Con l'avvio del nuovo anno scolastico 2026/2027, il dibattito sulla gestione e sull'integrazione degli alunni con background migratorio nelle classi italiane torna al centro dell'attenzione pubblica. In Italia, la normativa prevede un limite del 30% di alunni stranieri per classe, una soglia che spesso si scontra con la realtà demografica di molti territori. Ma come affrontano questa complessa sfida gli altri grandi Paesi europei?
Mentre nel nostro Paese si punta a rafforzare l'apprendimento della lingua attraverso le riforme volute dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, all'estero l'approccio è storicamente orientato a considerare la competenza linguistica come il prerequisito fondamentale prima dell'effettivo inserimento nelle classi ordinarie.
Il modello francese: integrazione graduale e nessun tetto numerico
In Francia, ad esempio, non esiste un tetto numerico fissato per legge per la presenza di alunni stranieri nelle classi. Come evidenziato in un servizio di TGCOM24, lo Stato francese ha scelto di puntare su percorsi di preparazione linguistica intensivi, pensati specificamente per i giovani immigrati appena arrivati sul territorio nazionale (i cosiddetti alunni allofoni).
Questo sistema prevede un affiancamento mirato che consente un'integrazione graduale con il resto del gruppo classe. Inizialmente, gli studenti stranieri frequentano le lezioni ordinarie solo per le materie tecnico-scientifiche (come la matematica o le discipline artistiche e motorie), dove l'ostacolo della lingua è meno penalizzante. Solo in un secondo momento, una volta acquisite le competenze linguistiche necessarie grazie ai corsi intensivi, vengono inseriti anche nelle lezioni delle materie prettamente linguistiche e umanistiche.
Gli altri modelli europei: la lingua come priorità
L'approccio basato sulla valutazione delle competenze linguistiche prima dell'inserimento definitivo in classe non è un'esclusiva francese.
- Germania: In molti Land tedeschi sono attive le cosiddette "classi di benvenuto" (Willkommensklassen). Gli studenti appena arrivati seguono un percorso di transizione focalizzato quasi esclusivamente sullo studio del tedesco, prima di poter accedere alle lezioni regolari con i coetanei.
- Regno Unito: Pur non prevedendo classi separate, il sistema scolastico britannico investe sul supporto linguistico interno (EAL - English as an Additional Language), con docenti di supporto che affiancano l'alunno direttamente durante le ore di lezione ordinarie per facilitare l'apprendimento simultaneo della lingua e dei contenuti didattici.
Cosa cambia in Italia: le misure per l'anno scolastico 2026/2027
Il confronto con l'estero giunge in un momento di transizione per la scuola italiana. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha avviato un piano per migliorare l'apprendimento dell'italiano come lingua seconda (L2) per gli studenti stranieri.
Tra le principali novità operative, introdotte a partire dal decreto-legge n. 71/2024, figura l'assegnazione di docenti con formazione specifica nell'insegnamento dell'italiano L2 alle scuole che registrano una quota di alunni stranieri neoarrivati pari o superiore al 20%. L'obiettivo è proprio quello di fornire un supporto didattico mirato per evitare che la barriera linguistica si traduca in un ritardo formativo o in un fenomeno di abbandono scolastico.
A differenza del modello francese, che separa temporaneamente gli alunni per le materie umanistiche, l'Italia mantiene la scelta dell'inserimento diretto in classe, affiancando però attività di potenziamento linguistico in orario scolastico o extra-scolastico.
L'importance di una didattica mirata
L'experience dei Paesi europei dimostra che l'efficacia dell'integrazione non dipende esclusivamente da un limite numerico o da un "tetto" percentuale, ma dalla qualità e dalla tempestività del supporto linguistico offerto. Senza una reale comprensione della lingua d'insegnamento, infatti, qualsiasi tentativo di inclusione rischia di rimanere puramente formale.
La sfida per la scuola italiana, in questo anno scolastico, sarà proprio quella di far funzionare i nuovi percorsi di supporto linguistico, garantendo che le risorse umane e finanziarie stanziate arrivino tempestivamente agli istituti con maggiore presenza di alunni non italofoni.




