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Docenti sui social: «Basta progettifici, ridateci la didattica»

Docenti sui social: «Basta progettifici, ridateci la didattica»

Sui social, in questi giorni, la protesta dei docenti italiani si fa sempre più insistente. Sfoghi, post lunghissimi, commenti che raccolgono migliaia di reazioni: a tenere banco non è una singola riforma o una specifica circolare, ma una denuncia di fondo che attraversa ogni ordine e grado di scuola. La didattica vera è stata svuotata, sostituita da una proliferazione di progetti che non lasciano nulla agli studenti, mentre i ragazzi escono dalla scuola sempre meno preparati. Il grido è chiaro: basta progettifici, si torni a insegnare.

Una protesta che cresce di giorno in giorno

Basta scorrere Facebook, Instagram o i gruppi professionali di categoria per accorgersi che qualcosa si è rotto. Gli insegnanti raccontano giornate consumate tra registri elettronici, verbali, modulistica, progetti PNRR, formazione obbligatoria, riunioni, incontri con le famiglie e adempimenti amministrativi di ogni tipo. Quel che resta per il vero mestiere, fatto di lezioni preparate con cura, di correzione consapevole degli elaborati, di relazione educativa con la classe, sembra essere diventato il residuo di una giornata già divorata da altro. La lamentela non è nuova, ma negli ultimi giorni ha assunto toni più decisi e ha trovato una sponda anche fra docenti che fino a poco tempo fa preferivano il silenzio.

Quando i progetti svuotano la didattica

Tra le denunce più condivise emerge un punto che molti docenti considerano centrale: i progetti, così come vengono spesso concepiti oggi, stanno svuotando la didattica fino quasi a cancellarla. Al posto di un insegnamento solido e strutturato si è affermato un metodo superficiale che privilegia attività frammentate e prive di reale contenuto. Molti di questi progetti, denunciano gli insegnanti, non lasciano nulla agli studenti se non confusione e disorientamento, tanto che alla fine del percorso scolastico molti ragazzi hanno perso i riferimenti fondamentali del sapere. La parola d’ordine è diventata l’iniziativa esterna, l’evento, il bando da intercettare, mentre il tempo della lezione si riduce progressivamente.

Analfabetismo di ritorno e povertà di base

La proliferazione continua di progetti senza una reale ricaduta positiva sta contribuendo, secondo molti docenti, a un evidente analfabetismo di ritorno. Gli studenti faticano a leggere, a scrivere correttamente, a coniugare i verbi e a rispettare le regole basilari della lingua. Eppure la scuola continua a moltiplicare le iniziative invece di rafforzare le abilità linguistiche e comunicative, smarrendo sempre più la propria funzione di luogo di crescita culturale. Sono accuse pesanti, che chiamano in causa direttamente il Ministero dell’Istruzione e del Merito e una politica scolastica che da anni viene percepita come capace di moltiplicare adempimenti ma non di consolidare le competenze di base.

Dalla scuola ai progettifici

Oggi la parola didattica, scrivono molti insegnanti sui social, sembra quasi fuori moda, sia nella scuola sia nell’università. Insegnare in modo strutturato appare superato mentre si preferisce trasformare le scuole in veri e propri progettifici. In questo scenario gli studenti si perdono e la scuola rinuncia al suo compito principale, che è trasmettere conoscenze solide. Si parla continuamente di competenze senza ricordare che senza conoscenze non può esistere alcuna competenza reale. Da qui nasce, denunciano i docenti, la necessità di produrre continuamente nuovi progetti e una mole enorme di documenti che giustificano ciò che in realtà manca: una didattica seria e quotidiana.

Uno sguardo al passato, senza nostalgia ma con lucidità

In passato, ricordano molti insegnanti, la scuola non era invasa dai progetti e gli studenti uscivano più preparati. Oggi accade spesso il contrario, perché la didattica è stata messa da parte in nome di una presunta modernità. La riforma Gentile del 1923, pur con i suoi limiti riconosciuti dagli stessi docenti, ha funzionato per decenni formando generazioni capaci di incidere nella vita culturale, sociale ed economica del Paese. La scuola aveva bisogno di essere rinnovata rafforzando le conoscenze, non indebolendole. Le riforme successive, secondo questa lettura, hanno invece contribuito a farle perdere la sua identità, inseguendo modelli pedagogici esteri spesso replicati in modo approssimativo e mai realmente valutati nei loro esiti.

La scuola ridotta a piccola azienda

La scuola di oggi, denunciano i docenti, somiglia sempre più a una piccola azienda. Gli insegnanti hanno visto ridursi il loro ruolo educativo e formativo e sono schiacciati da burocrazia, adempimenti e pressioni esterne. Spesso sono costretti a rispondere più a logiche amministrative e alle richieste delle famiglie che alle reali esigenze didattiche degli studenti. PEI, PDP, relazioni iniziali e finali, verbali, schede di osservazione, prove INVALSI, monitoraggi, rendicontazioni di progetto: la giornata del docente è scandita da una catena di adempimenti che lasciano sempre meno spazio al pensiero, alla preparazione delle lezioni, alla correzione consapevole degli elaborati. In questo contesto la didattica diventa sempre più povera e con essa si impoverisce l’intera scuola.

Un grido che chiede risposte concrete

Quel che emerge dai social, dunque, non è soltanto una stagione di sfoghi individuali. È un sintomo collettivo di un sistema che ha bisogno di essere ripensato a partire dalle priorità. I docenti chiedono al Ministero di ridurre il peso degli adempimenti che non incidono sulla qualità dell’apprendimento, di stabilizzare un quadro normativo continuamente rimaneggiato, di valorizzare il tempo dedicato alla didattica vera e di restituire alla scuola la sua identità di luogo di trasmissione del sapere. Non si tratta di nostalgia, ma di un richiamo lucido alla necessità di rimettere al centro ciò che la scuola, in fondo, non ha mai smesso di essere chiamata a fare: insegnare. Se questo grido non sarà ascoltato, il rischio è che la disaffezione cresca e che a perderci, come sempre accade in questi casi, siano in primo luogo gli studenti.

🔹 Per approfondimenti normativi è possibile consultare il portale ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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