Per uno studente con Disturbi Specifici dell'Apprendimento, il diritto a usare sintesi vocale, mappe, libri digitali o calcolatrice non dipende dalla sensibilità del singolo docente: dipende da un documento, il Piano Didattico Personalizzato. È lì che gli strumenti vanno scritti, uno per uno, ed è quello il primo adempimento che scuole e famiglie hanno davanti all'avvio dell'anno scolastico 2026/27.
Il quadro di riferimento non è cambiato: restano la legge 170 del 2010, che riconosce dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, e le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con DSA allegate al decreto ministeriale del 12 luglio 2011. Sono ancora oggi i due testi su cui si regge tutto il resto, e sono disponibili insieme ai modelli di PDP nella sezione dedicata ai DSA sul sito del Ministero.
Il PDP è il documento che decide tutto
Alla consegna di una diagnosi di DSA, la scuola predispone il PDP: lo elabora il consiglio di classe (o il team docenti nella primaria), di norma nella prima parte dell'anno scolastico, e lo condivide con la famiglia. Nel PDP si distinguono due famiglie di misure:
- strumenti compensativi: sostituiscono o alleggeriscono un'abilità compromessa senza ridurre i contenuti. Rientrano qui sintesi vocale, libri di testo in formato digitale, mappe concettuali e schemi, videoscrittura con correttore ortografico, calcolatrice, tabelle e formulari;
- misure dispensative: esonerano da alcune prestazioni non essenziali, come la lettura ad alta voce davanti alla classe, e comprendono i tempi più lunghi per le verifiche.
La regola pratica da tenere a mente è una sola: ciò che non è scritto nel PDP rischia di non essere garantito quando conta. Vale per le verifiche in classe, vale per gli esami e vale per le prove standardizzate, dove le indicazioni operative INVALSI subordinano l'attivazione degli adattamenti alla loro presenza nella documentazione formalmente adottata dalla scuola.
Il digitale non è un extra
Buona parte degli strumenti compensativi oggi è digitale, e questo apre una questione molto concreta: la dotazione. Se il PDP prevede la sintesi vocale, servono un dispositivo funzionante, l'audio attivo e le cuffie; se prevede l'uso di mappe costruite al computer, i docenti devono conoscerle e averle validate prima della verifica, non scoprirle il giorno stesso.
Sul fronte dei testi, i libri in formato digitale accessibile sono ottenibili dalle famiglie con la certificazione, tramite i servizi delle associazioni di settore. Per la consulenza tecnica e per il comodato d'uso di ausili e software, il riferimento territoriale sono i Centri Territoriali di Supporto (CTS), previsti proprio dal decreto del 2011 insieme alla formazione in servizio di docenti e dirigenti: è la via più rapida per una scuola che non sa da dove partire.
Esami e prove: conta la coerenza con l'anno scolastico
Il principio applicato dalle ordinanze sugli esami di Stato è sempre lo stesso: nelle prove si usano gli strumenti compensativi già previsti dal PDP e realmente utilizzati durante l'anno, con tempi più lunghi per gli scritti. Chi usa la sintesi vocale può avvalersi dei testi delle prove in formato audio, e per i candidati con DSA il diploma non riporta alcuna menzione degli strumenti impiegati.
Lo stesso vale per le prove INVALSI somministrate al computer nella secondaria: alcuni strumenti sono messi a disposizione dalla piattaforma, ma vanno richiesti dalla scuola nei tempi e nei modi indicati dall'INVALSI, e devono corrispondere all'ultimo PDP approvato. È il motivo per cui un PDP aggiornato in corso d'anno va segnalato subito alla segreteria.
Cosa fare adesso
- Famiglie: consegnare la diagnosi alla segreteria facendola protocollare, appena disponibile, e chiedere un colloquio con il coordinatore di classe prima delle prime verifiche.
- Docenti: rileggere il PDP dell'anno precedente e verificare che descriva davvero ciò che lo studente usa, non un elenco standard copiato da un modello.
- Scuole: individuare il referente per l'inclusione, controllare la dotazione informatica delle aule e programmare la formazione, che il decreto del 2011 indica esplicitamente come compito dell'istituzione scolastica.
Sul piano nazionale il tema resta presidiato dall'Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica, l'organismo consultivo previsto dall'articolo 15 del decreto legislativo 66/2017, ricostituito con decreto ministeriale n. 185 del 10 settembre 2024 e insediatosi il 1° aprile 2025, come comunicato dal Ministero: ne fanno parte le associazioni più rappresentative nel campo dell'inclusione, gli studenti e altri soggetti pubblici e privati. È la sede in cui si discutono gli indirizzi futuri, ma eventuali aggiornamenti delle indicazioni operative diventeranno vincolanti solo con un atto ufficiale del Ministero. Fino ad allora, per docenti e famiglie il punto di riferimento restano la legge 170/2010 e le linee guida del 2011.




