L’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 entra in una fase critica per migliaia di docenti precari. In questi giorni, gli Uffici Scolastici Provinciali (USP) di tutta Italia stanno pubblicando a ritmo serrato i decreti di depennamento e di esclusione dalle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) per il biennio 2024/2026. I provvedimenti arrivano a seguito delle verifiche puntuali sui titoli di accesso e culturali dichiarati dagli aspiranti durante l'ultimo aggiornamento.
La conseguenza per chi viene colpito da questi decreti è immediata e drastica: la risoluzione del contratto di supplenza eventualmente già stipulato e la perdita della posizione in graduatoria per le classi di concorso interessate. I controlli, intensificati dopo le prime nomine effettuate dall'algoritmo, stanno portando alla luce numerose irregolarità legate soprattutto a titoli conseguiti all'estero, master non coerenti e certificazioni linguistiche prive dei requisiti necessari.
Chi effettua i controlli e come funzionano
Secondo quanto previsto dall'ordinanza ministeriale che disciplina le GPS, la procedura di verifica non avviene in un unico momento, ma segue un iter specifico che coinvolge sia le segreterie scolastiche che gli uffici territoriali.
Il primo controllo spetta alla scuola dove il docente stipula il primo contratto di supplenza nel periodo di vigenza delle graduatorie. I dirigenti scolastici hanno il dovere di esaminare i titoli originali e confrontarli con quanto dichiarato nella domanda telematica. Una volta completata la verifica, l'esito viene comunicato all'Ufficio Scolastico Provinciale competente, che procede alla convalida definitiva o, in caso di difformità, all'emissione del decreto di rettifica del punteggio o di esclusione totale.
In caso di dichiarazioni mendaci, oltre al depennamento, il docente rischia la segnalazione all'Autorità Giudiziaria per falso in atto pubblico, come previsto dal D.P.R. 445/2000.
I titoli più contestati: estero e certificazioni
Dalle prime analisi dei decreti pubblicati negli albi pretori degli uffici territoriali (come ad esempio quelli di Milano, Roma, Napoli e Torino).
- Titoli di abilitazione o specializzazione conseguiti all'estero: in molti casi manca il decreto di riconoscimento del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) o la documentazione prodotta non è conforme alle direttive europee.
- Certificazioni linguistiche: sono stati riscontrati titoli rilasciati da enti non riconosciuti dal MIM o conseguiti senza il rispetto dei livelli previsti dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue (QCER).
- Titoli di accesso mancanti: errori nella valutazione del piano di studi per le classi di concorso della scuola secondaria, dove spesso mancano i crediti formativi (CFU) specifici richiesti dalla normativa vigente.
Cosa succede al contratto e al punteggio
Se un docente viene depennato mentre è in servizio su una supplenza annuale o fino al termine delle attività didattiche, il dirigente scolastico deve procedere alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro. Un aspetto fondamentale riguarda il servizio prestato fino a quel momento: se l'esclusione avviene per mancanza del titolo di accesso, il servizio è considerato come "di fatto" e non dà diritto ad alcun punteggio per le future graduatorie, pur restando valido ai fini della retribuzione.
Per chi invece subisce solo una rettifica (ovvero la riduzione del punteggio per titoli culturali non validi), il contratto potrebbe restare in piedi se il nuovo punteggio risulta comunque superiore a quello degli altri candidati che seguono in graduatoria, ma nella maggior parte dei casi si assiste a un rifacimento delle operazioni di nomina da parte dell'ufficio territoriale.
Come tutelarsi: reclami e ricorsi
Il docente che riceve la notifica di un decreto di depennamento ha a disposizione alcuni strumenti di tutela, ma i tempi sono molto stretti. È possibile presentare un reclamo in autotutela direttamente all'Ufficio Scolastico che ha emanato l'atto, segnalando eventuali errori materiali o interpretativi commessi dall'amministrazione.
- Ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR): entro 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento.
- Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: entro 120 giorni.
- Ricorso al Giudice del Lavoro: per le questioni riguardanti il diritto al lavoro e il punteggio, previo tentativo di conciliazione.
Si consiglia ai docenti interessati di consultare costantemente l'albo pretorio del proprio Ufficio Scolastico Regionale o Provinciale per verificare la presenza del proprio nominativo negli elenchi degli esclusi.
Cosa fare adesso
- Richiedi immediatamente l'accesso agli atti per comprendere quale specifico titolo è stato contestato.
- Verifica con il supporto di un consulente sindacale o legale se la contestazione è fondata sulla normativa vigente (OM 88/2024).
- Prepara un'eventuale memoria difensiva da inviare all'USP entro i termini indicati nella comunicazione (solitamente 5 o 10 giorni).