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TFR e TFS scuola: nuovi tempi di pagamento dal 2027

TFR e TFS scuola: nuovi tempi di pagamento dal 2027

Chi andrà in pensione per raggiunti limiti di età a partire dal 2027 riceverà la liquidazione (TFS o TFR) dopo 9 mesi anziché 12: tre mesi di attesa in meno. È la novità principale riepilogata dall'INPS per i dipendenti pubblici, scuola compresa. Attenzione però a un punto che genera molta confusione: il taglio dei tempi non vale per tutti e non anticipa nulla nel 2026. Vediamo chi ne beneficia davvero e chi resta fuori.

Cosa cambia, in concreto

Oggi un dipendente pubblico che lascia il servizio per raggiunti limiti di età attende 12 mesi prima di vedersi pagare la prima (o unica) rata della buonuscita, con erogazione entro i tre mesi successivi. Dal 1° gennaio 2027 quel termine di attesa scende a 9 mesi. La modifica nasce dalla legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) ed è stata sistematizzata dall'INPS in una circolare di fine marzo che mette in ordine tutti i termini in base alla causa di cessazione.

La logica è quella sollecitata negli anni anche dalla Corte costituzionale: accorciare l'attesa almeno per chi esce avendo raggiunto l'età pensionabile, non per scelta anticipata.

Chi ne beneficia e chi no

Il punto decisivo è la data in cui si maturano i requisiti pensionistici, non quella in cui esce la circolare. La riduzione a 9 mesi riguarda solo chi matura il diritto alla pensione di vecchiaia (o lascia per limiti di servizio o collocamento a riposo d'ufficio) dal 1° gennaio 2027 in poi. Chi raggiunge i requisiti entro il 31 dicembre 2026 resta con i 12 mesi di prima.

Restano fuori dal taglio, e continuano a seguire i tempi più lunghi, diverse situazioni molto comuni:

  • Pensione anticipata e uscite agevolate: nessuna accelerazione automatica.
  • Dimissioni volontarie e licenziamento: l'attesa resta nell'ordine dei 24 mesi.
  • Fine di un contratto a tempo determinato: la liquidazione arriva dopo 12 mesi.

Fanno eccezione, con tempi molto più rapidi, i casi di decesso o inabilità: qui il pagamento resta fissato entro 105 giorni dalla cessazione. Invariate anche le regole di rateizzazione: la prestazione si incassa in un'unica soluzione fino a 50.000 euro, in due rate per importi superiori a 50.000 e inferiori a 100.000 euro, e in tre rate per importi pari o superiori a 100.000 euro.

Il nodo specifico della scuola

Per il personale scolastico c'è una particolarità da tenere a mente. La cessazione dal servizio, infatti, è fissata al 1° settembre, inizio dell'anno scolastico, anche quando i requisiti pensionistici maturano entro il 31 dicembre dello stesso anno. È il meccanismo della "finestra" unica di uscita che da sempre regola docenti e ATA di ruolo.

Questo significa che, per capire se rientri nei 9 mesi o ancora nei 12, conta il momento in cui maturi il diritto secondo le regole ordinarie. Per chi punta alla pensione di vecchiaia, dal 2027 il riferimento anagrafico sale leggermente: 67 anni e un mese, per effetto dell'adeguamento alla speranza di vita per il biennio 2027-2028.

Cosa fare adesso

Niente di urgente: non c'è una domanda da presentare per ottenere i tempi ridotti, perché la nuova regola si applica d'ufficio a chi rientra nei requisiti. Se sei vicino all'uscita, la cosa utile è una sola: verifica la data esatta in cui maturi i requisiti e la causale con cui lascerai il servizio, perché da lì dipende se attenderai 9 o 12 mesi. Un controllo della propria posizione tramite patronato o tramite i servizi INPS aiuta a evitare brutte sorprese sui tempi di incasso.

Per chi ha bisogno di liquidità prima della scadenza, resta inoltre attiva la possibilità di chiedere l'anticipo della buonuscita tramite il finanziamento garantito dallo Stato, presentando istanza all'INPS. I dettagli aggiornati sono nella comunicazione ufficiale dell'Istituto, consultabile sul portale INPS dedicato a TFS e TFR.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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