Dal 2013, con l'introduzione del manuale diagnostico DSM-5, è ufficialmente riconosciuta la possibilità di una doppia diagnosi di autismo e Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) nello stesso individuo. Per i docenti e il gruppo classe, la compresenza dei due disturbi richiede un'osservazione attenta e l'adeguamento delle strategie didattiche e degli strumenti di pianificazione, come il Piano Educativo Individualizzato (PEI) o il Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Come riportato da Voce della Scuola, la sovrapposizione tra le due condizioni è frequente: una meta-analisi condotta da Meng-Chuan Lai e colleghi su The Lancet Psychiatry stima la presenza dell'ADHD in circa il 28% delle persone autistiche, mentre uno studio successivo a cura di Ying Rong e colleghi indica una prevalenza che raggiunge il 38,5%.

Osservazione in classe e segnali da cogliere

L'insegnante non ha compiti diagnostici, ma riveste un ruolo fondamentale nel rilevare comportamenti ricorrenti e fornirne una traccia documentata ai servizi specialistici e alle famiglie.

  • Distrazione persistente: la difficoltà di concentrazione si manifesta anche durante attività di forte interesse per l'alunno;
  • Impulsività marcata: tendenza a interrompere, rispondere prima del tempo o agire d'impulso in modo costante;
  • Irrequietezza motoria: un bisogno continuo di movimento che differisce dalle tipiche stereotipie dell'autismo;
  • Difficoltà organizzative: smarrimento di materiali o dimenticanza dei compiti, anche in presenza di routine ben strutturate.

Nel dialogo con i genitori è opportuno mantenere un approccio descrittivo e non etichettante. Laddove la famiglia desideri effettuare un primo approfondimento orientativo prima del consulto con la neuropsichiatria infantile, può essere segnalato l'utilizzo di strumenti di screening gratuiti e anonimi, come il portale testadhd.it (basato per gli adulti sulla scala ASRS dell'OMS), fermo restando che il risultato non costituisce una diagnosi e richiede sempre la valutazione dello specialista.

Inquadramento normativo: PEI o PDP?

  • Alunno con certificazione ai sensi della Legge 104/1992: il riferimento resta il Piano Educativo Individualizzato (PEI). Qualora sia presente la compresenza di ADHD, le relative strategie per l'attenzione e l'autoregolazione vanno integrate all'interno del PEI stesso.
  • Alunno con ADHD senza certificazione Legge 104: l'ADHD non rientra tra i DSA disciplinati dalla Legge 170/2010. Tuttavia, la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 lo inserisce tra i disturbi evolutivi specifici nell'ambito dei Bisogni Educativi Speciali (BES). Ai sensi della Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013, il consiglio di classe può deliberare l'adozione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), motivandone le ragioni.
  • Nota MIUR prot. 4089 del 15 giugno 2010: costituisce la linea guida specifica per gli accorgimenti didattici legati all'ADHD, sottolineando l'importanza del raccordo costante tra scuola, famiglia e specialisti.

Strategie didattiche raccomandate

Per sostenere l'apprendimento in presenza di autismo e ADHD.

  • Impiegare agende visive e definire routine giornaliere trasparenti;
  • Fornire consegne brevi, sequenziali e supportate da immagini;
  • Programmare pause attive e incarichi pratici per canalizzare il bisogno di movimento;
  • Monitorare gli stimoli sensoriali nell'ambiente classe per prevenire il sovraccarico;
  • Utilizzare rinforzi positivi immediati a supporto dei comportamenti corretti;
  • Strutturare con cura i momenti di transizione tra una lezione e l'altra.

Come sottolineato dagli esperti del settore, tra cui il professor Sven Bölte, un'inclusione efficace parte dal considerare l'alunno nella sua complessità, adattando la risposta didattica ai reali bisogni osservati sul campo.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.