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Maturità 2026: voto in condotta e ricorsi sull'ammissione

Maturità 2026: voto in condotta e ricorsi sull'ammissione

Con la Maturità 2026 il voto in condotta diventa un fattore decisivo: serve almeno il 6 in comportamento per essere ammessi all'esame, mentre per accedere al massimo dei crediti scolastici occorre un voto pari o superiore a 9. È la principale novità introdotta dalla riforma voluta dal ministro Giuseppe Valditara, e proprio dalle nuove regole sull'ammissione stanno già nascendo i primi contenziosi dopo gli scrutini di giugno.

Cosa cambia per l'ammissione all'esame

Le regole sono fissate dalla Legge 1° ottobre 2024 n. 150 e dall'Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026, che disciplina l'Esame di Stato del secondo ciclo per l'anno scolastico 2025/2026. L'articolo 4 dell'OM 54/2026 fissa una serie di requisiti cumulativi per i candidati interni: tutti devono essere rispettati, non basta soddisfarne la maggioranza.

Tra questi requisiti rientrano la frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, la partecipazione alle prove INVALSI, lo svolgimento delle ore di formazione scuola-lavoro e, appunto, il voto in condotta.

Le soglie del voto in condotta

Il comportamento, dopo la riforma, incide in modo diretto sul percorso d'esame. Ecco come funzionano le diverse soglie secondo la normativa vigente:

  • Condotta inferiore a 6: comporta la non ammissione all'Esame di Stato, indipendentemente dalla media nelle altre materie e dai crediti accumulati.
  • Condotta pari a 6: l'ammissione è consentita, ma il candidato deve presentare e discutere all'orale un elaborato critico di cittadinanza attiva su un tema assegnato dal Consiglio di classe.
  • Condotta pari o superiore a 9: è la condizione necessaria per accedere al punteggio massimo della propria fascia di credito scolastico.

Il credito scolastico, ricorda il Ministero dell'Istruzione e del Merito, pesa fino a 40 punti su 100 sul voto finale: per chi punta al massimo, il comportamento conta quanto una prova scritta.

Quali sanzioni bloccano l'ammissione

Non tutte le sanzioni disciplinari comportano la non ammissione. Secondo l'OM 54/2026, rilevano in particolare le sanzioni comminate ai sensi dell'art. 4, commi 6 e 9-bis dello Statuto delle studentesse e degli studenti (DPR 24 giugno 1998 n. 249 e successive modifiche), nei casi più gravi di comportamenti offensivi, violenti o lesivi della dignità delle persone. La valutazione concreta spetta comunque al Consiglio di classe in sede di scrutinio.

Perché stanno aumentando i ricorsi

Proprio il nuovo peso della condotta è all'origine dei primi contenziosi. Come ha osservato l'avvocato Dino Caudullo, presidente della Sidels (Società Italiana di Diritto e Legislazione Scolastica), l'introduzione di nuovi requisiti per l'ammissione può aprire ulteriori fronti di contenzioso, perché il comportamento assume un valore determinante e può precludere l'esame anche a studenti con un percorso positivo. Secondo gli esperti, la gestione del voto di condotta diventa uno strumento delicato nelle mani dei Consigli di classe, dato che una valutazione severa può avere conseguenze pesanti sul futuro dello studente.

I provvedimenti adottati dagli organi collegiali della scuola sono atti definitivi e quindi impugnabili davanti al TAR entro 60 giorni, oppure con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni, come ricordato anche dalle indicazioni operative diffuse negli scorsi anni dagli Uffici Scolastici Regionali. I termini decorrono dalla pubblicazione all'Albo dei risultati di scrutini ed esami.

Ammissione con riserva: come funziona

Nei casi più urgenti è possibile rivolgersi al TAR chiedendo una misura cautelare. Il giudice amministrativo può sospendere in via cautelare la non ammissione e disporre l'ammissione con riserva, consentendo allo studente di sostenere comunque l'esame in attesa della decisione nel merito. I tempi sono molto stretti: il ricorso cautelare va presentato prima dell'inizio delle prove.

La giurisprudenza, va precisato, considera il merito della valutazione collegiale generalmente insindacabile: il ricorso ha concrete possibilità di successo soprattutto in presenza di vizi formali o procedurali documentati, come motivazione insufficiente, errori nel computo delle assenze o irregolarità nella composizione dell'organo collegiale.

Cosa fare adesso

Per le famiglie che intendono contestare l'esito dello scrutinio, gli esperti di diritto scolastico indicano alcuni passaggi:

  • Richiedere alla segreteria l'accesso agli atti (verbale dello scrutinio finale e degli scrutini intermedi), diritto garantito dalla Legge 7 agosto 1990 n. 241: la scuola risponde entro 30 giorni.
  • Verificare l'esistenza di eventuali vizi procedurali nella delibera di non ammissione.
  • Valutare con un legale specializzato in diritto amministrativo l'eventuale istanza di riesame al dirigente o il ricorso al TAR.
  • Agire con tempestività: tra la pubblicazione degli esiti e l'inizio delle prove i tempi sono ridottissimi.

Aggiornamento giugno 2026: con le prove scritte svolte il 18 e 19 giugno e i colloqui orali avviati dal 23 giugno, i primi ricorsi legati agli scrutini sono già stati depositati. Restano da attendere le decisioni cautelari dei TAR sulle ammissioni con riserva.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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