Romano Prodi ha dipinto un quadro fosco dello scenario internazionale e della tenuta democratica durante la lectio magistralis L'Europa nella guerra mondiale a pezzi tenuta ieri alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Federico II di Napoli. Lo racconta NapoliToday, riferendo le parole dell'ex presidente del Consiglio a margine dell'incontro con gli studenti.
«Troppi fronti aperti, rischio incidente»
Prodi ha legato la crisi democratica all'escalation bellica: «Da quando è cominciata la sciagurata guerra d'Ucraina abbiamo ogni giorno dei nuovi fronti che si aprono e nessuno si chiude». Commentando le recenti dichiarazioni del comandante supremo delle forze alleate Nato in Europa, Alexus G. Grynkewich — secondo cui «se qualcuno fosse così folle da attaccarci, combatteremo» — Prodi ha definito la situazione «gravissima», aggiungendo: «Quando tante cose accadono insieme quel pericolo ce l'ho profondo».
La democrazia «in arretramento» ovunque
Per l'ex premier il retrocedere della democrazia è un fenomeno trasversale e globale: «Non è un problema solo della sinistra, è un problema della democrazia in genere cioè è la democrazia che è in arretramento. E adesso con l'America guida l'arretramento diventerà un problema ancora più serio». Prodi ha elencato i casi di Francia, Germania, Italia, Spagna e Brasile come esempi di tensioni che «danno alla gente la paura» spingendo i cittadini a «cercare un'autorità». La ricetta indicata è la pace: «Bisogna far la pace per avere una riorganizzazione della democrazia».
Critica alla legge elettorale: «Si vantano della stabilità e devono legiferarla»
Sul fronte interno, Prodi ha risposto alle domande sulla nuova legge elettorale voluta dal governo Meloni con una battuta tagliente: «Si sono vantati della stabilità e devono fare una legge per stabilire la stabilità, c'è qualcosa che non va».
Foto di copertina: Christophe Licoppe / European Union, 2024 / EC - Audiovisual Service — CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

