Aule troppo calde a giugno e troppo fredde a gennaio non sono una fatalità: nel 2026 esistono fondi pubblici per isolare gli edifici scolastici, sostituire vecchie caldaie e abbassare le bollette. La cosa più importante da sapere, però, è chi può usarli: non è la scuola a presentare domanda, ma l'ente proprietario dell'edificio — il Comune per infanzia, primarie e medie, la Provincia o la Città metropolitana per le superiori. Chi lavora o manda i figli a scuola non attiva la pratica in prima persona, ma può segnalare la necessità all'ente giusto.

Il tema è tornato d'attualità dopo l'ondata di calore di fine giugno, che in molte zone ha reso le ultime settimane di lezione ed esami davvero pesanti, soprattutto per i più piccoli. Da qui l'interesse crescente, in vista del prossimo anno scolastico, per gli interventi che rendono gli edifici più vivibili: cappotto termico, infissi nuovi, impianti più efficienti.

Il Conto Termico 3.0: fino al 100% per le scuole

Lo strumento più concreto in questo momento è il Conto Termico 3.0, l'incentivo statale gestito dal GSE. Non è una detrazione fiscale spalmata in dieci anni, ma un contributo a fondo perduto versato direttamente sul conto dell'ente. Per le scuole pubbliche il vantaggio è notevole: la copertura, di norma fino al 65% della spesa, può arrivare fino al 100% dei costi ammissibili proprio per gli edifici scolastici, gli ospedali e gli immobili dei piccoli Comuni.

Copre interventi come l'isolamento termico, la sostituzione degli infissi, le schermature solari e i nuovi impianti (pompe di calore, solare termico, caldaie a biomassa efficienti). Le domande si presentano online sul PortalTermico del GSE, attivo dallo scorso febbraio. In primavera lo sportello ha vissuto una fase molto intensa — la mole di richieste ne aveva imposto una chiusura temporanea a marzo, con riapertura ad aprile — segno di quanto i Comuni abbiano apprezzato la possibilità di finanziare le scuole senza anticipare l'intera spesa. Il quadro completo e le regole sono sul sito del GSE dedicato al Conto Termico.

I bandi regionali e i fondi per l'edilizia scolastica

Accanto all'incentivo nazionale ci sono i bandi delle Regioni, che spesso mettono insieme sicurezza sismica, adeguamento antincendio e proprio l'efficientamento energetico. Un esempio recente arriva dal Friuli Venezia Giulia, che in questi giorni ha aperto un avviso per i Comuni destinato alle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado, con domande da presentare fino ai primi di settembre. È il tipo di misura in cui l'energia rientra tra le voci finanziabili, insieme al superamento delle barriere architettoniche e alla messa a norma degli impianti.

Sul fronte nazionale continuano inoltre gli interventi legati al PNRR per la messa in sicurezza e la riqualificazione degli edifici scolastici, tra i cui obiettivi c'è anche il miglioramento delle classi energetiche e la riduzione dei consumi. Sono cantieri gestiti dagli enti locali, con tempistiche e priorità decise a livello ministeriale e regionale: per una singola scuola ricadono nella programmazione del proprietario dell'immobile, non in una domanda che l'istituto possa avviare da solo.

Perché conviene (anche alla didattica)

Al di là dei numeri, il punto pratico è semplice: un edificio ben isolato è più fresco d'estate, più caldo d'inverno e costa meno da gestire. Meno spese di riscaldamento e raffrescamento significano risorse che restano disponibili per altro, e aule più confortevoli aiutano concentrazione e benessere di studenti e personale. Vale la pena ricordare che, secondo i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica citati in più occasioni, una parte rilevante degli edifici italiani ha ancora infissi datati e prestazioni energetiche basse: il margine di miglioramento è ampio.

Cosa può fare chi lavora nella scuola

Se in un istituto il problema del caldo o del freddo è ricorrente, la strada utile non è aspettare, ma portare la questione a chi ha il potere di intervenire:

  • Segnalare al Comune o alla Provincia lo stato dell'edificio: sono loro i proprietari e gli unici a poter candidare la scuola ai bandi o al Conto Termico.
  • Coinvolgere il dirigente scolastico e il consiglio d'istituto, che possono formalizzare la richiesta e sollecitare l'ente locale.
  • Chiedere all'ufficio tecnico comunale se l'edificio è già stato inserito in un piano di finanziamento o se ci sono interventi in programma.

I fondi, insomma, ci sono e sono più accessibili che in passato, soprattutto per le scuole. La differenza la fa la tempestività con cui gli enti proprietari decidono di usarli — e una segnalazione dal basso, arrivata al momento giusto, può aiutare a far partire una pratica che altrimenti resterebbe in fondo alla lista.