L'assegnazione di un unico insegnante di sostegno all'intero plesso scolastico, anziché direttamente al singolo studente con disabilità, solleva forti perplessità riguardo alla tenuta della personalizzazione didattica e della continuità educativa. Questa è la linea critica sostenuta dal sindacato Anief in risposta all'ipotesi formulata dal professor Dario Ianes, la quale suggerisce l'introduzione di una figura condivisa per tutti gli alunni con necessità speciali presenti nello stesso istituto.
Stando alle valutazioni del sindacato, l'impostazione proposta sembrerebbe rispondere prioritariamente a logiche di contenimento della spesa pubblica. Per l'Anief la vera urgenza resta l'immissione in ruolo di cinquantamila insegnanti attualmente precari, impiegati su posti in deroga con contratti a termine, così da garantire stabilità e risposte qualificate alle necessità dei ragazzi.
«Una soluzione di questo tipo non soddisferebbe le esigenze peculiari dell'alunno con disabilità», afferma il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico. Secondo l'organizzazione sindacale, trasformare il docente in una risorsa generica del plesso potrebbe compromettere il percorso individuale di crescita formativa e disperdere le ore assegnate sulla base delle necessità certificate.
L'Anief avanza la richiesta di convertire stabilmente in organico di diritto quei posti di sostegno attivati in via eccezionale per due anni consecutivi. Tale misura, oggetto di una proposta di modifica al decreto Scuola 170-2026, punta a trovare applicazione a partire dal prossimo anno scolastico, in attesa delle circolari, così da arginare il fenomeno delle supplenze reiterate. L'iniziativa mira inoltre a prevenire i ritardi nell'assegnazione dei docenti all'avvio delle lezioni, richiamando la legge 104/1992 e i pronunciamenti della Consulta circa la necessità di dimensionare le risorse in base alle reali condizioni degli studenti.
Le critiche legali al modello di plesso
Anche l'avvocato Walter Miceli, legale specializzato in questioni scolastiche, muove obiezioni al sistema prospettato, facendo notare che il monte ore stabilito nei piani educativi individualizzati rischierebbe di trasformarsi in un fondo comune gestito autonomamente dalla dirigenza, passibile di essere frazionato tra più allievi e sezioni secondo criteri puramente organizzativi.
Ad avviso di Miceli, vincolando la dotazione organica al numero dei plessi piuttosto che alle certificazioni, l'inserimento di nuovi alunni non farebbe scattare l'incremento automatico del personale, introducendo di fatto un tetto massimo alle ore di sostegno e allontanandosi dal principio della corrispondenza tra fabbisogno effettivo e supporto erogato. Il professionista richiama la sentenza n. 80 del 2010 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo un tetto invalicabile alle ore destinate agli studenti con disabilità grave.
