Dal prossimo anno scolastico tutte le sezioni della scuola dell'infanzia, statali e paritarie, progetteranno sulla base delle nuove Indicazioni nazionali, che dedicano uno spazio esplicito al raccordo con i servizi educativi per la fascia 0-3. Per educatrici, insegnanti e coordinatori significa una cosa molto concreta: il passaggio dei bambini dal nido alla scuola dell'infanzia va progettato, non improvvisato a settembre.

Il quadro di riferimento resta quello costruito negli ultimi anni: il decreto legislativo 65 del 2017 ha istituito il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni, superando sulla carta la vecchia separazione tra "nido" e "materna"; le Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei e gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l'infanzia (adottati con decreto ministeriale nel febbraio 2022) ne sono la cornice pedagogica. La novità di quest'anno è che a quel quadro si aggiunge il documento con cui le scuole dell'infanzia costruiscono il proprio curricolo.

Cosa cambia da settembre

Le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo sono state adottate con il decreto ministeriale 221 del 9 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio scorso. La nota con cui il Ministero ne ha illustrato l'avvio agli uffici scolastici regionali e alle scuole chiarisce la tempistica: per la scuola dell'infanzia l'adozione riguarda tutte le sezioni già dall'anno scolastico 2026/2027, mentre nella primaria e nella secondaria di primo grado la partenza è graduale, dalle classi prime, con le Indicazioni del 2012 che restano in vigore per gli anni di corso già avviati fino al loro esaurimento.

Per i collegi docenti il lavoro di settembre è quindi la rielaborazione del curricolo di istituto per il segmento infanzia. Nulla di rivoluzionario nella quotidianità delle sezioni — gioco, accoglienza, cura e campi di esperienza restano il cuore della proposta educativa — ma cambia il documento su cui la progettazione va agganciata e motivata, comprese le scelte sulla composizione delle sezioni e sul raccordo con i servizi 0-3 del territorio.

I quattro fronti su cui si sta lavorando

L'Atto di indirizzo politico-istituzionale del Ministero per il 2026, firmato a fine febbraio, indica per lo zerosei alcune direttrici che spiegano bene dove andranno risorse e attenzione nei prossimi mesi:

  • Ampliamento dell'offerta: nuovi nidi e scuole dell'infanzia e messa in sicurezza di quelli esistenti, per allargare l'accesso nella fascia 0-6.
  • Formazione in servizio del personale educativo e docente, che è il vero terreno d'incontro tra chi lavora nel nido e chi lavora nell'infanzia.
  • Coordinamento pedagogico territoriale, cioè l'organismo che mette allo stesso tavolo servizi comunali, privati, paritari e scuole statali di un territorio.
  • Valutazione e monitoraggio, con la partecipazione delle scuole dell'infanzia statali e paritarie al sistema nazionale di valutazione.

Su quest'ultimo punto è già disponibile uno strumento operativo: la guida all'autovalutazione dedicata alla scuola dell'infanzia (RAV Infanzia) per il triennio 2025-2028, predisposta nell'ambito del sistema nazionale di valutazione. È la prima volta che il segmento entra in modo strutturato nel percorso di autovalutazione d'istituto.

Dove il sistema fa ancora fatica

La distanza tra il disegno nazionale e i territori resta ampia. Le analisi tecniche pubblicate quest'anno sulla stampa specializzata di settore — tra cui una ricognizione firmata da una dirigente tecnica dell'Ufficio scolastico regionale per il Veneto sulla rivista Scuola7 — segnalano due nodi ricorrenti. Il primo riguarda i coordinamenti pedagogici territoriali: dove sono affidati a soggetti gestori tramite convenzioni a termine, alla scadenza del contratto il coordinamento si interrompe, e con esso i percorsi pedagogici avviati. Il secondo riguarda i poli per l'infanzia, la cui attivazione dipende dai criteri definiti dalle singole Regioni: alcune li hanno normati di recente, altre sono ancora alla fase di programmazione.

Anche il canale delle risorse passa per i territori. Il Fondo nazionale per il sistema integrato viene ripartito ogni anno tra Regioni e Province autonome con decreto ministeriale, previa intesa in Conferenza Unificata, e arriva poi ai Comuni sulla base della programmazione regionale: è lì che si decide quanti posti, quali abbattimenti di retta e quale formazione si riescono a finanziare.

Cosa fare adesso

Per le scuole dell'infanzia: mettere in agenda, già nel collegio di apertura, la rielaborazione del curricolo per le sezioni e la calendarizzazione dei momenti di raccordo con i nidi del territorio e con le classi prime della primaria.

Per educatori e insegnanti: verificare se sul proprio territorio è attivo un coordinamento pedagogico e quali percorsi di formazione congiunta 0-6 propone per l'anno educativo che sta per aprirsi.

Per le famiglie: l'iscrizione al nido resta una procedura comunale, con tempi e graduatorie decisi dal Comune, mentre per la scuola dell'infanzia vale la finestra nazionale delle iscrizioni. Chi ha un bambino che passa dal nido alla scuola dell'infanzia può chiedere fin d'ora al servizio se è previsto un percorso di continuità: scambio di documentazione osservativa, visite alla nuova sede, inserimento graduale.

Documenti, aggiornamenti e riferimenti sul sistema integrato sono raccolti nella sezione dedicata del portale ministeriale, Sistema integrato 0-6.