Il consigliere comunale di opposizione Filippo Mirabella solleva forti dubbi sulla sostenibilità del nuovo corso triennale di ingegneria dell'Università di Pisa attivato alla Padula di Carrara. Secondo quanto riporta La Nazione, i numeri della partenza — una decina di iscritti al primo anno a fronte di impegni finanziari quantificati in oltre 1,2 milioni di euro — mettono in discussione la valutazione preventiva della domanda potenziale e l'equilibrio tra investimento e ritorno per il territorio.

I numeri dell'investimento

Durante l'ultimo consiglio comunale, la sindaca Serena Arrighi ha illustrato il piano economico-finanziario dell'operazione. Gli impegni già quantificati ammontano a 1 milione e 249mila euro.

  • 300mila euro per l'impianto termico;
  • 150mila euro per gli arredi;
  • 300mila euro per la manutenzione straordinaria;
  • 90mila euro per il completamento delle opere;
  • 110mila euro per i lavori al parco.

A queste voci si aggiungono contributi annuali, spese di gestione, utenze e servizi, mentre ulteriori stanziamenti dovranno essere definiti in seguito. Il Comune si è inoltre impegnato a mettere a disposizione la struttura, curarne la manutenzione, le utenze, le pulizie, il portierato e versare un contributo annuo di 75mila euro.

«Dividendo questa cifra, puramente come dato matematico, per i dieci iscritti iniziali, si arriva a circa 124.912 euro per studente», osserva Mirabella. Il consigliere precisa che il calcolo serve a evidenziare il rapporto tra investimento e risposta iniziale, non a rappresentare il costo effettivo per studente, ma lo considera indicativo della necessità di verificare le prospettive dell'iniziativa. «Partire con dieci iscritti non è semplicemente un dato aneddotico», sostiene, «ma è un dato che mette in discussione la valutazione preventiva della domanda potenziale».

Spazi culturali e ricaduta sul territorio

Le osservazioni si estendono alla riorganizzazione degli spazi della Padula. Secondo Mirabella, la destinazione degli ambienti ad aule e laboratori universitari ha compresso le funzioni del Carmi, istituzione culturale sostenuta da finanziamenti regionali. Una scelta che, a suo giudizio, impone di valutare l'equilibrio tra offerta culturale e ritorno formativo.

Il consigliere chiede all'amministrazione di valutare i primi dati e di chiarire quanti dei dieci studenti siano residenti a Carrara, elemento che aiuterebbe a misurare la ricaduta concreta del corso sul territorio. «Il sogno di fare di Carrara un polo universitario attrattivo — conclude — rischia di rimanere una promessa ancora tutta da dimostrare».