Hai già aperto il cedolino di marzo su NoiPA? Ecco perché trovi meno soldi — e non è un errore
Il cedolino di marzo 2026 è già visibile su NoiPA da qualche giorno, e molti docenti e collaboratori scolastici lo hanno già aperto trovandosi con un importo netto inferiore rispetto a gennaio o febbraio. I soldi arriveranno in banca lunedì 23 marzo, ma la sorpresa è già lì, in quei numeri sullo schermo. Non è un errore. Non è stato tagliato niente. Non hanno sbagliato a calcolare gli aumenti del nuovo contratto. Quello che è successo ha un nome preciso: tornano le addizionali regionali e comunali IRPEF. Succede ogni anno, puntuale come l'equinozio di primavera, eppure ogni marzo è lo stesso allarme collettivo nei gruppi WhatsApp dei docenti di tutta Italia.
L'accredito avverrà lunedì 23 marzo per docenti e personale ATA con contratto a tempo indeterminato o determinato fino al 30 giugno o al 31 agosto 2026. Chi ha un contratto di supplenza breve o saltuaria segue un calendario di emissioni speciali distinto. Il cedolino completo — con il dettaglio di lordo, trattenute e indennità — è già consultabile nell'area riservata di NoiPA tramite SPID, CIE o CNS.
Perché gennaio e febbraio sembravano più ricchi
Per capire il meccanismo bisogna sapere come funziona la tassazione locale nel pubblico impiego. Nel settore privato le addizionali regionali e comunali vengono trattenute a partire da gennaio, spalmate su dodici mensilità. Nel pubblico impiego — e quindi per tutti i dipendenti pagati tramite NoiPA, docenti e ATA inclusi — il calendario è diverso: le addizionali partono da marzo e finiscono a novembre, in nove rate di pari importo. Gennaio e febbraio, quindi, arrivano "puliti" da queste trattenute, e questo li fa sembrare più ricchi del solito. Da marzo in poi lo stipendio netto incorpora anche questa voce fiscale, e la differenza si sente.
Ma non è solo una rata: a marzo si sovrappongono in realtà due componenti. La prima è il saldo delle addizionali relative all'anno precedente — cioè quanto ancora dovuto sul 2025, calcolato in sede di conguaglio a febbraio e spalmato sulle mensilità successive. La seconda è l'acconto dell'addizionale per l'anno in corso, il 2026. Le due voci si sommano e il risultato è una trattenuta che, a seconda del Comune di residenza e del reddito, può oscillare tra i 20 e i 60 euro mensili.
Quanto pesano le addizionali: dipende da dove abiti
L'addizionale regionale IRPEF ha un'aliquota fissata da ogni Regione e varia da un minimo dell'1,23% a punte che in alcune regioni superano il 3%. L'addizionale comunale è deliberata anno per anno da ogni Comune e può essere zero nei Comuni virtuosi o arrivare allo 0,8% nei capoluoghi di provincia più gravosi. La somma delle due voci si applica al reddito imponibile dell'anno precedente.
Il risultato pratico è che un docente che abita a Milano pagherà addizionali diverse rispetto a uno che risiede a Palermo o a Reggio Calabria. Chi è in una Regione con aliquota alta e in un Comune che ha deliberato l'aliquota massima può trovare una differenza di anche 50-60 euro rispetto alla busta paga di febbraio. Chi invece risiede in un piccolo Comune che applica l'aliquota minima o prevede esenzioni per redditi medio-bassi sentirà l'impatto in modo più contenuto.
Il confronto con gennaio e febbraio: perché quei mesi sembravano più ricchi
Quest'anno c'è un elemento in più che renderà il confronto tra i mesi ancora più confuso per chi non segue le vicende contrattuali. Dal 1° gennaio 2026 sono entrati in vigore i nuovi stipendi tabellari del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, sottoscritto definitivamente il 23 dicembre 2025. Gli aumenti lordi mensili vanno da circa 120 a oltre 200 euro a seconda dell'anzianità e del grado di scuola. A gennaio sono stati pagati anche gli arretrati contrattuali accumulati, con arretrati medi intorno ai 1.500 euro netti. A febbraio è arrivata l'una tantum prevista dal contratto: 111,70 euro netti per i docenti, 270,70 euro per il personale ATA, riconosciuta a chi aveva un rapporto di lavoro in essere entro il 31 dicembre 2023.
Il cedolino di marzo, quindi, si confronta con mesi che avevano componenti straordinarie: arretrati a gennaio, una tantum a febbraio. A marzo lo stipendio torna alla sua struttura ordinaria, ma con le addizionali in più. Il risultato visivo sarà un numero netto inferiore rispetto a quei mesi eccezionali, anche se la retribuzione mensile ordinaria è in realtà aumentata rispetto a un anno fa.
Cosa trovare nel cedolino di marzo: le voci da controllare
Per capire esattamente cosa è successo nel proprio cedolino si può accedere a NoiPA tramite SPID, CIE o CNS e consultare la sezione "Consultazione cedolino" selezionando il mese di marzo 2026. Il documento si articola in due parti: la prima mostra il riepilogo con l'importo netto; la seconda il dettaglio analitico voce per voce. Le voci da cercare sono Addizionale regionale IRPEF e Addizionale comunale IRPEF nella sezione delle ritenute fiscali. Confrontarle con il cedolino di febbraio aiuta a capire esattamente quanti euro in meno pesano queste trattenute nel proprio caso specifico.
Nel cedolino di marzo è presente anche una novità positiva: un incremento della Retribuzione Professionale Docenti (RPD) del 5%, mentre per il personale ATA salgono del 10% sia il Compenso Individuale Accessorio che altri elementi accessori previsti dal nuovo CCNL. Si tratta di voci che vanno nella direzione opposta rispetto alle addizionali, ma che nella maggior parte dei casi non riusciranno a compensare pienamente il peso fiscale di questa mensilità.
Chi non ha ancora ricevuto l'una tantum
C'è una categoria di lavoratori che nel cedolino di marzo potrebbe trovare una sorpresa positiva: chi non ha ancora ricevuto l'una tantum da 111,70 euro (docenti) o 270,70 euro (ATA) nelle mensilità precedenti. NoiPA ha programmato emissioni speciali dedicate a questo recupero nel corso del mese. Chi non la trovasse nel cedolino ordinario può verificare nella sezione "Consultazione Pagamenti" del portale eventuali emissioni speciali andate in accredito separatamente. In caso di ulteriori dubbi, il riferimento è la segreteria scolastica del proprio istituto.
E il contratto del prossimo anno?
Mentre i docenti si preparano ad aprire il cedolino di marzo con qualche apprensione, all'ARAN sono ripartite le trattative per il rinnovo del CCNL 2025-2027. Il ministro Valditara ha confermato che la parte economica punta a essere chiusa entro il 1° aprile, con un aumento di circa 140 euro lordi mensili e il pagamento degli arretrati. Sullo sfondo restano aperte la questione della Carta del docente — ridotta quest'anno a 383 euro anziché 500 — e quella dei buoni pasto, mai entrati nel contratto per mancanza di copertura finanziaria. Ma almeno, da aprile in poi, l'addizionale torna alla sua rata normale. Senza straordinari.