Con l'arrivo dell'estate e lo svolgimento delle ultime prove d'esame, il tema del benessere termico all'interno degli istituti scolastici torna prepotentemente al centro del dibattito nazionale. Oggi, sabato 27 giugno 2026, mentre migliaia di studenti stanno ultimando i colloqui orali della Maturità in aule spesso surriscaldate, le proposte per una riforma strutturale dell'edilizia scolastica si fanno più urgenti. In questo scenario, l'analisi di Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, offre una soluzione innovativa: la depavimentazione delle aree esterne per trasformare le scuole da "isole di calore" a oasi di refrigerio naturale.
L'effetto "termosifone" dei cortili scolastici
Secondo l'esperto, l'eccessiva presenza di asfalto e cemento nelle pertinenze degli istituti agisce come un vero e proprio accumulatore termico. Durante la giornata di ieri, venerdì 26 giugno 2026, le superfici impermeabili hanno trattenuto calore fino a raggiungere temperature prossime ai 50 gradi, continuando a rilasciarlo anche durante le ore notturne. Questo fenomeno impedisce il naturale raffrescamento degli edifici, rendendo l'ambiente interno poco idoneo allo studio e al lavoro di docenti e personale ATA, specialmente durante le sessioni d'esame che si protraggono fino al pomeriggio inoltrato.
La proposta di Pileri non si limita alla semplice piantumazione di alberi, ma prevede un intervento radicale di depavimentazione (desealing). L'obiettivo è rimuovere gli strati di asfalto per ripristinare la permeabilità del suolo. Un terreno "vivo", profondo almeno 50-60 centimetri, funziona infatti come una spugna naturale capace di trattenere l'umidità e abbassare sensibilmente la temperatura percepita ad altezza uomo, garantendo un microclima più salubre per l'intera comunità scolastica.
Verso una scuola resiliente: il ruolo del MIM e degli enti locali
La trasformazione degli spazi aperti scolastici si inserisce nel solco delle linee guida del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) relative al piano "Rigenerazione Scuola". Con la chiusura dei cantieri legati al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il cui termine ultimo è fissato proprio per il 2026, molti enti locali — Comuni e Province, proprietari degli immobili — sono chiamati a valutare interventi di mitigazione climatica che vadano oltre la manutenzione ordinaria.
La sfida per i Dirigenti Scolastici e per le amministrazioni è superare la logica dell'emergenza, spesso basata sull'installazione di condizionatori che, pur offrendo sollievo immediato, aumentano i consumi energetici e le emissioni di calore all'esterno. La depavimentazione dei cortili rappresenta invece una misura di mitigazione passiva, coerente con gli obiettivi di transizione ecologica e con le necessità di sicurezza sul lavoro sollevate dai sindacati di categoria, come FLC CGIL e CISL Scuola, che da tempo chiedono ambienti scolastici più sani e dignitosi.
Prospettive per l'anno scolastico 2026/2027
In vista della ripresa delle attività prevista per settembre 2026, la discussione sulla vivibilità degli edifici non riguarda solo il comfort estivo, ma anche la prevenzione di patologie legate allo stress termico. Investire nella "scuola-giardino" significa ridurre i costi sociali e sanitari nel lungo periodo, migliorando al contempo la didattica all'aperto. Resta ora da capire quanti istituti, entro l'inizio del prossimo ciclo scolastico, riusciranno ad avviare questi piani di rigenerazione urbana, trasformando i vecchi parcheggi asfaltati in aree verdi permeabili a beneficio di studenti e personale.
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