La scuola paritaria «San Domenico» di Varese ha tagliato ieri il nastro della sua nuova ala, completamente rinnovata secondo criteri di sostenibilità ambientale. Un intervento reso possibile non da fondi pubblici o rette, ma da una raccolta promossa da ex alunni e imprese locali che hanno voluto restituire qualcosa all'istituto dove si sono formati. Lo racconta VareseNews, descrivendo un modello di partecipazione dal basso che ha trasformato un cantiere edile in una lezione di cittadinanza attiva.
Un restauro nato dal basso
L'inaugurazione si è svolta nella mattinata di ieri alla presenza della comunità scolastica, dei rappresentanti della cordata di donatori e delle autorità locali. La nuova ala — che ospita aule, laboratori e spazi comuni — era da tempo in attesa di un intervento strutturale. Di fronte ai costi elevati e ai tempi lunghi dei canali ordinari, un gruppo di ex studenti ha avviato una raccolta fondi coinvolgendo imprenditori del territorio legati alla scuola per storia personale o professionale.
La risposta ha superato le aspettative: l'intero importo necessario è stato coperto da donazioni private. «È la dimostrazione che la scuola non è solo un servizio, ma una comunità che si prende cura di sé», ha commentato la dirigente dell'istituto durante la cerimonia. Nessun onere è ricaduto sulle famiglie degli alunni attuali, né sul bilancio dell'ente gestore.
Materiali a km zero e efficienza energetica
La scelta progettuale ha privilegiato l'ecosostenibilità a tutto tondo. I materiali da costruzione — legname, laterizi, intonaci — sono stati reperiti da fornitori del territorio varesino, azzerando quasi del tutto l'impronta di carbonio legata ai trasporti. L'involucro edilizio è stato coibentato con sistemi ad alta prestazione, mentre gli impianti integrano pompe di calore, ventilazione meccanica controllata con recupero di calore e illuminazione a led a basso consumo.
L'obiettivo dichiarato è il raggiungimento della classe energetica A, con un abbattimento stimato dei consumi superiore al 60% rispetto allo stato di fatto. «Volevamo che l'edificio stesso fosse uno strumento didattico», spiega uno dei progettisti: «gli studenti vedono ogni giorno cosa significa costruire in modo responsabile».
Un modello replicabile per l'edilizia scolastica
La vicenda della San Domenico arriva in un momento in cui l'edilizia scolastica italiana sconta ritardi cronici e risorse spesso insufficienti. Secondo i dati più recenti del Ministero dell'Istruzione e del Merito, una quota rilevante degli edifici scolastici necessita di interventi di messa in sicurezza ed efficientamento. L'esperienza varesina non risolve il problema strutturale, ma indica una via complementare: la mobilitazione delle comunità locali e delle reti di alumni come leva per accelerare gli interventi dove lo Stato non arriva in tempo.
Per la San Domenico, la riapertura segna l'inizio di un nuovo anno scolastico in spazi più salubri, luminosi e meno costosi da gestire. Per il territorio, resta la prova che «quando la scuola è considerata un bene comune, le risorse si trovano», come ha sintetizzato uno degli ex alunni promotori dell'iniziativa.




