni anno in Italia si contano tra 150.000 e 200.000 supplenze annuali, con insegnanti che lavorano anche per 5-10 anni senza un contratto stabile. La richiesta di stabilizzazione ope legis non è nuova — è stata avanzata da sindacati e politici di vari orientamenti in diverse legislature — ma si scontra con le norme costituzionali sull'accesso ai pubblici uffici tramite concorso (art. 97 della Costituzione) e con i limiti di bilancio imposti dalla spending review.
Richiesta 3: ruolo unico docente con uguale orario e uguale stipendio. Rivoluzione o equità?
Questa è forse la richiesta più dirompente sul piano ordinamentale. Oggi in Italia un insegnante di scuola dell'infanzia guadagna meno di un insegnante di scuola superiore. Un docente di primaria ha un orario di 24 ore settimanali frontali più attività collegiali; un professore di liceo ne ha 18. I contratti, le progressioni di carriera e le retribuzioni sono differenziate per ordine di scuola, con differenze che in alcuni casi superano i 300 euro netti mensili a parità di anzianità.
Il SISA chiede di unificare tutto: stesso orario, stesso stipendio, dall'infanzia alle superiori. L'argomento è quello dell'equità professionale — tutti i docenti fanno lo stesso lavoro, tutti meritano lo stesso trattamento. L'obiezione più comune è che le diverse specificità didattiche, le diverse esigenze di preparazione dei contenuti e i diversi carichi di lavoro extrafrontale rendono un confronto diretto difficile. Una riforma di questo tipo richiederebbe una revisione completa del CCNL e probabilmente anni di trattative.
Richiesta 4: abolizione del concorso per dirigente scolastico
Il SISA chiede di abolire il concorso per dirigente scolastico e di passare a una figura elettiva scelta dal Collegio dei docenti tra i propri membri — con laurea magistrale e almeno tre anni nel ruolo di primo collaboratore del preside — rinnovabile o revocabile ogni due anni. Il modello proposto è quello del rettore universitario, eletto dalla comunità accademica.
Il concorso per dirigenti scolastici è notoriamente uno dei più contestati del pubblico impiego italiano: bandi irregolari, ricorsi, graduatorie bloccate per anni, scuole rette da reggenti per mesi o anni in attesa di un titolare. L'idea di una figura elettiva risponde a una frustrazione reale, ma solleva domande altrettanto reali: un preside eletto dai propri colleghi docenti manterrebbe l'autorità necessaria per gestire i conflitti interni? E cosa succederebbe nelle scuole dove nessun docente vuole candidarsi?
Richiesta 5: pensionamento ope legis per i docenti invalidi
Il SISA chiede che i docenti e il personale ATA con invalidità civile tra il 67% e il 100% possano andare in pensione a partire dall'anno scolastico 2026-27, con almeno 30 anni di servizio e contributi, senza vincoli di età anagrafica. In caso di anni mancanti rispetto ai 40 anni di servizio, è prevista una decurtazione del 2,5% per ogni anno mancante.
Questa è probabilmente la richiesta più condivisibile del pacchetto, e quella con più possibilità concrete di trovare attuazione — almeno in parte. Già il sindacato Anief ha avanzato richieste simili, e il tema della pensione anticipata per lavoratori con disabilità significativa è presente in molte proposte di riforma previdenziale.
Richiesta 6: arabo, russo e cinese nelle scuole superiori
Il SISA chiede l'introduzione obbligatoria dello studio dell'arabo, del russo e del cinese nelle scuole secondarie superiori, con l'obiettivo dichiarato di favorire l'integrazione e la comprensione dei contesti geopolitici globali. È la richiesta più lontana dalla contingenza contrattuale e la più dibattuta: chi la sostiene cita la necessità di aprire gli studenti italiani ai mercati e alle culture non occidentali; chi la critica fa notare che le scuole italiane faticano già a garantire un insegnamento adeguato delle lingue europee già previste, e che introdurre tre nuove lingue richiederebbe un numero di docenti specializzati che oggi non esiste.
Cosa succede venerdì 27 alle famiglie
Indipendentemente da come si valutano le richieste, il dato pratico per i genitori è questo: venerdì 27 marzo le scuole saranno aperte ma non è garantita la regolare attività didattica. Le scuole sono tenute a raccogliere le dichiarazioni di adesione del personale entro il 24 marzo, e a comunicare alle famiglie l'organizzazione del servizio. In base alle circolari già diffuse da alcuni istituti, il meccanismo è il seguente: gli studenti dovranno attendere fuori dall'ingresso che arrivi il docente della prima ora — se il docente aderisce allo sciopero, la classe non entra. Se alcune ore sono scoperte, i docenti non scioperanti vigilano le classi senza fare lezione.
Conviene controllare il registro elettronico e il sito della scuola nei giorni precedenti: molti istituti pubblicheranno indicazioni specifiche sulle modalità di ingresso e sulla possibile riorganizzazione dell'orario. Considerando che questa settimana le scuole hanno già subito la sospensione per il referendum, venerdì 27 rischia di essere il quinto giorno di didattica ridotta o assente in sette giorni lavorativi. Un record poco invidiabile per chiunque abbia figli in età scolare.