Il mancato riconoscimento del congedo straordinario biennale ai fini del punteggio nelle graduatorie del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) apre un dibattito che unisce storie di assistenza familiare, precariato e richieste di intervento istituzionale. La raccolta di testimonianze, promossa da Evoluzione ATA insieme a La Voce della Scuola, porta alla luce le conseguenze di questa situazione sulla stabilità lavorativa di chi assiste familiari con disabilità grave.
La tutela e il nodo delle graduatorie
Il congedo previsto dall'articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001 costituisce una tutela essenziale per i lavoratori che si prendono cura di familiari con disabilità grave ai sensi della legge 104/1992. Tuttavia, la sua valutazione all'interno delle graduatorie ATA rimane al centro di una controversia che coinvolge i dipendenti, le amministrazioni scolastiche e le istituzioni.
Per i lavoratori precari, non veder riconosciuti i periodi di congedo incide direttamente sulla posizione in graduatoria, sull'accesso alla prima fascia e sulle prospettive di stabilizzazione. Dedicare anni all'assistenza di una persona cara si traduce, secondo le segnalazioni, in opportunità professionali compromesse.
Le testimonianze dei lavoratori
Le storie raccolte mostrano il risvolto umano della questione. Tra queste vi è quella di un dipendente ATA che assiste il padre, affetto da grave insufficienza renale e sottoposto a dialisi salvavita: «Io non sto a casa per scelta. Sto a casa perché mio padre non ha i reni che funzionano e devono fare la dialisi per vivere. Se lo lascio solo, muore», racconta, evidenziando il timore di perdere il lavoro dopo aver sacrificato tutto.
Filomena, madre di due bambini con differenti livelli di disabilità riconosciuta, ha utilizzato circa cinque mesi di congedo straordinario per assistere il figlio maggiore. Lo scorso 1° settembre 2026 ha inviato una PEC alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara per chiedere un intervento normativo che garantisca criteri uniformi, denunciando la disparità di trattamento rispetto alla genitorialità tutelata dal congedo parentale.
Un altro caso riguarda un padre che, dopo la nascita del figlio Francesco nel 2023 e la successiva diagnosi di un neuroblastoma con ricoveri e cicli di chemioterapia, ha dovuto fare ricorso al congedo straordinario per conciliare l'assistenza familiare con una convocazione lavorativa in una scuola del Friuli. Anche in questo caso si teme che la mancata valutazione dei mesi di congedo possa ritardare l'ingresso in prima fascia e l'avvicinamento alla famiglia.
Esterina Bonacci, personale ATA divisa tra Milano e la Calabria, racconta la distanza di 1.200 chilometri e l'assistenza continua al marito sottoposto a terapie salvavita e trasfusioni. Analogamente, una lavoratrice ATA siciliana ha vissuto la drammatica perdita della figlia quattordicenne, deceduta nel marzo 2026 a causa di un tumore del sistema nervoso centrale: a seguito del congedo richiesto per starle accanto, la lavoratrice riferisce di essersi ritrovata penalizzata in graduatoria, pregiudicando le prospettive di immissione in ruolo.
La richiesta di un intervento normativo
Le diverse voci raccolte convergono verso un'unica richiesta indirizzata al Ministero dell'Istruzione e del Merito: introdurre disposizioni chiare e uniformi per il riconoscimento del punteggio di servizio maturato durante il congedo straordinario per l'assistenza ai familiari con disabilità grave, affinché la tutela dei diritti di cura non si trasformi in una penalizzazione professionale.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.




