In un liceo scientifico di Trento settanta professori su ottantasette — circa l'80% del corpo docente — hanno deciso di non dare la propria disponibilità a partecipare alle uscite didattiche e ai viaggi d'istruzione. La notizia, riportata da Il Fatto Quotidiano in un articolo di Alessandro Corlazzoli, descrive una scelta maturata in modo quasi unanime, diversa dai rifiuti individuali che solitamente indeboliscono la protesta.

Perché i docenti dicono no

Secondo quanto scrive Corlazzoli, le motivazioni sono tre: l'alta responsabilità civile e penale verso studenti per lo più minorenni, un compenso definito «irrisorio, in molti casi anche assente», e la frequente mancanza di riconoscimento da parte delle famiglie. La decisione collettiva vuole trasformare un disagio diffuso in un segnale politico unitario.

Il precedente di Bolzano

La protesta trentina segue quella messa in atto dai colleghi della provincia autonoma di Bolzano nell'anno scolastico 2025/26, definita «sciopero delle gite». Quella mobilitazione ha portato a un aumento della retribuzione annua lorda di 8-9 mila euro rispetto ai docenti trentini. Il divario salariale tra i due territori è uno dei punti centrali della rivendicazione attuale.

Un messaggio alla categoria

Come sottolinea l'articolo de Il Fatto Quotidiano, l'iniziativa trentina lancia un messaggio al resto dei docenti italiani, spesso descritti come chiusi nella «chiusura a riccio» dell'interesse individuale, senza guardare alle ricadute collettive delle proprie scelte.