Una valigia aperta sul letto, otto paia di pantaloni, le fotografie di famiglia, un pupazzetto donato dalla figlia di nove anni e l'immagine del cane Penelope. Per Lorenza, docente di 48 anni residente in provincia di Siena, l'inizio del nuovo anno scolastico non coincide soltanto con il traguardo professionale più atteso, ma con una decisione complessa che ridisegna la vita quotidiana di un'intera famiglia.
Dopo vent'anni di supplenze, corsi di perfezionamento, master e una specializzazione per le attività di sostegno didattico, è arrivata la proposta di immissione in ruolo. La sede assegnata si trova però in un istituto tecnico-professionale della provincia di Massa Carrara, a circa trecento chilometri di distanza dalla propria abitazione.
Il bilancio economico: mille euro di spese su uno stipendio di 1.500
La stabilizzazione nella scuola statale rappresenta una sicurezza contrattuale a lungo cercata, ma l'impatto economico immediato mette a dura prova il bilancio familiare. Come raccontato dalla stessa insegnante a La Nazione, mantenere una doppia sistemazione comporta spese rilevanti.
Tra la locazione di un monolocale, i costi del carburante per i rientri del fine settimana e le spese ordinarie di mantenimento lontano da casa, la stima delle uscite si aggira attorno ai mille euro mensili, a fronte di una retribuzione netta compresa tra i 1.500 e i 1.600 euro.
«Con mio marito stiamo facendo i conti e siamo intorno ai mille euro al mese su uno stipendio di 1.500-1.600 euro. Tornerò a casa il venerdì sera per poi ripartire la domenica.»
Una situazione condivisa da migliaia di docenti immessi in ruolo lontano dalla propria provincia di residenza, chiamati a fronteggiare il caro affitti e l'aumento generalizzato del costo della vita a fronte di retribuzioni di ingresso invariate.
Vent'anni di contratti a termine
Il percorso di Lorenza riassume i tratti tipici del precariato storico nella scuola italiana. Laureata in Scienze dell'educazione, per oltre un decennio ha prestato servizio negli istituti della Valdichiana aretina, tra Foiano della Chiana e Cortona, seguendo percorsi inclusivi complessi come quello concluso all'Istituto Marcelli, dove ha accompagnato uno studente con disabilità dal primo anno fino all'esame di Stato.
Vent'anni di contratti a tempo determinato hanno comportato anche una costante frammentazione contributiva. Le supplenze annuali con scadenza al 30 giugno imponevano il ricorso all'indennità di disoccupazione NASpI durante i mesi estivi, con periodi scoperti da contribuzione piena che incideranno negativamente sul futuro trattamento pensionistico.
Il vincolo triennale e l'attesa della mobilità
L'assunzione a tempo indeterminato comporta l'obbligo di permanenza triennale sulla sede di titolarità prima di poter richiedere il trasferimento o l'assegnazione provvisoria, secondo le disposizioni vigenti sulla mobilità del personale docente.
Per i primi mesi, l'organizzazione logistica richiederà un impegno straordinario: le prime tre settimane trascorreranno interamente nella provincia di Massa Carrara per prendere servizio e avviare le lezioni, prima di poter stabilizzare il ritmo dei rientri settimanali.
Nonostante le rinunce e il distacco temporaneo dagli affetti, la decisione di accettare la cattedra è stata vissuta come un passaggio obbligato per non vanificare anni di studio e concorsi superati. Una testimonianza che evidenzia ancora una volta il divario tra la necessità di stabilizzazione del personale scolastico e l'assenza di misure di sostegno all'alloggio per chi è costretto a trasferirsi lontano dal proprio nucleo familiare.




