Nel 2025 il tasso di occupazione dei neodiplomati italiani raggiunge il 62,9% (+2,3 punti percentuali rispetto al 2024), mentre quello dei neolaureati sale al 78,7% (+1,4 punti). È quanto emerge dal report Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali, basato sui dati della rilevazione sulle forze di lavoro. L'analisi prende in considerazione i giovani tra i 20 e i 34 anni che non sono più inseriti in percorsi formativi e che hanno conseguito il titolo da almeno un anno e da non più di tre.
Il quadro generale mostra una progressiva riduzione del divario tra l'Italia e la media dell'Unione Europea (Ue27), sebbene i valori medi europei restino più elevati (77,2% di occupati tra i neodiplomati e 87,0% tra i neolaureati). Contemporaneamente, scende al 13,3% (-1,9 punti nel confronto annuo) la quota dei giovani tra 15 e 29 anni non occupati e non inseriti in percorsi di istruzione o formazione (NEET), riducendo la distanza dalla media europea a 2,3 punti percentuali.
Il "premio" occupazionale dei titoli di studio più alti
I dati confermano che il livello di istruzione incide in modo diretto sull'inserimento nel mercato del lavoro. Nella fascia d'età tra i 25 e i 64 anni.
- 85,3% per chi possiede un titolo terziario (laurea o equivalente);
- 74,6% per chi ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore;
- 56,1% per chi possiede al massimo la licenza media (titolo secondario inferiore).
Sullo stesso fronte, il tasso di disoccupazione è del 3,0% tra i laureati, del 5,0% tra i diplomati e sale all'8,7% tra chi ha conseguito al massimo il titolo secondario inferiore.
I dati sul titolo di studio e i confronti europei
Nel 2025, il 44,7% degli italiani tra i 25 e i 64 anni possiede un diploma di scuola secondaria superiore. Si tratta di un valore leggermente superiore alla media Ue27 (44,3%), superiore a quelli di Francia (39,9%) e Spagna (23,0%), ma inferiore a quello della Germania (50,4%).
La quota di persone con un titolo terziario si attesta invece al 22,3%, rimanendo invariata rispetto al 2024, a fronte di una crescita della media Ue27 al 36,9%. L'Italia resta così al penultimo posto nella graduatoria dei Paesi europei per quota di laureati nella popolazione adulta, davanti soltanto alla Romania e con valori pari a circa la metà di Francia (44,9%) e Spagna (42,4%).
Divari territoriali, di genere e cittadinanza
- Divari territoriali: Nel Mezzogiorno la quota di diplomati tra i 25 e i 64 anni è pari al 40,6% (contro il 47,1% del Nord e il 46,2% del Centro) e quella dei laureati è al 18,7% (23,1% al Nord e 26,4% al Centro). Sebbene i tassi di occupazione al Sud mostrino incrementi più sostenuti tra diplomati e laureati, il gap occupazionale con il Nord resta netto: -23,4 punti tra chi ha bassi titoli di studio, -19,2 punti tra i diplomati e -10,2 punti tra i laureati.
- Differenze di genere: Le donne continuano a registrare livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini: il 69,6% delle 25-64enni possiede almeno un diploma o qualifica (contro il 64,3% degli uomini) e il 25,9% ha un titolo terziario (18,6% tra gli uomini). Tuttavia, il tasso di occupazione femminile complessivo (25-64 anni) resta inferiore di 20,1 punti a quello maschile (60,8% contro 80,9%). La distanza di genere si riduce al crescere del titolo di studio: da 33,9 punti di differenza per chi ha titoli bassi si scende a 20,8 punti tra i diplomati e a 6,5 punti tra chi possiede una laurea.
- Cittadinanza: Nel 2025 il tasso di occupazione degli stranieri laureati scende al 68,4% (-0,6 punti sul 2024), mentre quello degli italiani laureati sale all'86,3% (+0,6 punti), registrando un divario di 17,9 punti a favore dei cittadini italiani. Il tasso di occupazione degli stranieri laureati risulta inoltre inferiore rispetto a quello degli stranieri diplomati (70,7%).
Tipologie contrattuali e lavoro part-time
Per quanto riguarda le forme di impiego, nel 2025 il 14,9% degli occupati di 25-64 anni lavora a tempo parziale (il 5,5% degli uomini e il 27,3% delle donne). Tra le lavoratrici a orario ridotto, il 45,7% si trova in regime di part-time involontario per mancanza di opportunità a tempo pieno. La quota di part-time involontario scende all'aumentare dell'istruzione: è al 52,4% per le donne con basso titolo di studio, al 45,0% tra le diplomate e al 39,0% tra le laureate.
Infine, i contratti a tempo determinato interessano l'11,7% dei lavoratori dipendenti tra 25 e 64 anni (in calo rispetto al 12,6% del 2024). Nella fascia d'età 25-34 anni la quota di contratti a termine è del 21,8%, attestandosi al 19,4% tra i diplomati, al 24,2% tra i laureati e al 24,6% tra chi possiede al massimo la licenza media.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.
Fonte: istat.it




