Al Festival Educa 2026, la filosofa Michela Marzano ha presentato la sua nuova opera, La sofferenza che non parla, evidenziando come l’adolescenza sia spesso un territorio di silenzi non riconosciuti. In un auditorium gremito a Rovereto, la 15ª edizione del festival ha messo in luce la necessità di ascoltare i giovani e di creare ambienti di fiducia per affrontare la sofferenza che, spesso, si manifesta in sintomi fisici e comportamentali.
Un incontro sold out a Palazzo Piomarta
La giornata centrale si è svolta nell’Aula Magna di Palazzo Piomarta, dove la filosofa ha dialogato con Francesca Gennai, presidente di Consolida. L’evento, sold out, ha attirato docenti, educatori e professionisti del settore, tutti interessati a comprendere come la scuola possa diventare un punto di riferimento per i ragazzi in difficoltà.
La sofferenza adolescenziale: un problema di comunicazione
Marzano ha sottolineato che i giovani spesso non trovano parole per esprimere il loro dolore. “La sofferenza adolescenziale si manifesta attraverso ansia, disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo,” ha spiegato. “Gli adulti, spesso, non riescono a riconoscere o a nominare le emozioni negative dei ragazzi, e questo porta a sintomi fisici che parlano al posto loro.”
Il ruolo degli adulti: ascolto e presenza
Secondo la filosofa, il compito degli adulti non è quello di “curare” immediatamente la sofferenza, ma di “stare nella relazione” anche quando non si hanno risposte. “Siamo diventati adulti dicendo: ‘A me puoi dire tutto’,” ha detto. “Ma di fronte a tante cose no. Riusciamo ad ascoltare davvero?”
Il silenzio come linguaggio
Marzano ha approfondito il concetto di “ascoltare i silenzi,” sostenendo che il linguaggio non è solo verbale. “Essere in contatto con il proprio silenzio e con il silenzio altrui è fondamentale per comprendere ciò che non viene detto.”
Erik Erikson e l’identità adolescenziale
La filosofa ha fatto riferimento al lavoro di Erik Erikson sullo sviluppo dell’identità. “I giovani hanno bisogno di adulti con cui potersi identificare, ma anche confrontare e contrapporre,” ha affermato. “Non possiamo più essere figure di riferimento credibili se non siamo in grado di ascoltare e comprendere le loro esperienze.”
Felicità e solitudine
Il tema della 15ª edizione, “La felicità,” è stato esplorato attraverso la relazione di Marzano. “La felicità è essere ‘con’,” ha detto. “L’opposto della felicità è la solitudine.”
Riflessi nella pratica educativa
La presentazione ha spinto i partecipanti a guardare oltre la sofferenza, riconoscendo le fragilità ma anche i desideri, le possibilità e le risorse che accompagnano la crescita dei ragazzi. “Hanno diritto di attraversare momenti estremamente dolorosi, ma noi dobbiamo esserci, gestendo la nostra impotenza,” ha concluso la filosofa, sottolineando che “se noi ci siamo, loro brillano.”
Concludendo
Il Festival Educa 2026 ha offerto un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo della scuola e degli educatori nell’affrontare la sofferenza adolescenziale. L’invito è chiaro: ascoltare, essere presenti e creare ambienti di fiducia sono le chiavi per sostenere i giovani in un percorso di crescita.