Si è svolto giovedì 7 maggio lo sciopero nazionale dell'intera giornata proclamato dalla FLC CGIL, insieme a CUB SUR e SGB, per il personale docente, ATA e dirigente in servizio negli istituti tecnici e in tutti gli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore in cui è presente l'indirizzo tecnico. La mobilitazione, indetta contro il riordino della filiera tecnico-professionale previsto dal D.M. 29/2026, ha registrato secondo i dati diffusi dal sindacato adesioni significative nelle principali città italiane.
Lo sciopero era stato proclamato il 27 aprile 2026 con prot. 131/2026 ed esteso, con successiva nota del 30 aprile (prot. 134/2026), a tutto il personale degli IIS che ospitano indirizzi tecnici. La giornata di astensione è confluita anche nelle azioni promosse, sempre per il 7 maggio, da COBAS SCUOLA, COBAS SCUOLA SARDEGNA, USB PI e SCUOLA, FISI e Sindacato sociale di base, già attivi nella giornata di sciopero del 6 maggio. Il quadro completo delle proclamazioni è stato riepilogato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito nell'Avviso n. 47 del 28 aprile 2026, aggiornato il 30 aprile.
I dati di adesione diffusi dai sindacati
Secondo le rilevazioni comunicate nel corso della giornata dalla FLC CGIL Emilia-Romagna, le adesioni nelle scuole tecniche della regione hanno superato il 70% in numerosi istituti. All'IIS Aldini Valeriani di Bologna l'adesione ha superato l'80%; al Paolini Cassiano di Imola, all'ITI Guerra di Rimini e al Meucci di Modena ha raggiunto il 70%; al Garibaldi-Da Vinci di Cesena il 60%. Il dato più alto è stato registrato all'ITI Baldini di Ravenna, con il 95,5%, mentre l'ITIS di Piacenza è rimasto chiuso. Adesioni più contenute, intorno al 30%, sono state segnalate all'I.S. Meloni di Parma e all'ITI Copernico di Ferrara. Manifestazioni e presidi si sono svolti in diverse città: il presidio nazionale era stato fissato a Roma, in piazza Santi Apostoli, alle ore 10.
Le motivazioni della protesta: il D.M. 29/2026
Al centro della mobilitazione c'è il riordino degli istituti tecnici disposto dal D.M. 29/2026, che si applicherà alle classi prime a partire dall'anno scolastico 2026/2027. Il sindacato chiede il ritiro del provvedimento o, in subordine, il rinvio della sua applicazione, denunciando una revisione degli ordinamenti che a suo avviso penalizza diversi insegnamenti, incide sugli organici e produce ricadute sulla qualità della didattica. Tra le criticità segnalate figurano la riduzione di ore in alcune discipline, il rischio di soprannumerarietà per il personale docente e l'impatto sui profili ATA. Nella documentazione diffusa per lo sciopero, la FLC CGIL aveva richiamato anche le osservazioni espresse dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nella seduta plenaria del 10 aprile 2026.
Le richieste sindacali e la posizione del Ministero
Gianna Fracassi, segretaria generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, alla vigilia della mobilitazione aveva definito la riforma "sbagliata e dannosa per la qualità dell'istruzione pubblica". Tra le rivendicazioni del sindacato rientrano anche il rinnovo del CCNL 2025-2027, ritenuto inadeguato rispetto all'andamento dell'inflazione, e il superamento del precariato attraverso il ripristino del doppio canale di reclutamento.
Il tavolo di conciliazione tra Ministero del Lavoro, Ministero dell'Istruzione e del Merito e FLC CGIL si era concluso con esito negativo prima della proclamazione dello sciopero. Nella giornata del 7 maggio, secondo quanto comunicato dalla stessa FLC CGIL, l'amministrazione ha aperto a un confronto su misure di tutela degli organici e delle discipline limitatamente al primo biennio di applicazione, soluzione giudicata però dal sindacato di natura temporanea e non strutturale. Il quadro normativo del diritto di sciopero resta disciplinato dall'articolo 40 della Costituzione, dalla Legge 146/1990 e dall'Accordo del 2 dicembre 2020 sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali.
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