Il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell'alimentazione, l'Università di Padova analizza i dati sul diritto allo studio e sulla nutrizione globale, riprendendo le rilevazioni del rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World (SOFI) pubblicato dalla FAO insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite.
I dati globali sulla fame e l'impatto scolastico
Le stime indicano che le persone colpite dalla fame nel mondo sono 645 milioni, pari al 7,8% della popolazione globale (circa una persona su 13). Una condizione che incide direttamente sulla crescita e sulle capacità cognitive dei più giovani: per gli studenti in età evolutiva, la fame cronica comporta l'impossibilità di concentrarsi, di studiare e di frequentare regolarmente le lezioni.
Accanto agli affamati cronici, il rapporto evidenzia che circa un quarto della popolazione mondiale, pari a 2,1 miliardi di persone, vive in una condizione di continua insicurezza alimentare, misurata attraverso la scala FIES (Food Insecurity Experience Scale). Tra queste, 779 milioni si trovano in situazioni gravi.
A distanza di dieci anni dall'avvio dell'Agenda 2030, che fissava l'obiettivo "fame zero", i progressi risultano limitati: nel 2015 le persone affamate erano 50 milioni in meno e, tenendo conto della crescita demografica, la quota percentuale globale si mantiene attorno all'8%.
La nuova geografia della malnutrizione
- Asia: la quota scende complessivamente dall'8% del 2015 al 6% del 2025, sebbene l'Asia occidentale registri un aumento dal 9,3% al 13% a causa dei conflitti, come in Yemen e a Gaza.
- Africa: la situazione peggiora passando da 196 a 309 milioni di persone che soffrono la fame (una su cinque), con punte del 29% nell'Africa centrale. Il continente concentra oggi il 48% dei dati globali, superando l'Asia.
- America Latina e Caraibi: si attestano al 4,8%, con picchi del 16,6% nei Caraibi.
- Europa e Nord America: la percentuale stimata rimane sotto la soglia del 2,5%.
Il costo di una dieta sana e il tema dello spreco
Il report si concentra anche sul costo economico dell'alimentazione: nel 2025, 2,69 miliardi di persone non possono permettersi una dieta sana. Il problema principale non risiede nella capacità produttiva globale — aumentata nel corso degli anni — ma nell'accesso effettivo alle risorse e nella gestione della filiera.
Circa un terzo del cibo prodotto viene infatti sprecato. Le perdite si registrano in diversi punti del processo: dalla fase iniziale in campo (con percentuali significative di prodotti non raccolti o non conservati adeguatamente) fino alle criticità legate alla grande distribuzione organizzata (GDO), condizionata da standard estetici rigidi, fluttuazioni del mercato e speculazioni finanziarie.
A questo si aggiunge il legame con la crisi climatica: gli eventi estremi, la siccità e la desertificazione danneggiano i raccolti, mentre il sistema agro-industriale contribuisce in modo rilevante alle emissioni di gas climalteranti.
Le possibili soluzioni
Lo slogan scelto quest'anno dalla FAO, “Innovate today. Nourish tomorrow”, richiama la necessità di un'innovazione che non sia soltanto tecnologica, ma fondata su pratiche sostenibili, filiere circolari, riduzione degli sprechi e interventi politici mirati a garantire l'accesso al cibo come diritto essenziale.
Fonte: Il Bo Live

