Il prossimo 20 settembre l'Italia celebrerà la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Si tratta di un appuntamento istituzionale di alto valore civile, istituito ufficialmente per onorare la memoria dei militari e dei civili che rifiutarono di collaborare con il nazifascismo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.

In vista di questa ricorrenza, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha diffuso la Nota Prot. n. 4047 del 17 settembre 2026, con la quale sollecita le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado a promuovere momenti di approfondimento e riflessione. L'obiettivo è trasformare il ricordo storico in un'occasione educativa concreta per le nuove generazioni, inquadrando l'esperienza degli internati nel più ampio contesto della lotta per la libertà e la dignità umana.

Cosa prevede la Nota 4047 e la Legge 6/2025

La celebrazione di questa giornata risponde a quanto stabilito dalla Legge 13 gennaio 2025, n. 6. La norma ha l'intento di colmare un vuoto nella memoria collettiva nazionale, dando il giusto rilievo alla figura degli Internati Militari Italiani (IMI).

Secondo le indicazioni ministeriali, le scuole sono invitate a organizzare, nell’ambito della propria autonomia didattica e organizzativa.

  • Celebrare l'alto valore storico e morale del sacrificio degli internati;
  • Favorire percorsi di conoscenza critica sulla storia del periodo 1943-1945;
  • Promuovere la riflessione sul significato della scelta compiuta da migliaia di soldati italiani che preferirono la prigionia e il lavoro coatto nei lager alla collaborazione con le truppe tedesche o con la Repubblica Sociale Italiana.

Chi erano gli IMI: un pezzo di storia in classe

Inserire questo tema nei programmi di storia e di Educazione Civica permette di affrontare una delle pagine più complesse del nostro passato. Gli Internati Militari Italiani furono circa 650.000. Dopo l'8 settembre 1943, disarmati dalle truppe tedesche, furono posti davanti a un bivio: continuare a combattere a fianco della Germania o essere deportati nei campi di prigionia (Stalag o Oflag).

La stragrande maggioranza disse "no". Per questo motivo, non furono considerati prigionieri di guerra (che avrebbero goduto delle tutele della Convenzione di Ginevra), ma "internati", una categoria definita arbitrariamente da Hitler per poterli sfruttare come forza lavoro in condizioni disumane nell'industria bellica tedesca, senza alcuna assistenza da parte della Croce Rossa.

Suggerimenti per le attività didattiche

Poiché il 20 settembre 2026 cade di domenica, le scuole possono programmare le attività nella giornata odierna, venerdì 18 settembre, oppure all'inizio della prossima settimana. Il Ministero non impone un format rigido, ma suggerisce di adattare i contenuti all'età degli studenti.

Per le scuole secondarie di primo e secondo grado, la riflessione può partire dalla lettura di testimonianze dirette (diari, lettere dal fronte e dai campi) o dalla visione di documentari d'archivio. È inoltre possibile collaborare con le sezioni locali dell'ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia) o dell'ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati) per incontri con esperti o discendenti dei reduci.

Il valore educativo di questa giornata risiede nel concetto di "resistenza senz'armi". Gli internati scelsero la privazione della libertà per non tradire un ideale di dignità, rappresentando una forma di opposizione al totalitarismo che spesso viene messa in secondo piano rispetto alla Resistenza partigiana, ma che ne è stata parte integrante e fondamentale.

Il ruolo dell'autonomia scolastica

Come precisato nella comunicazione ministeriale, ogni istituto ha la facoltà di inserire queste celebrazioni nel proprio Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF). Non si tratta di un semplice adempimento formale, ma di un invito a utilizzare le risorse del territorio e le competenze dei docenti per costruire un senso di cittadinanza consapevole.

Per ulteriori dettagli e per consultare il testo integrale della circolare, le scuole possono fare riferimento al portale ufficiale del Ministero o ai siti degli Uffici Scolastici Regionali, come quello dell'USR Emilia-Romagna, che ha prontamente rilanciato l'iniziativa.

Cosa fare adesso: I consigli di istituto e i collegi dei docenti possono valutare l'inserimento di progetti specifici sulla storia degli IMI all'interno dei moduli di Educazione Civica, sfruttando anche i fondi per l'ampliamento dell'offerta formativa dedicati alla memoria storica.