Contratto scuola: il presidente dell'ARAN annuncia la firma il 1° aprile. Quanto arriva davvero in busta paga?
Il presidente dell'ARAN Antonio Naddeo ha annunciato oggi che il 1° aprile 2026 potrebbe essere firmato l'accordo economico del contratto del comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Sul tavolo ci sono 143 euro lordi medi mensili in più e 1.600 euro di arretrati. Ma cosa significa davvero in busta paga? E quando arrivano i soldi?
È arrivata oggi, al XIII Congresso nazionale dello Snals-Confsal a Roma, una notizia che molti docenti e personale ATA aspettavano da mesi: il presidente dell'ARAN, Antonio Naddeo, ha dichiarato che entro il 1° aprile 2026 potrebbe essere firmata la parte economica del rinnovo contrattuale per il comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Un traguardo che, se raggiunto, sarebbe storico — potrebbe essere il primo contratto del settore scuola firmato prima di tutti gli altri comparti della pubblica amministrazione.
Due sono le date da segnare in agenda: il 24 marzo, quando verranno presentate le tabelle ufficiali degli aumenti per ogni categoria, e il 1° aprile, giornata fissata per la firma vera e propria dell'accordo economico.
Le cifre sul tavolo
Naddeo ha confermato che le risorse disponibili, pari a 3,3 miliardi di euro stanziati dall'atto di indirizzo firmato dai Ministri Zangrillo e Valditara, consentono di stimare un aumento medio del 5,5% degli stipendi. In termini pratici questo si traduce in circa 143 euro lordi medi mensili per i docenti e circa 104 euro lordi mensili per il personale ATA.
A questi aumenti si aggiungono gli arretrati per il biennio 2025-2026, stimati in media in 1.600 euro lordi per lavoratore. Il presidente dell'ARAN ha precisato: "Le risorse disponibili consentono di prevedere un incremento retributivo pari al 5,4%, che permetterà di aggiungere, in tempi molto rapidi, agli aumenti accordati dal contratto 2022-2024 quelli relativi al triennio 2025-2027, con il riconoscimento anche degli arretrati".
Valditara ha aggiunto una proiezione più ambiziosa: includendo tutti e tre i rinnovi contrattuali firmati da questo governo, l'aumento medio complessivo potrebbe arrivare a 416 euro mensili lordi, con arretrati totali stimati intorno ai 2.500 euro per i docenti.
Lordo e netto: la distinzione che conta
Qui bisogna fare un passo indietro e fare chiarezza, perché le cifre che circolano sono tutte al lordo. Quello che arriva realmente in tasca è sensibilmente diverso.
Su un aumento lordo di 143 euro mensili, al netto di tasse e contributi previdenziali, la maggior parte dei docenti si ritroverà con un incremento reale in busta paga compreso tra gli 85 e i 100 euro netti, variabile in base all'anzianità, alla fascia stipendiale e alla situazione fiscale personale.
Per gli arretrati il discorso è leggermente più favorevole: le somme arretrate sono soggette a tassazione separata, un meccanismo che evita l'effetto di uno scaglione IRPEF più alto e riduce l'impatto fiscale rispetto a quello che subirebbe lo stesso importo se fosse percepito nel corso dell'anno ordinario. I 1.600 euro lordi di arretrati diventano quindi, al netto, una cifra intorno ai 1.000-1.100 euro per la maggior parte dei lavoratori.
La strategia in due fasi: prima l'economia, poi le norme
L'approccio scelto dall'ARAN è lo stesso già adottato per il CCNL 2019-2021: chiudere prima la parte economica — stipendi tabellari e componenti fisse dell'accessorio — e rinviare a una fase successiva tutta la parte normativa.
Nella parte normativa, che entrerà nel vivo dopo la firma del 1° aprile, ci sono temi che il personale scolastico attende da anni: i buoni pasto (ancora assenti nel comparto scuola, a differenza degli altri settori PA), il riconoscimento del burnout come rischio professionale, il lavoro agile, la formazione incentivante, la mobilità intercompartimentale e le convenzioni per mutui e trasporti agevolati già anticipate nell'atto di indirizzo.
Anief, attraverso il presidente Marcello Pacifico, ha già messo le mani avanti: "Chiuderemo il primo aprile questa prima parte, ma questo non vuol dire che non ci saranno soldi in più. Ci saranno soldi in più se il governo metterà delle risorse nella prossima legge di bilancio". E ha aggiunto che le risorse stanziate, pur significative, non colmano il divario accumulato rispetto agli altri comparti PA — stimato in oltre 10.000 euro annui di differenza rispetto alle Funzioni Centrali.
E la FLC CGIL firmerà questa volta?
È la domanda che in molti si fanno. La FLC CGIL non ha firmato il CCNL 2022-2024, contestando l'insufficienza delle risorse. Questa volta il clima sembra diverso: Naddeo ha dichiarato che anche la Cgil "sarebbe disponibile" ad aderire all'accordo, riconoscendo che le risorse disponibili sono superiori rispetto alla tornata precedente. Ma la firma non è ancora ufficiale, e le prossime settimane diranno se l'apertura si tradurrà in un accordo unitario.
Quando arrivano i soldi in busta paga
Se la firma del 1° aprile viene rispettata, la sequenza tecnica prevede: firma dell'accordo economico all'ARAN → visto della Corte dei Conti → aggiornamento delle tabelle stipendiali su NoiPA. In condizioni ordinarie, tra la firma e l'effettivo accredito sullo stipendio passano alcune settimane. Lo scenario più ottimistico porta gli aumenti mensili nei cedolini di maggio o giugno 2026, con liquidazione degli arretrati possibilmente entro l'estate o l'autunno, sempre che i tempi tecnici non subiscano rallentamenti.
Chi lavora nella scuola conosce bene la distanza tra l'annuncio e la busta paga. Ma questa volta, con le risorse già stanziate e un calendario concordato con tutte le parti, le condizioni per rispettare le scadenze sembrano esserci. Il 24 marzo, con la presentazione delle tabelle ufficiali per categoria, sarà il momento della verità: da quella data in poi le cifre non saranno più stime, ma numeri precisi su cui i sindacati dovranno decidere se firmare o no.