I livelli medi di apprendimento dei quindicenni in lettura, matematica e scienze registrano una flessione storica su scala internazionale. L'ultima rilevazione del programma Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment), pubblicata l'8 settembre 2026 e condotta su 760mila studenti in 91 Paesi, fotografa una contrazione generalizzata delle competenze di base nell'area dei Paesi industrializzati, con l'Italia che riesce a limitare i danni rispetto ai principali partner europei pur mostrando criticità specifiche nella fascia degli studenti ad alto rendimento.

Il quadro internazionale: flessione decennale e letture superficiali

Stando alle analisi comparative, i quindicenni valutati nell'ultima rilevazione mostrano, in media, i risultati più bassi registrati dal 2006, anno a partire dal quale sono disponibili misurazioni confrontabili per tutte e tre le discipline. Nell'intera area Ocse, la percentuale di studenti che non raggiunge la soglia minima di competenza in nessuna delle tre materie è salita al 20%, rispetto al 16% registrato nel 2022.

I ricercatori evidenziano che la contrazione non può essere addebitata esclusivamente alle chiusure scolastiche durante la pandemia, trattandosi di un trend discendente avviato già negli anni precedenti. Tra i fattori determinanti emergono la progressiva digitalizzazione e l'incremento del tempo trascorso davanti agli schermi.

Il segretario generale dell'Ocse, Mathias Cormann, ha richiamato l'attenzione sull'uso consapevole degli strumenti digitali, avvertendo che la tecnologia e l'intelligenza artificiale possono supportare i percorsi didattici «solo se usate con uno scopo preciso e non come sostituti di attenzione, impegno e comprensione».

Il fenomeno si riflette in modo marcato sulle abitudini di lettura. Dal report emerge un calo della lettura per piacere e una minore tenuta nella comprensione dei testi. Dal 2018 a oggi risultano quasi raddoppiati i cosiddetti hasty readers (lettori frettolosi): studenti che scorrono rapidamente i brani e rispondono in velocità, accumulando errori derivanti da scarsa concentrazione o lettura frammentaria.

Il confronto sui punteggi e il posizionamento dell'Italia

Il confronto sul lungo periodo (rispetto al 2012) segnala un arretramento marcato soprattutto nell'area della comprensione del testo, dove la media Ocse complessiva è scesa da 502 a 466 punti. Tra tutti i Paesi partecipanti, l'unico incremento statisticamente significativo è stato rilevato in Qatar.

  • Italia: -15 punti rispetto al 2012;
  • Spagna: -37 punti;
  • Germania: -42 punti;
  • Francia: -49 punti.

Prendendo in esame i risultati medi nelle singole discipline, la scuola italiana si posiziona sopra la media Ocse nella lettura e si allinea ai valori internazionali in scienze (-3 punti dalla media) e in matematica (-1 punto dalla media).

I punti critici: poche eccellenze e forte peso dello status sociale

L'analisi qualitativa della distribuzione dei punteggi in Italia mette in luce due elementi strutturali su cui si concentra l'attenzione del mondo dell'istruzione.

Il primo elemento riguarda la quota di studenti eccellenti (livelli di competenza 5 e 6), ossia coloro che dimostrano di saper applicare autonomamente e creativamente le nozioni scientifiche anche in contesti inediti. In scienze, solo il 4,4% degli studenti italiani raggiunge i livelli più alti della scala, a fronte di una media Ocse pari al 7,7%. Si tratta di un valore che non mostra variazioni significative rispetto alle precedenti rilevazioni, confermando una storica difficoltà del sistema nel valorizzare la parte alta della distribuzione.

Il secondo fattore determinante è l'incidenza delle condizioni socio-economiche di partenza. Nei test scientifici, il quartile di studenti italiani economicamente più avvantaggiato ha ottenuto un distacco di 80 punti rispetto al quarto di studenti più svantaggiato. La condizione familiare d'origine spiega da sola l'11% della varianza nei risultati ottenuti.

Un segnale positivo riguarda invece la parità di genere nelle materie scientifiche. Il divario tra ragazzi e ragazze in Italia si è progressivamente ridotto fino ad azzerarsi a livello statistico: se nel 2015 i ragazzi avevano un vantaggio medio di 17 punti in scienze, nell'ultima indagine la differenza si è ridotta a 3 punti, una discrepanza non statisticamente rilevante che conferma il trend già osservato nel 2018 e nel 2022.