Moschea in una scuola statale di Firenze: scoppia la polemica, interrogazione parlamentare al Ministro
All'istituto superiore Sassetti-Peruzzi di Firenze il preside ha concesso due aule per la preghiera islamica durante il Ramadan, separando ragazze e ragazzi in osservanza dei precetti religiosi. La notizia ha scatenato una valanga di reazioni politiche: interrogazioni parlamentari al ministro Valditara, richiesta di ispezioni ministeriali, attacchi dalla Lega, da Fratelli d'Italia e da Futuro Nazionale. Il preside difende la scelta in nome del pluralismo. Intorno al caso si è aperto un dibattito che va ben oltre Firenze.
Tutto inizia a fine febbraio 2026, nelle prime settimane del Ramadan — il mese sacro dell'Islam, che quest'anno ha preso il via il 18 febbraio. Alcuni studenti di fede musulmana dell'Istituto di Istruzione Superiore Sassetti-Peruzzi di Firenze, istituto tecnico e professionale con oltre 1.300 alunni e sedi a Firenze e Scandicci, chiedono alla dirigenza scolastica di poter disporre di uno spazio per la preghiera durante l'orario scolastico. Il dirigente scolastico Osvaldo Di Cuffa acconsente subito, individuando un locale non utilizzato da destinare a questo scopo.
La decisione inizialmente riguarda un'unica aula. Ma la preghiera islamica, nella sua forma tradizionale, prevede la separazione fisica tra uomini e donne: i precetti della haya — il concetto islamico di modestia e riservatezza — prescrivono che i due sessi non preghino nello stesso spazio. Di fronte a questa necessità, e anche con l'obiettivo dichiarato di prevenire possibili contestazioni sulla discriminazione di genere, la scuola decide di istituire due aule separate: una per i ragazzi, una per le ragazze. La notizia circola inizialmente in ambito locale, poi esplode a livello nazionale.
La posizione del preside: pluralismo e diritto allo studio
Di Cuffa ha difeso pubblicamente la propria scelta in più occasioni, con argomentazioni coerenti che rimandano direttamente ai principi costituzionali. In una dichiarazione rilasciata al quotidiano La Nazione, il preside ha spiegato che la decisione è stata adottata nel rispetto del pluralismo e della laicità della scuola e di tutti i culti presenti, richiamando esplicitamente la Costituzione. Sul profilo social dell'istituto ha poi pubblicato un comunicato in cui chiariva che la scelta non era stata ideologica né politica, ma una risposta concreta a un'esigenza di una parte degli studenti.
Il ragionamento sviluppato dal dirigente è articolato su due livelli. Il primo è pragmatico: rifiutare la richiesta avrebbe potuto portare molti studenti ad assentarsi per parecchi giorni durante il Ramadan, compromettendo il loro diritto allo studio. Concedere uno spazio, invece, ha consentito di mantenere la presenza a scuola garantendo al contempo il rispetto delle pratiche religiose. Il secondo è di principio: così come la scuola garantisce ai cristiani l'insegnamento della religione cattolica nell'orario scolastico e il riconoscimento delle festività, la stessa logica di parità di trattamento si applica alle altre confessioni.
Il Sassetti-Peruzzi è una scuola che si presenta esplicitamente come multiculturale: nel suo sito istituzionale indica come valori fondativi del modello formativo accoglienza, inclusione, ascolto e innovazione didattica. La decisione del preside è coerente con questo impostazione, e Di Cuffa l'ha rivendicata come tale.
Le interrogazioni parlamentari e la richiesta di ispettori
La reazione politica non si è fatta attendere. Rossano Sasso, deputato e capogruppo di Futuro Nazionale con Vannacci in commissione Cultura Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, ha annunciato il deposito di una interrogazione parlamentare urgente al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. L'interrogazione chiede chiarimenti sulla situazione dell'istituto fiorentino, verificando se la decisione del preside sia opportuna e formalmente rispettosa della normativa vigente nelle scuole della Repubblica.
Sasso ha evidenziato in particolare il tema della separazione fisica tra studentesse e studenti, sostenendo che la divisione delle aule per sesso configuri una forma di discriminazione nei confronti delle ragazze, in contrasto con il principio di parità di genere garantito dall'ordinamento scolastico. Il parlamentare ha anche dichiarato di ritenere che Valditara abbia già disposto l'invio di ispettori ministeriali presso l'istituto, e ha preannunciato ulteriori richieste di ispezioni parlamentari. Sasso ha anche comunicato l'intenzione di raccogliere le testimonianze di docenti della scuola che avrebbero espresso dissenso rispetto alla decisione del dirigente.
Una seconda interrogazione era stata annunciata nelle settimane precedenti da Edoardo Ziello, deputato dello stesso partito Futuro Nazionale. Alessandro Amorese, di Fratelli d'Italia, componente della Commissione Cultura della Camera, ha dichiarato che la vicenda lascia sconcertati su più piani: oltre alla scelta religiosa monocorde, nessun'altra confessione dispone di spazi fisici dedicati al culto all'interno dell'istituto.
Le accuse della Lega: doppio standard su crocifissi e Islam
La critica più sistematicamente ripetuta è quella del presunto doppio standard applicato dalla sinistra al tema religioso nelle scuole. Le europarlamentari della Lega Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, insieme al capogruppo leghista in consiglio comunale a Firenze Guglielmo Mossuto, hanno sintetizzato la posizione in una formula diretta: la sinistra combatte per la laicità quando si tratta di rimuovere crocifissi e presepi dalle classi, ma applaude all'integrazione quando un'aula pubblica diventa spazio confessionale islamico.
Il riferimento è concreto e ha una data precisa. Nelle stesse settimane in cui esplodeva il caso Sassetti-Peruzzi, a Firenze era tornata in discussione la questione dei crocifissi nelle scuole comunali. Il consigliere di opposizione Luca Santarelli di Noi Moderati aveva presentato una mozione che chiedeva l'esposizione di crocifissi e presepi in tutti gli istituti scolastici del territorio comunale. La commissione consiliare, a guida centrosinistra, aveva rigettato la proposta: la presidente dem Beatrice Barbieri aveva motivato il no sostenendo che l'intervento comunale non può sostituirsi alle scelte pedagogiche delle scuole e che la valorizzazione delle tradizioni cristiane può avvenire solo nel quadro di iniziative inclusive che rispettino tutte le sensibilità.
La sovrapposizione temporale tra i due episodi — mozione per il crocifisso respinta, aule per il Ramadan concesse — ha alimentato la narrativa del doppio standard, indipendentemente dalla diversità giuridica e istituzionale delle due situazioni: nel caso del crocifisso si discuteva di una decisione del Comune su scuole di sua competenza, nel caso del Sassetti-Peruzzi si trattava di una scelta autonoma del dirigente scolastico di un istituto superiore statale.
Il nodo della separazione per genere
L'aspetto che ha suscitato le reazioni più dure non è tanto la concessione di uno spazio per la preghiera in sé, ma la scelta — o la necessità logica — di sdoppiare quell'unico spazio in due ambienti distinti per sesso. I consiglieri regionali di FdI Jacopo Cellai e Matteo Zoppini hanno definito la decisione una soluzione peggiore della scelta originaria, perché ha creato due classi separate alimentando ulteriori divisioni.
La dinamica che ha portato alla seconda aula è descritta dalla scuola come una risposta a un vincolo interno alla pratica religiosa islamica: consentire la preghiera in un unico spazio avrebbe reso difficile l'accesso alle studentesse, che in base ai precetti della fede devono pregare separatamente dagli uomini. La scuola ha quindi scelto di garantire la stessa opportunità a entrambi i sessi, aggiungendo un secondo locale. Una soluzione che la dirigenza presenta come atto di parità, e che gli oppositori leggono invece come l'accettazione — all'interno di una scuola statale — di una norma religiosa che prescrive la segregazione di genere.
Il tema tocca uno dei punti più delicati del dibattito sulla convivenza tra multiculturalismo e principi costituzionali: fino a che punto lo Stato — e la scuola pubblica come suo presidio — può accogliere pratiche culturali e religiose che prevedono distinzioni di genere che l'ordinamento repubblicano non riconosce come legittime in ambito pubblico?
Un dibattito che va oltre Firenze
Il caso Sassetti-Peruzzi non è il primo del suo genere in Italia, ma è quello che in questo momento ha raggiunto maggiore visibilità nazionale. La scuola pubblica italiana si confronta da anni con una composizione studentesca sempre più multireligiosa: secondo le stime disponibili, gli alunni di cittadinanza non italiana nelle scuole italiane superano il milione, con una quota significativa di fede islamica particolarmente concentrata nelle scuole tecniche e professionali del Centro-Nord.
La questione di fondo — come gestire le pratiche religiose di studenti di fede diversa da quella cattolica all'interno di istituti pubblici e laici — non ha ancora trovato una risposta normativa chiara e uniforme. Il sistema attuale lascia un'ampia discrezionalità ai singoli dirigenti scolastici, che si trovano a dover bilanciare principi costituzionali potenzialmente in tensione tra loro: la libertà religiosa garantita dall'articolo 19 della Costituzione, la laicità degli spazi pubblici, il principio di non discriminazione, la parità di genere.
Senza una normativa nazionale che definisca criteri omogenei, ogni preside che si trova di fronte a una richiesta simile a quella del Sassetti-Peruzzi deve decidere da solo, esponendosi comunque alle critiche: che vengano dall'una o dall'altra parte del dibattito. Il ministro Valditara, a cui sono indirizzate le interrogazioni parlamentari, è ora atteso a una risposta che difficilmente potrà accontentare tutti — ma che potrebbe finalmente chiarire quale sia, su questo tema, la posizione ufficiale del Ministero.