I collegi dei docenti e i consigli di classe, interclasse e intersezione potranno svolgersi anche online con valore deliberativo, purché la scuola aggiorni il proprio regolamento d'istituto e usi un sistema di voto che garantisca sicurezza e correttezza. È il risultato del confronto tra Ministero dell'Istruzione e del Merito e sindacati, che si è concluso il 24 giugno scorso. Per docenti e dirigenti significa una cosa concreta: dal prossimo anno scolastico le riunioni a distanza non saranno più una prassi "fai da te", ma un'opzione regolata, a patto che l'istituto si organizzi.
Cosa cambia davvero
Fino a oggi il contratto permetteva di svolgere da remoto solo le riunioni senza carattere deliberativo: programmazione didattica della primaria, consigli di classe e collegi non chiamati a votare. Per le sedute che assumono decisioni formali, invece, mancavano le regole tecniche fissate dal Ministero. Il risultato era un mosaico disomogeneo: alcune scuole hanno continuato a riunirsi online su piattaforme generiche, altre sono tornate del tutto in presenza, con il rischio che le delibere prese a distanza potessero essere contestate.
Il confronto appena concluso colma questo vuoto. Le istituzioni scolastiche, tramite un apposito regolamento approvato dal Consiglio d'Istituto, potranno disciplinare lo svolgimento a distanza anche delle attività collegiali deliberative. È l'attuazione di quanto già previsto dall'articolo 44, commi 3 e 6, del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, che rinviava proprio a un confronto con i sindacati la definizione dei criteri.
I requisiti per il voto a distanza
Il nodo centrale è sempre stato lo stesso: come garantire un voto valido quando i docenti non sono nella stessa stanza. Secondo quanto riferito dalle fonti sindacali, la sintesi di verbale sottoscritta da amministrazione e parti sindacali fissa alcuni principi che le piattaforme dovranno rispettare:
- carattere personale del voto e identificazione certa di chi vota;
- trasparenza e verificabilità delle procedure;
- sicurezza e integrità dei dati;
- protezione dei dati personali, nel rispetto della normativa sulla privacy.
In sostanza, non basterà una qualsiasi riunione video: la scuola dovrà usare strumenti in grado di assicurare che il voto sia davvero personale e non manipolabile. Il Ministero dovrebbe accompagnare l'intesa con un allegato tecnico-organizzativo che indichi più nel dettaglio i requisiti richiesti alle piattaforme.
Le richieste dei sindacati: chi paga le piattaforme?
Sul piano operativo resta aperta la questione dei costi. Diverse sigle hanno chiesto che il Ministero non lasci l'onere sulle spalle dei singoli istituti. La CISL Scuola, con la segretaria generale Ivana Barbacci, ha accolto positivamente l'accordo, sottolineando la possibilità di svolgere da remoto anche le riunioni deliberative nel rispetto di requisiti tecnici precisi. Tra le richieste emerse al tavolo c'è anche quella di mettere a disposizione delle scuole pi Systematically softened unverified claims and corrected scrutini exclusion. === CORRETTO ===
I collegi dei docenti e i consigli di classe, interclasse e intersezione potranno svolgersi anche online con valore deliberativo, purché la scuola aggiorni il proprio regolamento d'istituto e usi un sistema di voto che garantisca sicurezza e correttezza. È il risultato del confronto tra Ministero dell'Istruzione e del Merito e sindacati, che si è concluso il 24 giugno scorso. Per docenti e dirigenti significa una cosa concreta: dal prossimo anno scolastico le riunioni a distanza non saranno più una prassi "fai da te", ma un'opzione regolata, a patto che l'istituto si organizzi.
Cosa cambia davvero
Fino a oggi il contratto permetteva di svolgere da remoto solo le riunioni senza carattere deliberativo: programmazione didattica della primaria, consigli di classe e collegi non chiamati a votare. Per le sedute che assumono decisioni formali, invece, mancavano le regole tecniche fissate dal Ministero. Il risultato era un mosaico disomogeneo: alcune scuole hanno continuato a riunirsi online su piattaforme generiche, altre sono tornate del tutto in presenza, con il rischio che le delibere prese a distanza potessero essere contestate.
Il confronto appena concluso colma questo vuoto. Le istituzioni scolastiche, tramite un apposito regolamento approvato dal Consiglio d'Istituto, potranno disciplinare lo svolgimento a distanza anche delle attività collegiali deliberative. È l'attuazione di quanto già previsto dall'articolo 44, commi 3 e 6, del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, che rinviava proprio a un confronto con i sindacati la definizione dei criteri.
I requisiti per il voto a distanza
Il nodo centrale è sempre stato lo stesso: come garantire un voto valido quando i docenti non sono nella stessa stanza. Secondo quanto riferito dalle fonti sindacali, la sintesi di verbale sottoscritta da amministrazione e parti sindacali fissa alcuni principi che le piattaforme dovranno rispettare:
- carattere personale del voto e identificazione certa di chi vota;
- trasparenza e verificabilità delle procedure;
- sicurezza e integrità dei dati;
- protezione dei dati personali, nel rispetto della normativa sulla privacy.
In sostanza, non basterà una qualsiasi riunione video: la scuola dovrà usare strumenti in grado di assicurare che il voto sia davvero personale e non manipolabile. Il Ministero dovrebbe accompagnare l'intesa con un allegato tecnico-organizzativo che indichi più nel dettaglio i requisiti richiesti alle piattaforme.
Le richieste dei sindacati: chi paga le piattaforme?
Sul piano operativo resta aperta la questione dei costi. Diverse sigle hanno chiesto che il Ministero non lasci l'onere sulle spalle dei singoli istituti. La CISL Scuola, con la segretaria generale Ivana Barbacci, ha accolto positivamente l'accordo, sottolineando la possibilità di svolgere da remoto anche le riunioni deliberative nel rispetto di requisiti tecnici precisi. Tra le richieste emerse al tavolo c'è anche quella di mettere a disposizione delle scuole pi === CORRETTO ===
I collegi dei docenti e i consigli di classe, interclasse e intersezione potranno svolgersi anche online con valore deliberativo, purché la scuola aggiorni il proprio regolamento d'istituto e usi un sistema di voto che garantisca sicurezza e correttezza. È il risultato del confronto tra Ministero dell'Istruzione e del Merito e sindacati, che si è concluso il 24 giugno scorso. Per docenti e dirigenti significa una cosa concreta: dal prossimo anno scolastico le riunioni a distanza non saranno più una prassi "fai da te", ma un'opzione regolata, a patto che l'istituto si organizzi.
Cosa cambia davvero
Fino a oggi il contratto permetteva di svolgere da remoto solo le riunioni senza carattere deliberativo: programmazione didattica della primaria, consigli di classe e collegi non chiamati a votare. Per le sedute che assumono decisioni formali, invece, mancavano le regole tecniche fissate dal Ministero. Il risultato era un mosaico disomogeneo: alcune scuole hanno continuato a riunirsi online su piattaforme generiche, altre sono tornate del tutto in presenza, con il rischio che le delibere prese a distanza potessero essere contestate.
Il confronto appena concluso colma questo vuoto. Le istituzioni scolastiche, tramite un apposito regolamento approvato dal Consiglio d'Istituto, potranno disciplinare lo svolgimento a distanza anche delle attività collegiali deliberative. È l'attuazione di quanto già previsto dall'articolo 44 del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021: il comma 3 richiama le attività di cui alle lettere a) e b) — collegio docenti e consigli di classe, interclasse e intersezione — mentre il comma 6 rinviava proprio a un confronto con i sindacati la definizione dei criteri per la loro estensione a distanza. Restano invece esclusi gli scrutini, disciplinati alla lettera c) e non ricompresi nell'estensione prevista dal comma 6.
I requisiti per il voto a distanza
Il nodo centrale è sempre stato lo stesso: come garantire un voto valido quando i docenti non sono nella stessa stanza. Secondo quanto riferito dalle fonti sindacali, la sintesi di verbale sottoscritta da amministrazione e parti sindacali fissa alcuni principi che le piattaforme dovranno rispettare:
- carattere personale del voto e identificazione certa di chi vota;
- trasparenza e verificabilità delle procedure;
- sicurezza e integrità dei dati;
- protezione dei dati personali, nel rispetto della normativa sulla privacy.
In sostanza, non basterà una qualsiasi riunione video: la scuola dovrà usare strumenti in grado di assicurare che il voto sia davvero personale e non manipolabile. Il Ministero dovrebbe accompagnare l'intesa con un allegato tecnico-organizzativo che indichi più nel dettaglio i requisiti richiesti alle piattaforme.
Le richieste dei sindacati: chi paga le piattaforme?
Sul piano operativo resta aperta la questione dei costi. Diverse sigle hanno chiesto che il Ministero non lasci l'onere sulle spalle dei singoli istituti. La CISL Scuola, con la segretaria generale Ivana Barbacci, ha accolto positivamente l'accordo, sottolineando la possibilità di svolgere da remoto anche le riunioni deliberative nel rispetto di requisiti tecnici precisi. Tra le richieste emerse al tavolo c'è anche quella di mettere a disposizione delle scuole piattaforme certificate senza pesare ulteriormente sui bilanci.
L'ANIEF, presente al confronto, avrebbe insistito sul tema delle risorse: secondo quanto riferito servirebbe un impegno del Ministero perché i costi delle piattaforme e dei sistemi di voto certificati non gravino sui fondi di funzionamento degli istituti. Al momento della verifica, tuttavia, questa richiesta non risulta pienamente riscontrabile su documentazione sindacale ufficiale accessibile. Analogamente, sarebbe emersa l'ipotesi, per le scuole, di utilizzare strumenti già in dotazione, purché integrati con procedure organizzative che garantiscano i requisiti richiesti — un modo per evitare nuovi acquisti onerosi — ma anche su questo punto non è stato possibile un riscontro pieno su fonte sindacale accessibile.
Un altro punto emerso al tavolo riguarda il riconoscimento delle attività funzionali svolte online come compatibili con il lavoro agile, richiamando un orientamento applicativo dell'ARAN condiviso da amministrazione e sindacati.
Cosa devono fare le scuole
Attenzione: l'intesa non rende automaticamente valide le riunioni online in ogni scuola. Perché la modalità a distanza sia utilizzabile per le delibere, ogni istituto dovrà muoversi in autonomia. In pratica servirà:
- modificare il regolamento d'istituto, con delibera del Consiglio d'Istituto, per introdurre la modalità a distanza nelle attività deliberative;
- adottare strumenti conformi ai requisiti tecnici (voto personale, sicurezza, trasparenza, privacy);
- attendere le indicazioni ministeriali, cioè il testo dell'accordo e l'allegato tecnico che il MIM dovrebbe trasmettere alle scuole.
Per docenti e dirigenti, quindi, la partita concreta si giocherà a settembre, quando i collegi e i consigli d'istituto torneranno a riunirsi e dovranno decidere se e come regolamentare le sedute online in vista del 2026/2027. Chi lavora in istituti dispersi su più plessi guarda con interesse a questa possibilità, che eviterebbe lunghi spostamenti per riunioni brevi.
Resta sullo sfondo una preoccupazione condivisa anche da parte sindacale: che la comodità del remoto non finisca per impoverire il confronto democratico all'interno del collegio. La direzione, però, appare ormai tracciata: il digitale entra stabilmente nell'organizzazione degli organi collegiali, ma con paletti chiari a tutela della regolarità delle decisioni.
Da tenere d'occhio nelle prossime settimane: l'eventuale pubblicazione di una nota ministeriale con l'allegato tecnico, che al momento non risulta ancora diffusa sul sito del MIM e che fornirebbe alle scuole i dettagli applicativi per aggiornare i regolamenti prima dell'avvio del nuovo anno. Allo stato, la notizia dell'intesa risulta confermata da fonte sindacale (CISL Scuola) e non da un comunicato ufficiale del Ministero.




