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A Napoli apre "Terzo Tempo": il primo bar d'Italia con baristi con disabilità dentro una scuola pubblica

A Napoli apre "Terzo Tempo": il primo bar d'Italia con baristi con disabilità dentro una scuola pubblica

Apre oggi, martedì 19 maggio 2026 alle ore 11, dentro l'Istituto di Istruzione Superiore "Francesco Saverio Nitti" di Fuorigrotta a Napoli, "Terzo Tempo": il primo bar d'Italia interamente gestito da persone con disabilità all'interno di una scuola pubblica. Non un tirocinio, non un laboratorio protetto, ma un'impresa sociale autonoma in cui i baristi – ragazze e ragazzi con sindrome di Down e lievi deficit cognitivi – avranno un contratto regolare e una busta paga.

Quasi quindici anni di percorso

Il progetto porta la firma de "La Bottega dei Semplici Pensieri", associazione fondata a Quarto, nell'area metropolitana di Napoli, nel 2012 e attiva da allora nella formazione professionale di giovani con disabilità cognitive. La sede storica è Casa Mehari, bene confiscato alla criminalità organizzata diventato negli anni un presidio di legalità, lavoro e inclusione. Sotto la guida della presidente Mariolina Trapanese – di recente insignita dell'onorificenza di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana – l'associazione segue oggi oltre trenta giovani in percorsi professionali autentici che spaziano dalla cucina all'agricoltura sociale, dal servizio bar all'accoglienza, fino alla produzione artigianale.

"Terzo Tempo" rappresenta il terzo capitolo di un cammino lungo quasi tre lustri. Nel 2016 nacque il "Kè Bar" all'interno della Multicenter School di Pozzuoli, esperienza di formazione permanente. Da quell'esperienza prese poi forma "Brindisi Solidale", primo street bar itinerante d'Italia gestito da persone con disabilità, su un'ApeCar attrezzata che porta il servizio in eventi e cerimonie. Oggi il salto: dalla formazione al servizio sul territorio, fino all'impresa sociale stabile dentro una scuola pubblica.

Baristi con un contratto vero, non simboli

L'aspetto che rende "Terzo Tempo" un unicum nel panorama italiano è la natura del rapporto di lavoro. I baristi sono stati formati dalla Bottega e sono assunti dalla Cooperativa Sociale La Quercia Rossa, con regolare contratto e retribuzione. Una scelta precisa, rivendicata dall'associazione: "I nostri ragazzi non saranno lì come simbolo, ma come baristi", ha sintetizzato la presidente Trapanese nella presentazione del progetto. Una formula come questa – un'impresa sociale autonoma, condotta da lavoratori adulti con disabilità all'interno di una scuola pubblica statale – non risulta attualmente attiva altrove sul territorio nazionale.

Il progetto si è concretizzato grazie a un protocollo d'intesa siglato tra l'associazione, l'Istituto Nitti e la Città Metropolitana di Napoli, con il contributo della Fondazione Prosolidar – ETS, e nasce dunque dall'incontro tra il terzo settore, l'ente locale e l'autonomia scolastica.

Il significato del nome

"Terzo Tempo" richiama il momento simbolico del rugby in cui, terminata la partita, le due squadre avversarie si siedono allo stesso tavolo per condividere il dopo-gara: l'agonismo lascia il posto alla convivialità. È un'immagine forte, scelta per evocare il senso di una comunità che abbatte le distanze non con un convegno, ma con un caffè preso al banco. Il nome è anche, letteralmente, il terzo capitolo della storia della Bottega, dopo il "Kè Bar" e "Brindisi Solidale".

La scuola pubblica come spazio di inclusione quotidiana

La scelta di un istituto superiore come sede non è secondaria. Significa portare l'inclusione davanti agli occhi di centinaia di studenti ogni giorno, trasformarla in paesaggio, in abitudine, in normalità vissuta e non solo enunciata. Per un sedicenne che ogni mattina ordina un caffè a un coetaneo con sindrome di Down, l'esperienza diventa una mappa del mondo più larga, costruita non sui libri ma sul bancone di un bar dentro la propria scuola.

La cerimonia di inaugurazione, fissata per le ore 11 di stamattina presso l'Istituto Nitti in viale John Fitzgerald Kennedy, segnerà un passaggio nuovo per la scuola pubblica italiana: il momento in cui una formula d'inclusione lavorativa, immaginata anni fa in un bene confiscato di Quarto, entra a pieno titolo dentro un'aula scolastica e diventa quotidianità.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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