Quasi la totalità dei dirigenti scolastici italiani ha superato con successo la valutazione negli ultimi cicli scolastici. Sebbene i dati ufficiali definitivi per l'anno 2024/2025 siano ancora in fase di consolidamento in attesa di comunicazioni ministeriali certe, le tendenze emerse dai monitoraggi mostrano una percentuale di "promossi" che storicamente si attesta intorno al 99,89%, riaccendendo un dibattito mai sopito sull'efficacia dei sistemi di misurazione della performance nella Pubblica Amministrazione e, nello specifico, nel settore dell'istruzione.
Mentre le scuole si preparano alla riapertura di settembre, il dato sulla valutazione dei presidi solleva dubbi sulla reale capacità del sistema di distinguere il merito e di premiare l'eccellenza gestionale e didattica. Con una percentuale di valutazioni non positive estremamente esigua, il meccanismo sembra configurarsi più come un atto dovuto che come uno strumento di miglioramento della qualità scolastica.
I numeri della valutazione: un plebiscito burocratico
Secondo le analisi condotte sui dati relativi ai cicli di valutazione più recenti, la quasi totalità dei dirigenti scolastici ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Il processo, che coinvolge i Nuclei di Valutazione e si basa su diversi indicatori — dalla gestione amministrativo-contabile alla capacità di leadership orientata all'apprendimento — ha prodotto un esito pressoché unanime.
L'intero procedimento e la struttura dei nuclei di valutazione dei dirigenti scolastici trovano il proprio quadro normativo di riferimento nel d.lgs. 165/2001 e nelle successive modifiche, che disciplinano l'organizzazione del lavoro pubblico e la responsabilità dirigenziale. Tali norme stabiliscono che la valutazione debba essere effettuata da nuclei composti da esperti, spesso coordinati dal sistema ispettivo, per garantire l'imparzialità e la coerenza del giudizio rispetto alle direttive ministeriali vigenti.
Nello specifico, il dato del 99,89% comprende sia chi ha ottenuto il massimo punteggio sia chi si è attestato su livelli comunque pienamente sufficienti per l'ottenimento della retribuzione di risultato. Questo scenario non è nuovo al mondo della scuola, ma la conferma di percentuali così vicine alla totalità spinge le sigle sindacali e le associazioni di categoria a interrogarsi sulla natura stessa del procedimento.
Le ragioni della polemica: merito o adempimento?
Il nodo della questione non risiede nella preparazione dei dirigenti, generalmente ritenuta elevata, quanto nella struttura della valutazione stessa. Molti osservatori ed esperti del settore evidenziano come il sistema attuale sia eccessivamente incentrato sulla conformità burocratica. In sostanza, se il dirigente produce la documentazione richiesta e rispetta le scadenze formali, la valutazione positiva è quasi automatica.
Le critiche principali riguardano tre aspetti fondamentali:
- Mancanza di differenziazione: Se quasi tutti ottengono lo stesso risultato, il premio di produzione perde la sua funzione incentivante.
- Autoreferenzialità: Molti degli obiettivi sono legati a processi interni che il dirigente stesso coordina, rendendo difficile una valutazione esterna e oggettiva dell'impatto reale sulla qualità dell'offerta formativa.
- Carico documentale: Il processo richiede una mole di lavoro amministrativo che spesso sottrae tempo alla gestione diretta della comunità scolastica, senza produrre benefici tangibili per studenti e docenti.
Il ruolo del Ministero e le prospettive future
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, ha più volte ribadito l'intenzione di riformare i criteri di valutazione per renderli più aderenti alla realtà delle singole istituzioni scolastiche. Tuttavia, le rilevazioni più recenti suggeriscono che la strada verso un sistema realmente meritocratico è ancora lunga.
Per i prossimi cicli scolastici, restano in vigore le procedure consolidate, sebbene si attendano nuove circolari applicative che potrebbero introdurre correttivi per evitare l'appiattimento dei giudizi. Il rischio, segnalato da diverse parti sociali, è che una valutazione "per tutti" finisca per demotivare proprio quei dirigenti che operano in contesti difficili e che meriterebbero un riconoscimento specifico per i risultati ottenuti sul campo.
"Il sistema di valutazione deve smettere di essere un mero esercizio di compilazione di tabelle e diventare un'opportunità di crescita professionale," commentano alcune voci del mondo sindacale, sottolineando come la retribuzione di risultato sia ormai percepita come una parte fissa dello stipendio piuttosto che come un bonus legato alla performance effettiva.
Cosa cambia per i dirigenti scolastici
Al momento, per i presidi in servizio, l'esito positivo della valutazione garantisce l'erogazione dei premi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per l'area istruzione e ricerca. Nonostante le polemiche, dal punto di vista amministrativo la procedura si è conclusa regolarmente per la stragrande maggioranza dei professionisti.
In vista del prossimo ciclo, è consigliabile che i dirigenti continuino a monitorare le indicazioni fornite dagli Uffici Scolastici Regionali (USR) e dal portale ufficiale del MIM, dove verranno pubblicati gli aggiornamenti sulle modalità di rendicontazione sociale e sui nuovi descrittori di performance che il Ministero intende implementare per superare l'attuale stallo burocratico.
La sfida per il futuro resta quella di coniugare l'autonomia scolastica con una responsabilità (accountability) reale, capace di trasformare il "99,89% di promossi" da un dato statistico controverso a una reale attestazione di qualità del sistema scolastico italiano.




