Ha diciotto anni, ha perso il padre, la casa e metà dei suoi libri, e ha chiuso l'esame di maturità con il 99,9%: è il miglior punteggio nazionale nell'indirizzo scientifico. Saba Rabah, che vive nel campo profughi di Al-Maghazi, nella zona centrale della Striscia di Gaza, ha superato il Tawjihi — l'esame di Stato conclusivo delle scuole secondarie palestinesi — piazzandosi al primo posto tra gli studenti dell'indirizzo scientifico. Lo ha raccontato lei stessa all'agenzia di stampa francese AFP, in una intervista ripresa in queste ore dalle testate internazionali e, in Italia, dall'ANSA.

«Ho ottenuto un punteggio del 99,9%, classificandomi al primo posto a livello nazionale nell'indirizzo scientifico», ha dichiarato la ragazza all'AFP, con la toga da diploma addosso, mentre parenti e vicini si radunavano per festeggiarla. La cerimonia improvvisata si è svolta domenica 26 luglio, subito dopo la diffusione dei risultati: giovani che ballavano al ritmo dei tamburi, applausi, mazzi di fiori — e, appeso alla parete, il ritratto del padre.

Gli esami di maturità tornati a Gaza dopo tre anni

Il dato che dà la misura del contesto è questo: secondo la ricostruzione dell'AFP, si tratta dei primi esami di maturità svolti nella Striscia dall'inizio della guerra, nell'ottobre 2023. Le prove si sono tenute a giugno e, per la prima volta dopo tre anni, sono state organizzate in contemporanea a Gaza, in Cisgiordania, in Egitto e in altri Paesi con ampie comunità della diaspora palestinese.

Sempre secondo l'AFP, hanno sostenuto l'esame circa 89.000 studenti, di cui più di 25.000 iscritti all'indirizzo scientifico: è in quella platea che Saba Rabah ha ottenuto il voto più alto. Un numero che va letto insieme a un altro dato riportato dall'agenzia: dall'ottobre 2023 la grande maggioranza degli edifici scolastici di Gaza è stata danneggiata o distrutta da raid aerei e bombardamenti, e decine di migliaia di bambini sono rimasti senza accesso all'istruzione formale. Molte delle scuole rimaste in piedi sono state trasformate in rifugi per le famiglie sfollate.

Due anni di studio tra sfollamenti e blackout

Il percorso della studentessa verso l'esame è stato tutto in salita. Il padre, Fayed Rabah, era un insegnante delle scuole dell'UNRWA, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi; la figlia ha riferito all'AFP che è stato ucciso in un raid israeliano nel giugno 2024. La casa di famiglia, ha raccontato, era già stata demolita nel gennaio precedente, e gli sfollamenti si erano ripetuti al punto da non essere più contabili: «Ci siamo spostati così tante volte che non ricordo più il numero esatto», ha detto.

Pochi giorni prima dell'inizio delle prove, l'abitazione di fronte all'alloggio provvisorio della famiglia è stata bombardata: di nuovo in fuga, di nuovo lasciando indietro quasi tutto. «Ho perso metà dei miei libri, ma non ho mai rinunciato ai miei obiettivi», ha dichiarato all'agenzia. A complicare la preparazione si sono aggiunte le interruzioni di corrente e della connessione internet; in alcuni periodi la ragazza si è spostata in un'altra zona per seguire lezioni private e per sostenere le prove, «senza sapere che cosa potesse succedere lungo la strada».

La madre, Feryal Ahmed Rabah, ha ricordato all'AFP le sere passate a studiare alla luce della torcia del telefono: «La gioia è indescrivibile. Mi aspettavo che fosse tra i migliori, ma è diventata la prima studentessa di tutta la Palestina».

Il sogno di medicina e la borsa di studio

Alla domanda su cosa voglia fare adesso, la risposta è stata netta: «La mia ambizione è entrare a medicina… il sogno che mio padre aveva per me». La studentessa ha detto di sperare che il risultato le apra la strada a una borsa di studio integrale per la facoltà di medicina, e ha dedicato il traguardo al padre, alla madre, ai fratelli e ai suoi insegnanti.

Vale la pena precisare il perimetro esatto del risultato, che in queste ore rischia di essere raccontato in modo approssimativo: il primo posto riguarda l'indirizzo scientifico del Tawjihi su base nazionale palestinese, cioè la graduatoria degli oltre 25.000 candidati di quel percorso, non una classifica generale di tutti gli 89.000 studenti né un primato di altra natura.

Perché la notizia riguarda anche chi insegna in Italia

Per chi lavora nella scuola italiana la vicenda non porta con sé una scadenza da rispettare o un adempimento da fare. Porta però un elemento di realtà che vale la pena tenere presente quando, a settembre, si tornerà a parlare di dispersione scolastica, di studenti con background migratorio e di continuità didattica: dietro un ragazzo o una ragazza che arriva in classe da un contesto di guerra ci sono anni di scuola interrotta, prove sostenute in condizioni impossibili, titoli conseguiti in sistemi che nel frattempo hanno perso gli edifici, gli archivi e — troppo spesso — gli insegnanti.

Il padre di Saba Rabah era uno di quegli insegnanti. La figlia lo ha ricordato citando il suo mestiere prima ancora del suo nome.