L'integrazione scolastica degli alunni stranieri non passa attraverso l'imposizione di limiti numerici nelle classi, ma richiede investimenti strutturali sul personale e sulla didattica. È questa la posizione espressa da Giuseppe D’Aprile, Segretario generale della UIL Scuola, in merito al dibattito politico sull'introduzione di un tetto massimo di studenti di origine straniera all'interno delle aule.
Secondo il sindacato, l'annuncio relativo all'introduzione di una soglia massima rischia di ridurre una questione di estrema complessità a un mero slogan elettorale, distogliendo l'attenzione dalle reali necessità del sistema di istruzione italiano.
Il potenziamento dell'organico A-23
Il nodo centrale, sottolineato da D’Aprile, riguarda la carenza di personale specializzato. Attualmente, la dotazione organica della classe di concorso A-23 – quella dedicata specificamente all'insegnamento dell'italiano come lingua seconda (L2) – risulta insufficiente. I docenti oggi in servizio non sono numericamente in grado di garantire percorsi di apprendimento strutturati e continuativi, fondamentali per permettere agli studenti stranieri di superare le barriere linguistiche e partecipare attivamente alla vita scolastica. Per un monitoraggio costante del fenomeno e per consultare i dati ufficiali aggiornati sulla presenza degli alunni stranieri, è possibile fare riferimento al portale Open Data del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Il Segretario generale della UIL Scuola ha ribadito che la risposta efficace al problema dell'integrazione non risiede in nuove restrizioni, ma nel pieno rispetto delle normative vigenti, in particolare delle Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri del 2014, che definiscono le strategie per una reale inclusione scolastica. A tal fine.
- Classi meno numerose, per permettere una didattica più attenta ai bisogni dei singoli;
- Organici stabili, per evitare la rotazione continua dei docenti e favorire la continuità didattica;
- Potenziamento della mediazione linguistico-culturale;
- Formazione specifica per il personale docente;
- Risorse certe per percorsi strutturati di italiano L2.
La scuola come luogo di inclusione
La posizione del sindacato pone l'accento sulla funzione sociale dell'istituzione scolastica. La scuola statale, ribadisce D’Aprile, deve continuare a configurarsi come il luogo privilegiato dell'inclusione e dell'uguaglianza, garantendo a tutti, indipendentemente dal background di provenienza, il diritto fondamentale all'istruzione.
“Non ha bisogno di nuovi muri, ma di investimenti, personale stabilizzato e strumenti concreti”, conclude il segretario, evidenziando come la qualità dell'integrazione sia direttamente proporzionale alla qualità degli investimenti messi in campo dal Ministero dell'Istruzione e del Merito. La sfida, dunque, non è di tipo quantitativo o restrittivo, ma di natura pedagogica e organizzativa, richiedendo un impegno costante per trasformare la diversità in una risorsa per l'intero gruppo classe.




