Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito il percorso per la valutazione dei dirigenti scolastici per il prossimo anno scolastico. Con la pubblicazione del Decreto Interdipartimentale n. 1879 del 7 agosto 2026, vengono fissati i criteri e i traguardi che i presidi dovranno raggiungere nel periodo 2026/2027 per vedersi riconosciuta la retribuzione di risultato.

Il provvedimento, arrivato a pochi giorni dall'informativa sindacale dello scorso 29 luglio, delinea un sistema di misurazione delle performance che tiene conto sia di standard nazionali che di specificità territoriali. La valutazione non riguarderà però tutti gli incarichi: il decreto precisa infatti che la procedura non si applica ai dirigenti con incarico di reggenza.

La struttura del punteggio: obiettivi nazionali e regionali

Il sistema di valutazione per l’anno scolastico 2026/2027 si articola su una scala di punteggi che mira a bilanciare le priorità del Ministero con le esigenze locali gestite dagli Uffici Scolastici Regionali (USR). La ripartizione dei punti è così strutturata:

  • Obiettivi nazionali (70 punti): Definiti nell'Allegato A del decreto, riguardano le priorità strategiche del sistema d'istruzione italiano, come l'innovazione didattica, l'inclusione e il successo formativo.
  • Obiettivi regionali (10 punti): Definiti nell'Allegato B, variano da regione a regione per rispondere alle necessità specifiche dei diversi territori.
  • Comportamenti professionali e organizzativi (fino a 20 punti): Questi non costituiscono una valutazione extra-numerica, ma assegnano un preciso punteggio numerico che si somma agli 80 punti degli obiettivi nazionali e regionali per comporre il voto finale.

Il sistema di valutazione prevede che il punteggio totale sia espresso in centesimi (100 punti totali). In base al punteggio ottenuto, il dirigente scolastico viene collocato in una delle quattro fasce di valutazione finali: Ottimo (da 80 a 100 punti), Buono (da 55 a 79 punti), Sufficiente (da 31 a 54 punti) e Insufficiente/Mancato raggiungimento (fino a 30 punti). Tale classificazione è essenziale per determinare la quota della retribuzione di risultato spettante.

Gli obiettivi specifici saranno assegnati formalmente dai Direttori Generali degli USR entro la fine di agosto 2026. Durante tutto l'anno scolastico, i dirigenti potranno monitorare i propri progressi attraverso una piattaforma dedicata, dove i dati acquisiti dal sistema informativo del Ministero verranno progressivamente integrati.

Cosa cambia per l'inclusione e i CPIA

Rispetto alle bozze iniziali presentate ai sindacati, il testo definitivo del decreto ha recepito alcune modifiche tecniche volte a rendere la valutazione più flessibile. Una delle novità più rilevanti riguarda l'inclusione scolastica.

Inizialmente era previsto un criterio rigido di tipo "Sì/No" basato sul completamento di almeno quattro interventi specifici. La versione finale del decreto ha invece abbassato la soglia e introdotto una valutazione graduata che premia anche il raggiungimento parziale degli obiettivi:

Numero di interventi effettuati Punteggio assegnato
3 o più interventi 1,0
2 interventi 0,5
1 intervento 0,2
Nessun intervento 0

Altre novità riguardano i CPIA (Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti), per i quali è stata introdotta una disciplina specifica relativa all'orientamento, e una formulazione più ampia per quanto concerne i progetti di innovazione, che permetterà di valorizzare una gamma più vasta di iniziative intraprese dalle scuole.

Le differenze territoriali e il monitoraggio degli USR

L’Allegato B del decreto evidenzia una marcata eterogeneità tra le diverse regioni italiane. Ogni USR ha infatti individuato un obiettivo specifico del peso di 10 punti. L'analisi del provvedimento mostra come alcune regioni abbiano optato per indicatori di tipo percentuale o graduato, mentre altre siano rimaste legate a criteri booleani (ovvero il semplice raggiungimento o meno dell'obiettivo).

Questa diversità richiederà un attento monitoraggio per evitare che si creino disparità di trattamento tra i dirigenti scolastici a seconda della regione in cui prestano servizio. L'obiettivo dichiarato dal Ministero è quello di garantire equità e coerenza a un sistema che deve valutare la qualità dell'azione dirigenziale in contesti socio-economici molto differenti.

Le questioni ancora aperte

Nonostante l'introduzione di alcuni correttivi, le organizzazioni sindacali, tra cui Dirigentiscuola, hanno espresso riserve su alcuni nodi strutturali che rimangono irrisolti. In particolare, viene contestata la mancata "neutralizzazione" di fattori esterni non imputabili al dirigente (come carenze strutturali degli edifici o ritardi degli enti locali) che possono influenzare i risultati della scuola.

Un altro timore riguarda il carico burocratico: la necessità di documentare ogni passaggio nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF) per ottenere il punteggio rischia di trasformare la valutazione in un mero adempimento formale, anziché in uno strumento di miglioramento della qualità didattica. I sindacati continuano inoltre a chiedere che alla valutazione della performance corrisponda un completamento della perequazione retributiva, per allineare gli stipendi dei presidi a quelli degli altri dirigenti della Pubblica Amministrazione.

Per consultare i dettagli del provvedimento e gli allegati con gli obiettivi specifici, è possibile fare riferimento alla sezione dedicata sul portale ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Sintesi delle scadenze e dei punti chiave

  • 7 agosto 2026: Pubblicazione del Decreto Interdipartimentale n. 1879.
  • Entro fine agosto 2026: Gli USR assegnano formalmente gli obiettivi ai singoli dirigenti.
  • Anno scolastico 2026/2027: Monitoraggio continuo sulla piattaforma ministeriale.
  • Esclusioni: Il sistema non si applica ai dirigenti in reggenza.