L'intelligenza artificiale e i dati satellitari arrivano al centro di un nuovo percorso di formazione e ricerca all'Università Politecnica delle Marche. Prende il via GEODEMY (GEOAI for earth observation and moDElling eMploying earth sYstems intelligence), un programma di studio di tipo "Jean Monnet" finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del programma Erasmus+.
Il progetto e gli obiettivi formativi
Il programma ha una durata complessiva di 36 mesi e sarà sviluppato presso il DICEA – Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e dell'Architettura dell'UNIVPM. L'obiettivo principale è rafforzare la competenza sull'utilizzo delle tecnologie di osservazione della Terra, integrandole con le politiche europee per il clima, l'ambiente e la resilienza del territorio. Particolare attenzione viene riservata alle grandi infrastrutture europee, a partire dal programma Copernicus.
Come spiega il coordinatore scientifico del progetto, il docente di Geomatica Roberto Pierdicca: «Il nostro obiettivo è contribuire a portare nei programmi didattici universitari e, progressivamente, anche nelle pubbliche amministrazioni una maggiore cultura dei programmi di osservazione della Terra, come ad esempio Copernicus». Il docente sottolinea inoltre l'importanza di puntare sul paradigma della GeoAI, che unisce l'intelligenza artificiale alla geomatica per interpretare i dati satellitari complessi e trasformarli in strumenti concreti per le decisioni territoriali.
Attività e destinatari
Le attività didattiche di GEODEMY prevedono un totale di 486 ore di insegnamento, distribuite tra corsi universitari riprogettati, nuovi moduli, laboratori interdisciplinari, un nuovo corso di dottorato e seminari specialistici.
- Circa 450 studenti universitari
- 50 studenti delle scuole secondarie
- 60 professionisti
Le applicazioni pratiche spazieranno dall'analisi dell'uso del suolo alla gestione delle risorse idriche, fino alla valutazione dei rischi climatici. L'iniziativa si avvale anche di una rete internazionale di istituzioni di ricerca, tra cui University of Krakow, Forschungszentrum Jülich, University of Iceland e NASA.
Fonte: AnconaToday
