Quattro alunni con disabilità restano a casa in Veneto perché mancano gli operatori socio-sanitari. L'appello che nessuno ascolta

Quattro alunni con disabilità restano a casa in Veneto perché mancano gli operatori socio-sanitari. L'appello che nessuno ascolta

A Valdagno, in provincia di Vicenza, quattro bambini con disabilità non sono andati a scuola. Non perché fossero malati, non perché le famiglie avessero scelto di tenerli a casa, non perché le lezioni fossero sospese per il referendum. Sono rimasti a casa perché gli operatori socio-sanitari che avrebbero dovuto assisterli in classe si sono dimessi. E nessuno li ha sostituiti. È una notizia piccola, di quelle che non arrivano mai in prima pagina. Ma racconta una crisi enorme.

La vicenda è emersa grazie all'intervento del consigliere regionale veneto Carlo Cunegato, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha incontrato un gruppo di lavoratrici del settore a Schio raccogliendo le loro testimonianze. Quello che ha sentito ha convinto anche lui che la parola giusta non è "disagio" o "criticità" — le parole di chi vuole dire senza dire — ma emergenza. Una scuola primaria di Valdagno si è trovata improvvisamente senza operatori di supporto per quattro alunni con disabilità certificata. Le dimissioni non erano state programmate. La sostituzione non c'è stata. I bambini, per qualche giorno, hanno semplicemente smesso di andare a scuola.

Perché gli operatori se ne vanno: 800 euro al mese e contratti che si interrompono quando il bambino è assente

Il problema non è un caso isolato. È la conseguenza di un sistema di appalto che da anni rende il lavoro dell'operatore socio-sanitario a scuola uno dei meno appetibili del settore. Cunegato ha reso pubblici i numeri che le lavoratrici gli hanno dato: retribuzioni medie intorno agli 800 euro mensili. Non è un errore di trascrizione. Ottocento euro al mese per un lavoro che richiede una qualifica professionale specifica, competenze relazionali e assistenziali certificate, e la capacità di seguire bambini con bisogni complessi per sei ore al giorno.

A questo si aggiunge un meccanismo contrattuale che aggrava ulteriormente la situazione: in molti casi il contratto degli operatori è basato sul conteggio delle ore effettive di servizio. Questo significa che quando il bambino che seguono è assente per malattia, l'operatore non viene pagato. Una settimana di influenza del bambino è una settimana di stipendio non percepita dall'adulto che lavora. Il risultato è che chi può permettersi di cercare un'altra occupazione — in una cooperativa di pulizie, in un supermercato, ovunque ci sia un contratto meno precario — lo fa. E il posto rimane vuoto.

La Gilda degli Insegnanti di Venezia, in un comunicato di febbraio 2026, aveva già documentato "numerosissime segnalazioni" sulla carenza di OSS e assistenti all'autonomia nelle scuole pubbliche del Veneto, con situazioni in cui i docenti si trovano a supplire a mansioni "non di propria competenza" per non lasciare i bambini senza sorveglianza. "Senza personale specializzato, l'inclusione resta soltanto un principio astratto", aveva scritto la Gilda.

Il diritto che esiste sulla carta e manca nella realtà

L'Italia è formalmente uno dei Paesi europei con il sistema di inclusione scolastica più avanzato. La Legge 104/1992, il Decreto Legislativo 66/2017 e la successiva Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità — ratificata dall'Italia nel 2009 — stabiliscono con chiarezza che ogni alunno con disabilità ha diritto all'assistenza necessaria per frequentare la scuola. Non è facoltativo. Non dipende dalle risorse disponibili nel singolo Comune. È un diritto.

Ma il diritto scritto in una legge vale quanto i professionisti disponibili a garantirlo. E quando quei professionisti si dimettono perché non riescono a vivere con quello stipendio, il diritto esiste sulla carta e non esiste nella realtà. Le famiglie di Valdagno non hanno potuto presentare denuncia per violazione del diritto all'istruzione dei propri figli: hanno solo dovuto riorganizzare la loro giornata lavorativa per stare a casa con bambini che avrebbero dovuto essere a scuola.

Le richieste al Consiglio regionale

Cunegato ha depositato emendamenti al bilancio regionale e presentato interrogazioni formali in Consiglio regionale con tre obiettivi precisi. Il primo è la copertura totale del servizio durante l'intero anno solare, non solo durante le ore di lezione effettive. Il secondo è la riforma dei contratti, eliminando il meccanismo del pagamento a ore effettive e introducendo contratti stabili che garantiscano una retribuzione continuativa. Il terzo è un aumento delle risorse economiche destinate alla figura professionale degli operatori, per rendere il settore competitivo rispetto ad altri comparti del mercato del lavoro.

Sono richieste ragionevoli. La risposta istituzionale, per ora, non c'è stata.

Il Garante: "L'assistenza va garantita sempre". Il Governo: "L'operatore scolastico arriverà nel 2027"

Il 5 marzo 2026 il Garante dei diritti delle persone con disabilità ha emesso la Raccomandazione n. 02, ribadendo che l'assistenza igienico-personale agli alunni non autosufficienti deve essere garantita durante l'orario scolastico, senza eccezioni. La raccomandazione è arrivata perché le eccezioni ci sono, eccome: ci sono scuole dove i collaboratori scolastici si rifiutano di svolgere mansioni igienico-assistenziali per le quali non si sentono formati, e dove mancano sia gli OSS che le figure alternative.

Il Ministero dell'Istruzione ha risposto a questa situazione annunciando l'introduzione di una nuova figura professionale, l'operatore scolastico, specificamente formata per l'assistenza agli alunni con disabilità. Data prevista: 2027. Nel frattempo, ha tagliato 2.174 collaboratori scolastici. Le famiglie di Valdagno non possono aspettare il 2027.

Il problema è anche una questione di formazione

Dietro la carenza di operatori c'è anche un problema di accesso alla qualifica professionale. Diventare OSA — Operatore Socio-Assistenziale — richiede un percorso formativo specifico che non tutti riescono a seguire per ragioni di tempo, costi o organizzazione. Eppure è una delle figure professionali più richieste in questo momento in tutto il territorio nazionale, e non solo nelle scuole: case di riposo, strutture residenziali, assistenza domiciliare cercano continuamente personale qualificato che non trovano.

Chi volesse intraprendere questo percorso professionale — o aggiornare una qualifica già esistente — può farlo anche online. Formacenter Academy offre un corso OSA online con attestato riconosciuto, pensato per chi lavora e non può permettersi di frequentare corsi in presenza a orari fissi. Il corso copre tutte le competenze richieste per operare nell'assistenza socio-sanitaria: igiene e cura della persona, assistenza agli anziani e alle persone con disabilità, relazione di aiuto e comunicazione con l'utente e la famiglia. Puoi trovare tutte le informazioni e iscriverti direttamente qui: Corso OSA – Operatore Socio-Assistenziale.

Quattro bambini a casa a Valdagno. Centinaia di scuole in Veneto con organici insufficienti. Un Garante che raccomanda ciò che la legge già prescrive. Un Ministero che promette per il 2027 quello che serve adesso. E operatori che guadagnano 800 euro al mese per un lavoro che nessuna legge, da sola, riesce a garantire.

Vincenzo Schirripa

Autore di NewsIstruzione