La finestra è aperta dal 16 marzo al 2 aprile. Meno di due settimane per capire se si può fare domanda, raccogliere i documenti e compilare correttamente l'istanza su Istanze Online. Una guida pratica per non arrivare impreparati alla scadenza.
Dal 16 marzo 2026 sono ufficialmente aperte le domande di mobilità per i docenti per l'anno scolastico 2026/2027. La procedura è disciplinata dall'Ordinanza Ministeriale n. 43 del 12 marzo 2026, che recepisce il CCNI 2025-2028 firmato il 10 marzo. La scadenza per i docenti è il 2 aprile 2026 alle 23:59. Gli esiti saranno pubblicati il 29 maggio 2026.
Sembra una finestra ragionevole. Ma tra chi non sa ancora se ha i requisiti per partecipare, chi ha perso una deroga su cui contava e chi deve gestire contemporaneamente trasferimento e passaggio di cattedra, due settimane bastano appena se si arriva impreparati.
Chi può presentare domanda
Possono partecipare alla mobilità i docenti di ruolo a tempo indeterminato che si trovano in una delle seguenti situazioni: titolari nella stessa scuola da oltre tre anni nella medesima classe di concorso o tipologia di posto; trasferiti nella scuola di titolarità da meno di tre anni ma soddisfatti su preferenza sintetica (comune, distretto o provincia); neoimmessi in ruolo dall'anno scolastico 2023/24 o precedenti, che concludono il triennio obbligatorio proprio nel corso di quest'anno; soprannumerari o in esubero provinciale; trasferiti d'ufficio o con domanda condizionata.
Sono invece esclusi in modo assoluto — senza possibilità di deroga — i docenti che nel 2025/2026 risultano assunti a tempo determinato da GPS prima fascia sostegno, da concorso straordinario bis o da concorso PNRR in attesa di abilitazione. Non sono ancora immessi in ruolo a tutti gli effetti e la procedura non li riguarda.
Il vincolo triennale e le deroghe che cambiano
Il nodo più delicato di questa tornata riguarda le deroghe al vincolo triennale, che il nuovo CCNI 2025-2028 ha ristretto rispetto al passato in due punti precisi.
Il primo riguarda i figli: il limite di età per poter usare il ricongiungimento come motivo di deroga è sceso da 16 a 14 anni. Chi ha figli tra i 14 e i 16 anni e contava su questa clausola per potersi trasferire non ha più quella copertura.
Il secondo riguarda i genitori anziani: la deroga per il ricongiungimento al genitore over 65 è stata eliminata del tutto. Una modifica che ha colpito una platea significativa di docenti, soprattutto quelli trasferiti al Nord che speravano di tornare al Sud per assistere i genitori. Questa strada è semplicemente chiusa, almeno per questa tornata.
Le deroghe che restano valide sono: figli di età inferiore a 14 anni, disabilità personale certificata ai sensi della Legge 104, assistenza a familiare con disabilità grave, e alcune situazioni particolari previste dal contratto. Chi si trova in una di queste condizioni deve documentarla correttamente negli allegati, altrimenti la deroga non viene riconosciuta.
Le tipologie di domanda: trasferimento o passaggio di cattedra
La mobilità docenti si articola in due grandi categorie che è importante non confondere.
La mobilità territoriale riguarda chi vuole cambiare sede scolastica — stesso ordine e stessa classe di concorso — spostandosi all'interno della stessa provincia o in una provincia diversa. È la forma più comune di mobilità e quella che coinvolge il maggior numero di docenti ogni anno.
La mobilità professionale (o passaggio di cattedra) riguarda invece chi vuole cambiare classe di concorso, ordine di scuola o tipologia di posto. Richiede il possesso del titolo di accesso per la nuova classe di concorso e ha requisiti specifici che vanno verificati prima di presentare domanda.
Un punto da conoscere: se si presentano entrambe le domande — trasferimento e passaggio di cattedra — il sistema le gestisce in modo sequenziale con priorità definita dal contratto. Come per la mobilità ATA, è importante sapere in anticipo quale delle due si vuole privilegiare, perché l'accoglimento di una può escludere l'altra.
Come si compila la domanda: Istanze Online e fascicolo digitale
La domanda va compilata e inoltrata esclusivamente su Istanze Online (POLIS), raggiungibile dal portale ministeriale con credenziali SPID o CIE. Chi non è ancora registrato al portale ministeriale deve farlo prima di iniziare la procedura: la registrazione richiede tempo e non è immediata.
La principale novità di questa tornata è il fascicolo digitale del docente, una nuova sezione del portale ministeriale che consente di consultare dati anagrafici, ruolo, titolarità e servizio prestato direttamente online. L'obiettivo dichiarato è ridurre gli errori nella compilazione avendo i dati già disponibili. Entro marzo 2026 la sezione titoli sarà integrata con i dati in possesso dell'Amministrazione, ma restano aperti alcuni nodi tecnici — tra cui la mancanza degli anni di servizio precedenti al 1996/97 per chi ha iniziato la carriera dal 1990/91 — che potrebbero richiedere integrazioni manuali.
La compilazione richiede di indicare fino a 15 preferenze tra scuole, comuni, distretti e province, nell'ordine di priorità che si ritiene opportuno. L'ordine conta: la prima preferenza ha la massima probabilità di essere soddisfatta, le successive fungono da alternativa progressiva. Inserire una sola preferenza su una scuola molto richiesta senza alternative realistiche è uno degli errori più comuni, e può significare non ottenere nessun movimento.
Gli allegati: non si può improvvisare
La domanda online non basta da sola. Va accompagnata da autodichiarazioni e documentazione a supporto di ogni richiesta effettuata: anzianità di servizio, continuità del servizio, esigenze di famiglia, titoli culturali, eventuali precedenze e superamento dell'anno di prova. Chi invoca una deroga al vincolo deve allegare i documenti che la certificano. Chi chiede precedenze per motivi familiari o di disabilità deve documentarle nell'apposita sezione.
La procedura è interamente digitale: gli allegati si caricano tramite la funzione "Gestione allegati" di Istanze Online. È possibile riutilizzare documenti già caricati in anni precedenti, ma vanno verificati e aggiornati se necessario. Una domanda inviata senza allegati sufficienti viene valutata in modo ridotto o dichiarata irregolare — e a quel punto il tempo per correggere è già scaduto.
La compilazione della domanda di mobilità è una delle procedure più articolate dell'anno scolastico: normativa stratificata, deroghe che cambiano ogni tornata, sezioni interdipendenti e allegati da abbinare correttamente. Per chi vuole essere sicuro di non fare errori, madscuola.it mette a disposizione un servizio di assistenza guidata alla compilazione della domanda, pensato per il personale scolastico che vuole presentare l'istanza correttamente senza doversi destreggiare da solo tra ordinanze, codici meccanografici e moduli da allegare.
Le date da segnarsi
Il calendario della mobilità 2026/2027 per i docenti è il seguente: domande dal 16 marzo al 2 aprile 2026. Adempimenti degli uffici periferici entro il 7 maggio 2026. Pubblicazione degli esiti il 29 maggio 2026.
Per il personale educativo le domande vanno presentate dal 16 marzo al 7 aprile, con esiti il 4 giugno. Per il personale ATA dal 23 marzo al 13 aprile, esiti il 12 giugno. Per gli insegnanti di religione cattolica dal 21 marzo al 17 aprile, esiti il 5 giugno.
Cosa fare adesso, concretamente
La prima cosa da fare è verificare la propria posizione rispetto al vincolo triennale — soprattutto chi ha avuto movimenti negli ultimi due anni scolastici o contava su una delle deroghe modificate dal nuovo contratto. Scoprire di essere bloccati dopo aver già iniziato a compilare è un'esperienza scomoda e inutile.
La seconda è raccogliere tutta la documentazione necessaria prima di aprire Istanze Online: avere i documenti pronti evita interruzioni a metà compilazione e riduce il rischio di lasciare sezioni incomplete.
La terza, che vale sempre ma soprattutto quest'anno dopo il down di Istanze Online del 16 marzo, è non aspettare gli ultimi giorni. La finestra è aperta e ogni sezione compilata può essere modificata fino alla chiusura del sistema. Chi si muove con anticipo ha tempo di correggere. Chi aspetta l'ultimo momento, no.
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