La risposta della Commissione europea all'interrogazione del Partito Democratico rappresenta un monito chiaro per il governo. A sostenerlo è Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd, intervenendo nel dibattito sul decreto scuola e sulle misure legate alla presenza di alunni stranieri nelle aule.

Secondo quanto evidenziato dalla Commissione europea, i trattati comunitari vietano qualsiasi forma di discriminazione basata sulla nazionalità, sia essa diretta o indiretta. Le uniche eccezioni consentite riguardano esclusivamente motivi di ordine pubblico, sicurezza o sanità pubblica, e devono essere interpretate in modo rigorosamente restrittivo. Per l'esponente dem, nessuna di queste motivazioni giustifica i contenuti inseriti dal governo nel provvedimento.

«Lo diciamo dall'inizio: dividere i bambini per provenienza non migliora la scuola, la impoverisce», dichiara Irene Manzi. Per l'integrazione degli studenti, secondo il Pd, servono interventi differenti rispetto alle quote: più insegnanti di italiano come lingua seconda (L2), mediatori culturali e classi meno affollate, anche alla luce dei tagli che interessano il settore dell'istruzione.

Da qui la richiesta formale all'esecutivo e al ministro dell'Istruzione e del Merito: «Il governo si fermi prima di aprire un altro scontro con l'Europa sulla pelle degli studenti. Chiediamo al ministro Valditara di ritirare la norma».

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