Chi ha lavorato per anni nella scuola con una catena di supplenze annuali può chiedere al giudice del lavoro un risarcimento in denaro per l'abuso dei contratti a termine: serve aver superato i 36 mesi di servizio e presentare un ricorso, perché nessun indennizzo arriva in automatico. Negli ultimi mesi le sentenze favorevoli a docenti e personale ATA si sono moltiplicate, con condanne del Ministero dell'Istruzione e del Merito che in alcuni casi superano le diverse decine di migliaia di euro.
La logica è semplice: il contratto a termine dovrebbe coprire un'esigenza temporanea, come la sostituzione di un collega assente. Quando invece lo stesso lavoratore viene richiamato anno dopo anno per coprire un posto che resta stabilmente scoperto, i giudici parlano di uso distorto del precariato. È una condizione che riguarda docenti curricolari, insegnanti di religione cattolica e personale ATA.
Cosa hanno deciso i giudici
Le pronunce arrivano da tribunali di tutta Italia. A La Spezia un docente di scuola secondaria ha ottenuto, in un ricorso seguito dalla FLC CGIL, oltre 18mila euro oltre a interessi e rivalutazione. A Napoli, con una sentenza del Tribunale del Lavoro pubblicata il 23 giugno scorso, il Ministero è stato condannato a versare a una maestra un'indennità pari a quattro mensilità dell'ultima retribuzione. Gli importi cambiano molto da caso a caso, perché dipendono dalla gravità dell'abuso e dalla durata complessiva del precariato.
A fare da riferimento è la Corte di Cassazione, che con una pronuncia di fine novembre 2025 ha chiarito un punto importante per gli insegnanti di religione, ma con effetti che il sindacato estende a tutti i precari: aver partecipato a un concorso riservato non cancella il diritto al risarcimento, perché un concorso offre solo una possibilità di assunzione, non sana l'abuso già avvenuto. In altre parole, il danno da anni di precarietà resta anche per chi nel frattempo è entrato in ruolo.
Quanto si può ottenere
Il quadro economico è stato ridisegnato dal cosiddetto "decreto salva-infrazioni" del 2024, adottato dopo i rilievi della Commissione europea sull'inadeguatezza delle tutele italiane. La norma prevede che, in caso di abuso, il giudice possa riconoscere un'indennità compresa tra un minimo di quattro e un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento.
Per i precari storici, con molti anni di servizio alle spalle, le stime sindacali parlano di cifre che possono superare i 40mila euro, sebbene si tratti di valori indicativi: l'importo definitivo lo stabilisce il singolo giudice. È bene diffidare di chi promette importi certi a tavolino.
Chi può fare ricorso
Secondo le indicazioni dei sindacati, possono valutare il ricorso i lavoratori della scuola statale che abbiano accumulato più di 36 mesi di servizio, anche non continuativi, con contratti a tempo determinato (fino al 31 agosto o al 30 giugno) su posti non legati a una semplice sostituzione. La condizione si verifica soprattutto per il personale docente, ma riguarda anche gli ATA.
Il ricorso non è automatico né collettivo: va presentato individualmente al giudice del lavoro. Per questo le organizzazioni di categoria mettono a disposizione l'assistenza legale, spesso gratuita per gli iscritti salvo il contributo unificato eventualmente dovuto. Per inquadrare la propria posizione conviene rivolgersi alla FLC CGIL, all'ANIEF o agli altri sindacati attivi su questo fronte.
Cosa serve e cosa fare adesso
Il primo passo è recuperare la documentazione del proprio servizio. In genere occorre:
- copia di tutti i contratti a tempo determinato stipulati con le scuole statali;
- un attestato dei servizi di insegnamento o di lavoro, da richiedere alla segreteria della scuola;
- i dati utili a ricostruire l'anzianità complessiva.
Attenzione a un aspetto pratico: il diritto al risarcimento può prescriversi. Alcuni sindacati invitano a tutelare la propria posizione con una formale comunicazione al Ministero, da inviare entro i termini previsti dopo la scadenza dell'ultimo contratto, così da non perdere il diritto in attesa di decidere se procedere. Anche per questo è utile farsi seguire da un patronato o da un legale di categoria prima di muoversi.
Il testo della norma sulle sanzioni per l'abuso dei contratti pubblici è consultabile su Normattiva. Resta sullo sfondo la questione politica: i sindacati chiedono da tempo che il legislatore intervenga con un percorso di stabilizzazione, anziché lasciare ai singoli tribunali il compito di rimediare, caso per caso, a un precariato che dura da decenni.
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