Una quota crescente di studenti arriva al diploma senza competenze adeguate, mentre i divari territoriali non accennano a ridursi e l'istruzione fatica a rimettere in moto la mobilità sociale. È il quadro che emerge dal Rapporto annuale 2026 dell'Istat, presentato nelle scorse settimane, che dedica una parte significativa al tema di istruzione, università e giovani. Un'analisi che, pur registrando alcuni progressi, restituisce più ombre che luci.
Apprendimenti in calo nonostante meno abbandoni
Tra le criticità segnalate dall'Istituto nazionale di statistica c'è soprattutto la qualità degli apprendimenti. Nonostante la riduzione dell'abbandono scolastico registrata negli ultimi anni, cresce la quota di studenti che termina le superiori senza aver maturato competenze adeguate. In altre parole, più ragazzi restano a scuola, ma non sempre questo si traduce in un reale rafforzamento delle conoscenze di base.
Un risultato che interroga il sistema, anche perché l'obbligo di istruzione, elevato dalla legge 296/2006, punta proprio a garantire a tutti un bagaglio minimo di competenze.
I divari territoriali e di percorso
Il Rapporto conferma la persistenza di forti divari, particolarmente marcati nel Mezzogiorno e nelle Isole. Secondo il modello elaborato dall'Istat e ripreso dalla stampa, il tipo di scuola e il territorio incidono in modo rilevante sul rischio di dispersione: frequentare un istituto professionale potrebbe aumentare fino a 16 volte la probabilità di disperdersi rispetto a un liceo, mentre vivere nelle Isole la moltiplicherebbe fino a 11 volte. Differenze che pesano sul destino formativo dei ragazzi fin dai primi anni di scuola.
Neet e fuga dei talenti
Il quadro è completato da altri due segnali critici: la quota ancora elevata di Neet — i giovani che non studiano e non lavorano — e la cosiddetta "fuga" dei dottori di ricerca, che spesso lasciano l'Italia per trovare all'estero opportunità e riconoscimenti. Elementi che, sommati, raccontano un sistema che fatica a trattenere e a valorizzare il capitale umano più qualificato.
Una sfida per la scuola
Il messaggio di fondo del Rapporto è che la scuola, da sola, non sta riuscendo a rimettere in moto l'ascensore sociale: il livello di istruzione e le opportunità dei giovani restano fortemente condizionati dal contesto di partenza. Per docenti, dirigenti e decisori politici è una chiamata a investire sulla qualità degli apprendimenti e sulla riduzione dei divari, più che sulla sola permanenza tra i banchi.
I dati dell'Istat si intrecciano con altre rilevazioni recenti sull'istruzione e indicano una direzione di lavoro chiara: la sfida dei prossimi anni sarà trasformare la maggiore partecipazione scolastica in un effettivo miglioramento delle competenze e in più equità, soprattutto nei territori e nei percorsi oggi più fragili. Una partita che si gioca dentro le aule, ma che chiama in causa anche politiche e risorse di sistema.
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