Nell'anno scolastico 2027/28 la legge di bilancio consegnata in Parlamento prevede un taglio di 7.000 posti tra docenti e personale ATA. Lo denuncia il sindacato SBC, sottolineando che non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico, ma di una manovra che si somma a quelle già stabilite nel 2022 a causa del dimensionamento e della denatalità, portando il totale a regime a 15.000 posti cancellati nella scuola pubblica.

Secondo l'analisi diffusa da Libero Tassella per SBC, la giustificazione legata al calo demografico viene utilizzata per ridurre le classi e i posti di lavoro anziché diminuire il numero di alunni per classe, mantenendo così attive le classi pollaio e creando istituti comprensivi di grandi dimensioni. A ciò si aggiunge una stretta sul turn-over: dal 1° settembre 2027 le assunzioni saranno coperte solo al 75%, determinando la cancellazione di un posto ogni quattro pensionamenti.

Le conseguenze su pensioni e paritarie

Le misure previste dalla manovra incidono anche sul fronte previdenziale, con il blocco dell'indicizzazione delle pensioni per gli ex insegnanti che percepiscono un assegno pari a quattro volte il trattamento minimo, stimato in circa 2.300 euro lordi. Sul fronte economico, la nota segnala inoltre la conferma del bonus scuola di 1.500 euro destinato alle famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro che scelgono le scuole paritarie per l'anno scolastico 2027/28.

La mobilitazione e la partecipazione allo sciopero

Contro questi provvedimenti, lo sciopero proclamato per venerdì 30 ottobre ha registrato un'adesione del 7,5% tra il personale docente e ATA, lasciando il 92,5% dei lavoratori regolarmente in servizio. Per il sindacato, l'esito della mobilitazione evidenzia una scarsa opposizione della categoria alle misure restrittive contenute nella legge di bilancio.

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Fonte: Informazione Scuola