Il contrasto tra l'ammirazione collettiva per i successi dei giovani talenti, come il tennista Jannik Sinner, e la realtà quotidiana di un'educazione familiare che tende a "tenere i figli nella bambagia" è al centro di una riflessione che fa discutere il mondo della scuola e della pedagogia. A sollevare il tema, con la consueta schiettezza, è lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, intervenuto recentemente in un dialogo dedicato al rapporto tra generazioni.

Il cuore della critica di Crepet non riguarda le capacità dei ragazzi di oggi, quanto piuttosto l'approccio dei genitori. Il paradosso, secondo l'esperto, risiede nell'incoerenza di un sistema familiare che, da un lato, celebra l'eccellenza, il sacrificio e la capacità di competere ad alti livelli, ma dall'altro, nella gestione domestica quotidiana, fatica a lasciare che i figli sperimentino la frustrazione, l'errore o la semplice autonomia.

L'iperprotezione come limite all'autonomia

L'immagine evocata da Crepet — quella di genitori che si occupano ancora di curare ogni dettaglio, anche elementare, della vita di figli ormai ventenni — non è solo una provocazione retorica, ma una spia di una difficoltà pedagogica più ampia. L'iperprotezione, spesso definita in ambito educativo come "genitorialità elicottero", rischia di inibire lo sviluppo di quella resilienza necessaria per affrontare le sfide del percorso scolastico e professionale.

Secondo lo psichiatra, la fiducia è l'elemento mancante. "Non ci fidiamo dei nostri figli", sostiene Crepet, sottolineando come la paura del fallimento dei ragazzi diventi, di fatto, la paura del fallimento dei genitori stessi. Questo meccanismo crea un cortocircuito: se il genitore interviene per "pulire il nasino" o risolvere ogni ostacolo, il giovane non impara a gestire il peso della responsabilità e, di conseguenza, non matura la capacità di proiettarsi verso traguardi ambiziosi e autonomi come quelli che ammiriamo nei campioni dello sport.

La sfida educativa tra scuola e famiglia

Il dibattito tocca da vicino il mondo dell'istruzione, dove il rapporto tra docenti e famiglie è sempre più complesso. La scuola si trova spesso a dover gestire le aspettative di genitori che, in linea con l'atteggiamento descritto da Crepet, tendono a sostituirsi ai figli anche nel percorso di apprendimento o nella gestione dei conflitti in classe.

La sfida per la scuola del 2026, in un contesto sociale in rapida evoluzione, rimane quella di promuovere l'autonomia degli studenti. Gli esperti di pedagogia, in linea con diverse riflessioni proposte da INDIRE, ribadiscono costantemente l'importanza di costruire un'alleanza educativa che permetta allo studente di essere protagonista del proprio percorso, favorendo l'acquisizione di competenze trasversali che vanno ben oltre il solo nozionismo.

Le parole di Crepet invitano dunque a un cambio di passo: passare dall'ammirazione passiva dei modelli di successo alla creazione di un ambiente educativo — domestico e scolastico — che permetta ai ragazzi di sbagliare, di cadere e, soprattutto, di rialzarsi da soli. Solo in questo modo, la celebrazione di figure come Sinner potrà trasformarsi da semplice fenomeno mediatico a stimolo concreto per la crescita di una generazione più consapevole e autonoma.

La riflessione rimane aperta: in un'epoca dominata dalla velocità dei cambiamenti digitali e sociali, il compito di "lasciar andare" i figli diventa forse la prova più difficile per la generazione dei genitori odierni, costantemente in bilico tra il desiderio di proteggere e la necessità di preparare i giovani al mondo reale.

Foto di copertina: Vale93b — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons