L'inclusione scolastica degli alunni autistici non si esaurisce nella semplice presenza in aula o nel rilascio di una diagnosi: richiede insegnanti formati, ambienti organizzati e un'attenzione concreta alle esigenze di ogni individuo. A sottolinearlo è il professor Sven Bölte, docente al Karolinska Institutet di Stoccolma e direttore del centro KIND, tra i principali esperti internazionali nel campo dell'autismo e delle condizioni del neurosviluppo, in un'intervista rilasciata alla testata La Voce della Scuola.

Secondo l'esperto, l'interesse della società verso l'autismo sta crescendo e con esso la consapevolezza che si tratti di un tema trasversale, capace di coinvolgere la scuola, il lavoro e la vita sociale. Tuttavia, nel sistema d'istruzione emergono ancora criticità legate alla preparazione delle strutture e alla gestione della didattica.

Oltre la diagnosi: mettere al centro la persona

Nel corso dell'intervista, Bölte invita a non farsi condizionare in modo eccessivo dalle diagnosi, per evitare che si trasformino in un ostacolo alla comprensione dell'alunno. L'obiettivo primario deve essere quello di osservare lo studente come individuo, individuandone i punti di forza, le difficoltà e le condizioni ambientali che ne favoriscono l'apprendimento.

Un aspetto centrale riguarda l'autovalutazione del sistema educativo: la scuola non può limitarsi a chiedere agli studenti di adattarsi a un modello unico, ma deve analizzare l'operato dei docenti, la propria organizzazione e le dinamiche di classe, riconoscendo l'insegnamento come un processo di interazione reciproca.

Le criticità dell'organizzazione scolastica moderna

Analizzando i limiti del sistema, il docente evidenzia come le politiche inclusive siano state spesso introdotte senza garantire una preventiva formazione del personale e la messa a disposizione di strumenti adeguati. Inserire alunni con esigenze diverse nello stesso ambiente senza una preparazione specifica rischia di non produrre i risultati sperati.

  • Cambiamenti frequenti di aula e presenza di molti insegnanti differenti;
  • Ampio ricorso a lavori di gruppo e attività progettuali;
  • Utilizzo continuo di piattaforme digitali e orari poco prevedibili.

Rispetto a modelli del passato maggiormente strutturati, l'attuale frammentazione rende più complesso per i ragazzi comprendere chiaramente le aspettative e organizzare il proprio lavoro.

Sensibilizzazione e consapevolezza di sé

Bölte affronta infine la questione dell'accesso ai servizi, rilevando come anche nei Paesi ad alto reddito la crescita delle diagnosi stia mettendo a dura prova le strutture specialistiche. Diventa quindi necessario diffondere competenze e conoscenze nell'intera comunità, valorizzando le risorse disponibili.

Ai giovani autistici che frequentano la scuola, l'esperto suggerisce di investire sulla conoscenza di sé stessi: scoprire i propri punti di forza, capire quali ambienti e relazioni risultino più idonei e sperimentare nuove situazioni sono passaggi essenziali per sviluppare autonomia e guidare con maggiore consapevolezza il proprio percorso di vita.