Dal prossimo settembre tre scuole del Friuli Venezia Giulia iniziano a insegnare in italiano e in tedesco insieme. Si tratta di una sperimentazione della durata di otto anni, autorizzata dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, che parte dalla scuola dell'infanzia e dalla prima primaria e, anno dopo anno, arriverà fino alla secondaria di primo grado. Per ora coinvolge una sola sezione o classe per ciascun plesso: riguarda quindi le famiglie delle aree germanofone della Carnia e dei comuni di montagna, oltre ai docenti di tedesco.
Il via libera è arrivato con il decreto ministeriale n. 102 del 4 giugno 2026, che chiude l'iter avviato mesi fa dalla Regione. Prima del decreto era arrivato, il 22 maggio scorso, il parere favorevole all'unanimità del Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI).
Dove parte e come funziona
Gli istituti coinvolti sono tre comprensivi della montagna friulana: il "Michele Gortani" di Comeglians, il "Val Tagliamento" di Ampezzo e il "Jacopo Linussio-Angelo Matiz" di Paluzza. Le comunità interessate sono quelle di lingua tedesca di Paluzza, Sappada e Sauris/Zahre.
Il modello scelto è quello del CLIL (Content and Language Integrated Learning): non si tratta di un'ora in più di tedesco, ma dell'uso del tedesco come lingua veicolare per insegnare alcune materie del programma normale. In pratica, alcuni contenuti vengono spiegati direttamente in tedesco, così i bambini imparano la lingua usandola, e non solo studiandola. L'avvio dalle fasce più piccole (infanzia e primaria) serve proprio a costruire la competenza linguistica gradualmente, per poi allargarla alle medie negli anni successivi.
Sul piano formale, il percorso rientra tra le sperimentazioni previste dall'art. 11 del d.P.R. 275/1999 sull'autonomia scolastica, e si collega alla tutela costituzionale delle minoranze linguistiche. È il motivo per cui non parte come ordinamento definitivo, ma appunto come progetto pluriennale da verificare nel tempo.
Perché se ne parla
L'iniziativa è nata dalla Regione, che l'ha portata avanti valorizzando lo Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia e la presenza storica di comunità germanofone sul territorio. Secondo l'assessora regionale all'Istruzione Alessia Rosolen, è la prima volta che si arriva a un modello di questo tipo nel primo ciclo, pensato non come esperienza isolata ma come progetto strutturale di lungo periodo.
Per far partire le classi già dal prossimo anno scolastico, la Regione ha attivato collaborazioni con la Sovrintendenza scolastica in lingua tedesca di Bolzano e con la Bildungsdirektion della Stiria, in Austria, così da poter contare su esperti madrelingua che affianchino i docenti di classe nell'uso del tedesco durante le lezioni. In parallelo è stato aperto un tavolo con le Università di Udine e Trieste per formare, in prospettiva, insegnanti dell'infanzia e della primaria con competenze specifiche in tedesco.
Il nodo dei docenti
La parte più delicata riguarda proprio chi insegnerà. Nel dare il suo via libera, il CSPI ha apprezzato il progetto per il valore che ha nella tutela del plurilinguismo, ma ha anche segnalato alcune criticità pratiche da non sottovalutare.
Il primo punto è organizzativo. L'ipotesi di utilizzare docenti della classe di concorso A-22 (Italiano, storia, geografia nella secondaria di primo grado non è quella per il tedesco: la questione richiamata dal CSPI riguarda l'impiego di personale sui posti di potenziamento) si scontra, secondo il Consiglio, con i tempi degli organici: le operazioni per l'anno scolastico 2026/2027 sono già in fase avanzata, e le scuole potrebbero avere difficoltà a reperire in tempo utile i docenti giusti. Non è nemmeno scontato che i tre istituti abbiano posti di potenziamento liberi da destinare al progetto.
Il secondo punto è la formazione: il CSPI chiede un piano strutturato e coordinato per i docenti già in servizio, da avviare prima dell'inizio delle lezioni, per garantire qualità e continuità. Infine, poiché i tre comprensivi hanno oggi quadri orari e piani didattici diversi tra loro, il Consiglio invita a costruire un modello condiviso e confrontabile, così che la sperimentazione produca risultati leggibili e paragonabili tra le sedi.
Cosa aspettarsi ora
L'autorizzazione è il primo passo, non l'ultimo: la vera partita si giocherà sull'attuazione, cioè sulla capacità di portare in aula docenti formati, orari coerenti e strumenti seri per valutare gli esiti. Per le famiglie dei tre territori, il cambiamento concreto arriva con l'avvio dell'anno scolastico: dettagli su iscrizioni e organizzazione delle classi coinvolte saranno definiti dai singoli istituti comprensivi, che restano il riferimento diretto per chi vuole capire come funzionerà nella propria scuola.
Trattandosi di un percorso di otto anni, sarà interessante seguirne le tappe: se il modello reggerà sul fronte degli organici e della formazione, potrà diventare un riferimento anche per altre realtà plurilingui del Paese.




